Martedi 30 agosto: il est temps de dire au revoir, chers amis.

Alle 9 abbiamo appuntamento al treno, partiamo. Ci aspetta nuovamente Brigitte a Nantes per terminare il giro in città. Prima il mercato, poi la cattedrale Saint-Pierre-et-Saint-Paul. La chiesa gotica è imponente e luminosa, la sua costruzione è durata più di 450 anni, dal 1434 al 1891, Fra i numerosi simboli e opere d’arte, all’interno della cattedrale si può ammirare il monumento funebre del duca Francesco II di Bretagna e della moglie Margherita di Foix, realizzato all’inizio del XVI secolo da Michel Colombe e Jean Perréal, capolavoro della scultura francese. E’ decorato dalle statue dei dodici apostoli e da quattro figure femminili, che rappresentano le virtù cardinali: forza, giustizia, prudenza e temperanza. La cattedrale ci viene illustrata da un appassionato giovane dell’associazione culturale Amici di Nantes. Oltre a parlare un ottimo italiano, è molto preparato e riesce a catturare la nostra attenzione.
Ci mangiamo un panino in un giardino in riva all’Erdre e poi salutiamo Brigite, ci dispiace lasciarla, ma ormai manca poco più di un’ora alla nostra partenza, solo il tempo per acquistare piccoli doni e poi recarci all’aeroporto.
Il est temps de dire au revoir, chers amis.

Lunedi 29 agosto: Nantes

Avevamo deciso di alzarci presto, ma nessuna di noi ha messo la sveglia. Alle 7,20 balziamo in piedi, dobbiamo far colazione, fare le valigie, pulire la barca e sbarcare alle 9. Per fortuna siamo state previdenti e tutte queste operazioni le abbiamo iniziate ieri sera. Ora dobbiamo finire i dettagli: pulire i bagni, svuotare il frigorifero e chiudere le borse. Siamo in perfetto orario, lasciamo tutte le nostre masserizie a casa di Elise e Dominique e prendiamo il treno per Nantes. Ci aspetta Brigitte per farci da guida. È molto gentile e premurosa, ha pensato a un itinerario per farci scoprire la città e la sua storia.
Nantes infatti era la capitale del Regno e del Ducato di Bretagna, prima della sua annessione alla Francia, ed è una città ricca di monumenti. Sorta alla confluenza dell’Erdre con la Loira, a pochi chilometri di distanza dall’Oceano Atlantico, è una città dinamica, che ha saputo trasformarsi e innovarsi. Fu uno dei porti principali francesi e a partire dall’Ottocento, dopo l’ abolizione della schiavitù, si sviluppò come centro industriale. A l’Île de Nantes, dove un tempo sorgevano i cantieri navali, spostati a Saint Nazaire alla fine del 1900, ora si trova un parco pubblico, ridisegnato conservando i segni dell’antica funzione, un interessante centro culturale e universitario. Qui si possono vedere “Les Machines” un parco divertimenti tematico, dove un gruppo di meccanici-artisti ha costruito delle macchine fantastiche ispirate ai racconti di Giulio Verne, nato proprio qui, a Nantes. Il servizio di trasporto pubblico della città ha ripristinato il collegamento in battello delle due sponde della Loira. E noi ne approfittiamo per visitare il vecchio quartiere dei pescatori con le viuzze strette e le casine colorate come a Burano. Passeggiamo poi nella città vecchia, dove i palazzi più antichi sfilano accanto a quelli più recenti. La guerra ha distrutto Nantes e molte zone non si sono potute recuperare. A piazza Graslin entriamo alla Brasserie La Cigale per un caffè. E’ un ristorante elegante e decorato con maioliche di fine ‘800, da non perdere.
Poi la galleria nel centro. A sera torniamo a Sucé e Catherine, Dominique, Elise con Edgadr e Victoire, Philippe e Isabelle si uniscono a noi. L’ultima cena sull’Erdre è piacevole e siamo proprio felici di poter ricambiare con questo invito, almeno in parte, la loro gentilezza. Ci facciamo promettere di venire a trovarci a Venezia. Gerard, Therese, Joseph, Carole, Alain, Loch e tanti altri amici li abbiamo salutati nei giorni precedenti.
Si, è stato un viaggio molto particolare dal punto di vista umano e questo ha trasmesso al gruppo un sentimento di benessere e gratitudine per questa esperienza.

Domenica 28 agosto: Lentement, doucement.

 

Finalmente senza orari, senza appuntamenti, senza programmi. Decidiamo di muoverci con l’houseboat, ma di evitare la ressa della città. Andiamo a Nort, ci godiamo ancora un giorno sul fiume, lontano dal frastuono della festa. La giornata è fresca e ventosa. Intanto salutiamo Daniela che torna a Venezia. Il distacco è sempre un momento di particolare intensità. In pochi minuti tornano alla mente frasi e immagini dei giorni trascorsi insieme, è difficile trasmettere alle altre l’affetto e la riconoscenza per quanto ognuna ha condiviso, dato e ricevuto.

Sei anni di viaggi sono sufficienti per fare delle considerazioni. La prima è che abbiamo vissuto sei esperienze indimenticabili. La seconda che abbiamo affinato ogni anno piccole soluzioni per evitare le tensioni. Quest’ anno per esempio Colleen e Orietta hanno preparato i turni di cucina, lavaggio piatti e sistemazione nelle stanze, e questo ha reso piú semplice l’organizzazione e la gestione delle giornate in barca. La terza è che ci sono venute almeno quattro nuove idee per altrettanti nuovi viaggi. Evviva!

Un pensiero particolare va a:

al Club Aviron che ci ha prestato le barche per il viaggio e soprattutto alle persone che ci hanno offerto la propria amicizia e ospitate.

A Claire che grazie alla sua predisposizione per la lingua francese ci ha coadiuvate nei primi contatti con il club bretone..

A Marzia per aver organizzato il viaggio superando le sue “incertezze” nella lingua francese e per averci coinvolte durante la serata al club di Sucé nei canti tradizionali veneziani, incurante dello sbigottimento dei nostri ospiti.

A Colleen per essersi assunta l’onere e l’onore di creare le coppie per la notte raggruppandoci per lingua e vietanoci al contempo di parlarla.

A Orietta per aver girato il cortometraggio più esilarante e rappresentativo del viaggio.

A Colleen e Orietta che involontariamente, istituendo i turni di cucina, hanno dato vita a una gara da “nouvelle cousine”.

A Nan che ci ha allietate con il suo “spirito” allegro e la sua competenza “alcolica” nelle serate di viaggio con cocktail e vini locali “molto fruttati”.

A Sibylle che con la sua proverbiale calma e dolcezza ci ha istruite nella guida dell’houseboat: “tanto è dotata di parabordi”.

A Maggie, la nostra donna del tempo, che ci ha richiamate alla realtà durante le nostre infinite colazioni e durante la siesta pomeridiana ricordandoci che anche se l’ acqua scorre le tappe del programma non sarebbero passate di li.

Ad Anna, regatante e istruttrice infaticabile, sempre pronta a dispensare consigli nella voga e nella vita…. condendo il tutto con battute e grande senso di (auto)ironia.

A Daniela riservata, timida e entusiasta vogatrice, sempre presente e pronta nella vita di gruppo, per essere riuscita a ridere divertita e sincera alle nostre battute.

A Michela la nostra nutrizionista in vacanza, complice di bisbocce e danze improvvisate, piena di rimedi naturali per i piccoli malesseri quotidiani.

A Luana per l’idea del viaggio, per aver tentato di farci ascoltare il tubare della tortora dal collare, il frullio dei passeri fra le fronde, la melodia dell’usignolo di fiume… fra uno scoppio di risate e l’altro.

Sabato 27 agosto Il Club Aviron e la passione per la veneta.

La notte è trascorsa quieta, pensavamo che al porto ci fosse più disturbo e invece abbiamo dormito bene. Alle 9,30 ci rechiamo al club per partecipare alla giornata sull’ Erdre in barca. Salutiamo Orietta e Michela che rientrano a Venezia. Siamo lo stesso un bel gruppo, usiamo tutte le barche venete e anche qualche canoa. Il lago di Sucé si riempie di vele colorate che navigano verxo Nantes. E noi seguiamo, come ipnotizzate, l’ondeggiare di drappi che catturano il vento, traslando scafi da una riva all’altra del grande bacino d’acqua. Sembrano foglie trasportate dalla corrente, barchette giocattolo sospinte dal soffio lieve di bambini. Rispondiamo al “buongiorno” di quanti ci si rivolgono con simpatia riconoscendo le barche veneziane. Ma come è arrivata la voga veneta in questo piccolo borgo della Bretagna? Ce lo racconta Catherine la presidente del club Aviron, nato nel 1996. Ci sono una settantina di soci, di cui 14 praticano la voga veneta. C’è l’attrezzatura per 15 persone, forcole e remi per armare un gondolino, una mascareta, un sandolo e due gondole. Il progetto è nato grazie al presidente onorario Alain Tanguy che vent’anni fa era responsabile di un club dilettantistico di canottaggio a Nantes. Durante un Rendezvous sur Erdre incontrò alcuni veneziani della remiera Diadora e fu invitato a Venezia per imparare a vogare. Da qui l`idea di creare una nuova società di canottaggio con la sezione di voga veneta. La struttura della sede attuale è stata costruita nel 2013 dal comune ed è in gestione al club. Sandolo e mascareta sono arrivati rispettivamente dalla società Diadora e da un premio della Vogalonga 2002. Il gondolino è stato costruito sul posto e le gondole hanno una storia originale. Durante le riprese di un film girato a Versailles, la produzione acquistò due gondole, ma si ritrovò senza gondolieri. I gondolieri veneziani, infatti, declinarono l`invito a partecipare perchè non era prevista una ricompensa adeguata. Così intervennero i soci di Sucé che, per il loro aiuto, ottennero una gondola in omaggio. La seconda gondola fu utilizzata nella lavorazione del film “Les adieux a la reine” e anche in questo caso i soci di Aviron furono interpellati per condurla. A lavori ultimati fu proposto loro di acquistarla ad un prezzo vantaggioso, invece di riportare la gondola a Venezia, visto che i costi di trasporto erano molto onerosi.Che bella storia. A due chilometri da Nantes ormeggiamo sulla riva del fiume per il pique nique e restiamo in dolce ozio a lungo. Quando si tratta di proseguire, il gruppo ha idee contrastanti, c’è chi propone di raggiungere Nantes e chi vuole tornare indietro, e nell’indecisione, si torna tutti a Sucé. Laviamo e sistemiamo le barche, è il nostro ultimo giorno di voga in Bretagna. Ora siamo stanche, ma non si tratta solamente di fatica fisica. I nostri viaggi sono sempre imbottiti di tante cose, occupazioni ed emozioni: la quotidianità condivisa in spazi ristretti, la gestione del viaggio e dell’attrezzatura, le relazioni con nuove persone.

Ma siamo anche piene di gratitudine per questa nuova e straordinaria esperienza.

Venerdi 26 agosto: Il festival sull’acqua.

Ci alziamo presto per far colazione e portare la barca a motore al porto di Sucé. Vogliamo partecipare al Rendezvous sur Erdre con le barche a remi e il corteo passa nel punto dove ci troviamo verso le 11. Parte infatti da Nort che si trova sei chilometri a est. Dominique si è offerto di riaccompagnare chi arriva al porto alle barche a remi. Ci attardiamo però nel prepararci e pure per fare una foto di gruppo, considerato che a partire da sabato alcune di noi inizieranno a partire. Insomma i tempi si dilatano, ma come ogni giorno, riusciamo a gestire al meglio anche i momenti di attesa. Ci mettiamo a pulire le barche, a riordinare le varie attrezzature. A insaputa le une delle altre, i due gruppi, a distanza di chilometri, lavorano e sistemano le varie imbarcazioni. Chi ha tempo non aspetti tempo! Il corteo di vele e barche storiche di varia foggia inizia intanto a sfilare. Mentre ci mettiamo ai remi ci viene incontro un sandolo a quattro: sono gli amici del City Barge di Oxford. Che bello ritrovarci in questa occasione. Ci accodiamo alla sfilata, si alza un po’ di vento, la giornata è comunque calda. C’è musica, si naviga lentamente. Ci raggiungono Joseph e Christine in gondolino e ci fermiamo per il pic-nic sul prato al centro vela sul Mazerolles, con centinaia di altre persone. Due organetti intonano delle ballate bretoni e non ci facciamo sfuggire l’occasione per ballare. La giornata si espande, fluida e lenta, alterniamo riposo, parole, scambi. Un altoparlante annuncia l’inizio della regata a vela e cosi torniamo in barca per raggiungere Sucè. Sistemiamo le barche al club Aviron e ci fermiamo per bere qualcosa. Abbiamo la gola arsa dalla sete, continua a fare molto caldo e il sole scotta fino al tramonto. Oggi finisce una parte del viaggio bretone, lasciamo la via solitaria, le conche di navigazioni fiorite, il fruscio del vento fra gli alberi, le sere silenziose passate sotto a un tetto di stelle. Da domani siamo ospiti del club e vogheremo insieme agli amici francesi, verso Nantes. Ma ora dobbiamo preparare qualcosa per la cena al club. Insalata di patate, melanzane al funghetto, parmigiana. Beh, la cena è ottima, la compagnia allegra e vivace, allietata da canti veneziani e francesi. Alle stonature non fa caso nessuno, per fortuna. Con un po’ di malizia ci rivelano anche di aver scherzato sull’arrivo delle dieci veneziane a Sucé, perché il nome del paese ha un significato particolare… Ma noi non vogliamo svelarlo, è tardi. Ma non per tutte. Alcune, sulla via del rientro, attratte da una musica coinvolgente, lasciano il gruppo e si lanciano in balli sfrenati nella piazza del paese. Sembra che il tempo si sia fermato e la stanchezza dissolta in una nuvola di musica e allegria.Lo scoccare della mezzanotte riporta le “ribelli scatenate” sulla via di casa, stanche ma felici. Buonanotte.