Poesia dal Sile

Qualche giorno fa, di mattina costeggiando il Sile a Treviso, ho conosciuto un gruppo di donne vogatrici, attraccate con la barca-appoggio. Ho parlato con Luana, ma c’era anche Silvana, Collinn (australiana) e le altre in vari punti della barca-appoggio, e di una canoa.

Ho promesso di inviare una “poesia fluviale”, in cui cito di striscio i Veneziani.

Cordiali saluti.

Gianfranco Amadio

EL SIL CO ‘A NEBIA

Taco ‘a caminada dal Ponte de ‘a Goba1:

‘a tabèa, ‘a fontanèa col rubinéto,

‘na tosa co braghe da palèstra, strete, ‘a fa storsamenti,

no ‘a se preocupa de ‘e batùe

de i mas-ci, drìo de èla.

‘A riva tuta zàla de foje, sese su l’erba,

ànare su ‘a riva, te ghe passi darente

intanto che te senti sburatàr altre ànare, drento el Sil.

Cocài bianchi, par sentài su l’aqua, no distanti da ‘e ànare…

do fémene oversisti2 in copia vien vanti,

‘e parla de mesagini dal telefonìn,

una me varda int’i òci pì de ‘na s-cianta

cofà a dirme: no son ‘ncora da deposito ferivèci!

Folada de vento, vien zò ‘e foje,

‘e par tante farfaéte copàe…

el fiume lento, intanto,

porta zó foje zale, a lite de l’aqua3…

rumor de’mpianti de l’ospeàl,

me avissìno al pontesèl de ‘e suore,

el Sil, pì in là no te ‘o vedi,

xe ‘a caivèra4, ma te sa dove ch’el riva:

al mar, fra Cavalìn e Lido (de Jèsolo),

portisiòi, barche e barconi,

motoscafi, ponti, altri cocài,

altre fémene, altri òmeni,

i Venexiani,

‘n’antro mondo (de ‘e volte sénpatico)

oltre ‘a nebia.

 

Gidian el poeta

 

 

Note:

1 – ponte a Treviso sul doppio senso unico ad anello, detto “Put”, prima del semaforo di Porta Carlo Alberto,

sulla curva;

2 – neologismo dialettale derivato dall’inglese “over-sixty”, over-60, sostituisce anziani e anziane,

e per quel che riguarda soprattutto le donne, è più sbarazzino e accattivante e ricorda anche “The Sixtie’s”, gli Anni Sessanta inglesi, con il beat, la Mini Cooper, le ragazze in minigonna, che oggi hanno più di sessant’anni, ed a volte se la mettono ancora: gli sta pure bene (non sempre, però);

3 – a galla;

4 – nebbia.

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Domenica 19 agosto

Cristina ha passato la notte in barca, dietro a Torcello dove non c’è traffico. Ritorna a Mazzorbetto alle 8 e prepariamo la colazione. Il sole già alto annuncia una giornata calda. Ci attende un percorso relativamente breve, fino alla Giudecca, ma molto impegnativo per il moto ondoso. Tutte sono già all’opera, c’è da fare il caffè, tagliare il pane, lavare i piatti della sera prima. Anche gli scout con cui abbiamo condiviso la sede sono già svegli. Loro hanno fatto ginnastica e ora, in cerchio ripassano il programma della giornata. Colleen ci saluta e partiamo alle 9,40. Andiamo contro corrente ma con il vento a favore. Alle 11 siamo già a San Marco e poi alla Giudecca. Come sempre c’è da smontare l’assetto del viaggio, riporre remi e forcole, pulire la caorlina e sistemare il bragozzo. Essere occupate in queste faccende ci aiuta a separarci dall’esperienza. Cosa sempre difficile e un po’ malinconica.

Alla Canottieri Giudecca i saluti di rito con pranzo insieme ai nostri amici, compagni, mariti. Lucio, Dino, Silvio preparano il pranzo e Vittorio arriva con una super torta dedicata al nostro raid!

Fantastica esperienza anche quest’anno!

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Sabato 18 agosto

Ci alziamo presto e torniamo alle barche sempre con il taxi, Colazione in barca insieme a Michela e Lucia che ci hanno raggiunte per partecipare al resto del viaggio .Questa mattina ci presentiamo alla conca con largo anticipo, la spinta dell’acqua è notevole e ci fa guadagnare chilometri e tempo. Oggi è l’operatore ad essere in ritardo, ma tutto si appiana basta un po’ di pazienza.

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Ci fermiamo a Casier, è talmente bello il paese che si specchia sulla larga ansa del fiume. Ripartiamo per fermarci dopo poco in un angolo verde e ombroso per il pranzo. La discesa del fiume è più veloce di quanto ci aspettassimo in meno di un’ora raggiungiamo Casale sul Sile e proseguiamo di gran carriera. Ma il fiume rallenta, chi ha risposato in bragozzo e da il cambio poco prima di Quarto d’Altino si trova un muro d’acqua e caldo. Alla Conca di Portegrandi salutiamo Claudia che rientra a Caorle. Sono già le sei del pomeriggio e ci manca ancora il tratto più impegnativo. Non si tratta solo di vogare dopo una giornata di attività e con relativa stanchezza, ma di affrontare i rimanenti chilometri nel traffico. La darsena di Portegrandi infatti è il punto di partenza di diverse imbarcazioni che frequentano la laguna soprattutto durante il fine settimana e questo è il momento del rientro. Quello che fa più male è che i più sembrano non avere nessuna cultura rispetto al navigare e nessun riguardo per la laguna. Più il loro mezzo è potente e corre, più sembrano trovare divertimento. Non vedono il paesaggio, non si accorgono delle onde che spaccano le barene, allo stesso modo ci salutano divertiti di incontrare un così inconsueto equipaggio a remi. Che la caorlina venga sconquassata dalle onde poco importa. IMG-20180816-WA0003

Arriviamo finalmente a Mazzorbetto, famosa base scout lagunare, felici di lasciare i remi. Mazzorbetto anticamente fu sede del Convento di Sant’Eufemia, poi divenne un deposito di munizioni e infine abbandonato. Dal 1981 è sede scout. Zanzare, siamo assalite dalle zanzare. Onde, siamo divorate dalle onde, pericolose e dannose. Mentre ceniamo sulla riva del canale di Mazzorbo, passa il vaporetto Actv. Non finiamo nemmeno di commentare l’eccessiva velocità del mezzo che arriva un’onda violenta, il palo dove è legato il bragozzo si scalza e una cassetta di stoviglie appoggiata sul muro della riva finisce in acqua. Recuperiamo qualcosa, qualcosa invece rimarrà quale traccia involontaria del nostro passaggio.

Venerdì 17 agosto

Ci svegliamo e facciamo colazione in albergo. Ci raggiunge Daniela appena rientrata da Monaco dove ha partecipato ad un altro incontro remiero. Prima di partire proviamo a chiamare l’ingegner Gaspardo del Genio Civile di Treviso che pur essendo in ferie ci risponde. Conferma che l’apertura della chiusa di Silea va concordata qualche giorno prima, ma ugualmente ci invita a chiamare l’ufficio preposto e il geometra Martini. Intanto ci prepariamo all’idea di dover rinunciare a raggiungere Treviso in barca, la meta ultima nel caso non potessimo superare la conca, sarebbe Casier.

E invece il geometra Martini ci dice che si può fare e ci organizza l’apertura delle conche per le 12,30 di venerdì e per le 11 di sabato per il percorso di ritorno. Che dire? Viaggiamo sotto una buona stella!
Voghiamo dunque di buona lena, da Quarto a Casale sul Sile impieghiamo un’ora. Ma man mano che risaliamo il fiume la corrente è sempre più forte e noi sempre più lente. Da Casale a Casier impieghiamo più tempo del previsto, le anse del fiume aumentano la sensazione di disorientamento. Sarà questa l’ansa che occulta Casier? Alle 12 ci chiama l’operatore della chiusa, ci aspetta, purtroppo a noi manca ancora mezz’ora. Ma avevamo già indicato le 12,30 come arrivo più probabile, finalmente Cendon e poi Casier e poi la grande curva del fiume dove gli ultimi burci hanno terminato il loro ultimo viaggio. Anche i grandi mulini del Sile hanno smesso di lavorare, segno di una antica economia legata all’acqua perduta, come il rapporto umano con il fiume. La conca è profonda più di tre metri, ci porta a salire, appena fuori attracchiamo per il pranzo e una meritata pausa all’ombra. Gli ultimi chilometri sono piacevoli e veloci da percorrere nonostante la corrente contraria, arriviamo a porto di Fiera e poi allo sbarramento della centrale di Treviso. Cerchiamo un punto ideale per attraccare e lasciare le barche per la notte. In prossimità della chiusa la corrente è troppo forte, facciamo una virata da regata e torniamo indietro fino alla curva dove inizia via Alzaia. Scendiamo a terra per una passeggiata in centro, l’area pedonale di Treviso è piuttosto piacevole, piazze e viuzze intersecano sempre l’acqua che scorre vivace e limpida. Seguiamo i portici che portano a Piazza dei Signori, al palazzo dei Carraresi e alla pescheria. Una birra nell’isola dove è ancora presente una pala dei mulini. Cena in barca, risotto di zucca e verdure. Qualcuno si ferma ad osservare lo strano gruppo di donne e ci chiede se arriviamo davvero dalla Giudecca. Prendiamo due taxi per raggiungere l’ostello. Anche questa è una bella sorpresa, dormiamo presso la struttura della Cooperativa Solidarietà, creata qualche anno fa da alcuni genitori per dare una casa ai figli disabili. Scopriamo così che l’ostello è stato creato per finanziare le attività della cooperativa.

2018 – Da Venezia a Treviso e ritorno lungo il fiume Sile

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IMG-20180819-WA0015Mentre siamo in sosta alla Conca di Silea, iniziamo a raccontare il nostro viaggio sul Sile. Dodici donne, 4 giorni, due barche. Un viaggio breve rispetto ai programmi che abbiamo realizzato in passato, ma in ogni caso uno degli itinerari più suggestivi del nostro entroterra. Che fosse una delle vie d’acqua più importanti fra Venezia e la terraferma lo testimoniano le ville venete che si scorgono circondate dal verde dei parchi e delle vigne, dai centri storici di Casale sul Sile, Cendon e Casier che hanno un’anima ancora fluviale, pontili e rive per raggiungere e vivere il fiume. Lungo le restere dove un tempo lavoravano vacche e cavalli per trainare le barche che risalivano la corrente, ora corre una delle più belle piste ciclabili d’Europa che fa parte della famosa Monaco – Venezia.

Abbiamo deciso di percorrere il letto naturale del Sile, dalla foce lagunare a Treviso, oltre non si può andare per lo sbarramento idroelettrico di Ponte della Gobba. Lungo il percorso si trovano le conche di Portegrandi e di Silea, attive e utilizzabili,IMG-20180819-WA0016 la prima con l’unica accortezza di seguire gli orari predisposti dall’ente gestore, la seconda facendo domanda di apertura al genio Civile di Treviso con qualche giorno di anticipo. Cosa che a noi era sfuggita ma, con la buona stella che accompagna il gruppo, anche queste porte si aprono per poterci consentire di realizzare tutto il programma. Nel gruppo quest’anno c’è Aida, di soli quindici anni, ma con una grande passione per la voga trasmessale senza dubbio da mamma Silvia. Saremo capaci di non farle perdere l’entusiasmo?

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Giovedì 16 agosto
Ci troviamo alle 7 alla Canottieri Giudecca, vogliamo partire alle 8 per vogare nelle ore più fresche. Sette anni di esperienza contano, siamo organizzate e precise nel gestire l’iter necessario alla partenza. Alle 7,57  la caorlina è in acqua e ci accingiamo a iniziare il nostro viaggio. Silvio arriva appena in tempo per salutarci e lasciarci i panini dolci che ha portato per la nostra seconda colazione.

Ci dirigiamo verso San Giorgio Maggiore, passiamo davanti a San Marco ed entriamo nel canale dei Greci: quanto è bella la nostra città. Usciamo alle Fondamente Nuove e attraversiamo sopra secca affiancando San Michele fino a raggiungere Murano. Il bragozzo ci raggiunge qui e ci lascia prima di Mazzorbetto dove noi seguiamo il canale dell’isola dei Laghi per ritrovarci a Torcello. Proseguiamo lungo il canale Silone, anche se avremmo voluto entrare nel Dese e raggiungere Altino per poi proseguire lungo il Siloncello ed entrare nel Sile attraverso la Conca di Trepalade. Ma l’Ufficio alla Navigazione Interna di Venezia ci dice che la chiusa è inattiva da vent’anni, impossibile metterla in azione. Peccato perché avremmo voluto visitare il museo Archeologico Nazionale e percorrere questo antico ramo del fiume. Dunque risaliamo il Silone fino alla Conca di Portegrandi. Qui ci attende Claudia che arriva da Caorle. Ha portato il pranzo, una insalata di cereali e verdure e melone fresco. Anche Cristina ha pensato alla nostra dieta, ha sfornato un pane di due chili delizioso. Voghiamo fino all’ansa dopo il centro del paese e troviamo un posticino all’ombra dove fermarci a mangiare.

IMG-20180816-WA0013Lungo il fiume incontriamo solo un paio di house boat e qualche ciclista lungo l’argine. Germani, folaghe, svassi, gallinelle d’acqua, cigni e cormorani sono invece numerosi, si involano o si ritirano fra le fronde e il canneto sulle sponde al nostro passaggio. Ripartiamo alle 16 e in breve raggiungiamo Quarto d’Altino. Restiamo sedute sulle panche in riva al fiume, a guardare il paesaggio verde, i salici si piegano fino a sfiorare l’acqua, le piante acquatiche fluttuano mosse dalla corrente limpida. Il fiume un tempo era vissuto, luogo di passaggio e di lavoro. Oggi è percorso solo da pochi, per fortuna il recupero delle restere dovuto anche all’istituzione del Parco del Sile ha ridato accesso al fiume e alla possibilità di viverlo. Michela torna a casa, la rivedremo sabato. Dormiamo nel vicino hotel Ambra, dove apprendiamo che è possibile salire sul campanile di Quarto. Dopo la doccia e prima di cena saliamo i 56 metri della torre per vedere la laguna, la campagna e le montagne, come indicato nel volantino informativo. Nella cella campanaria veniamo colte da una strana sensazione di vertigine, ma non è una sensazione, è proprio il campanile che oscilla sotto i rintocchi decisi e assordanti della campana. Per cena scegliamo la pizzeria da Pino di Musestre, davvero ottima. La chiesa che si affaccia sul fiume omonimo è una piccola perla dell’itinerario. La sola cosa che disturba la serata è quando realizziamo di non aver concordato con l’ente gestore l’apertura della Conca di Silea per il giorno seguente. Viviamo una mezz’ora concitata, facciamo qualche telefonata a nostri conoscenti che abitualmente navigano sul fiume, Glauco della ditta Stefanato e Francesco del bragozzo Sant’Alban. Entrambi ci dicono che la conca viene aperta solo poche volte all’anno e che la questione non è semplice, ma ci forniscono allo stesso tempo i numeri di telefono dei referenti per poter comunque chiedere il permesso di passaggio. Proviamo a telefonare, ma nessuno risponde, è tardi e forse qualcuno è in ferie.