Venerdì 26 Agosto – Ritorno alla Laguna di Venezia

Dato che la tappa della giornata è corta, ce la prendiamo con calma e ci godiamo la colazione. L’imbarcadero che ha “ospitato” le nostre imbarcazioni è relativamente lontano, il proprietario del B&B carica i nostri bagagli in macchina e ce li porta fino all’approdo. Mentre carichiamo i bagagli in bragozzo e prepariamo le barche, passa uno degli operatori della sala di comando delle conche, dapprima è sorpreso per l’inusuale affollamento sul molo e preoccupato che ci siano ragazzini a danneggiare l’imbarcadero, ma, riconosciuteci, è divertito dal nostro bucato, indubbiamente femminile, steso sulla poppa del bragozzo. Alle 10:40 finalmente mettiamo i remi in acqua e partiamo.

Abbiamo quasi subito un incontro inquietante con quello che da lontano sembrava un tronco trasportato dal fiume, e che invece si palesa essere un pesce siluro morto, dalle dimensioni ragguardevoli; almeno un metro e mezzo di lunghezza. Ci fa impressione sia l’odore nauseabondo, che l’improvvisa consapevolezza di cosa si cela sotto la superficie apparentemente tranquilla dell’acqua che solchiamo con i nostri scafi. L’immaginazione rende la cosa subito ancor più sconcertante: chissà se ci sono anche i coccodrilli o i mostri marini?!. Caorlina e sandolo procedono di pari passo e si lanciano brevi sfide, ma la stanchezza prevale presto sullo spirito agonistico e ogni barca viaggia con la velocità propria, e qualcuno giustifica l’arresa con “eh, che vuoi, sarebbe come fare una gara tra una cinquecento e un camion, …o forse non me ne intendo tanto di automobili” e subito scoppiamo in una grande risata.

sul Po di Brondolo

Al passaggio nella conca di Cavanella d’Adige vengono a salutarci gli operatori della sala comando delle chiuse. Prima della prossima conca, quella di Brondolo, dopo il passaggio del fiume Brenta, troviamo una piazzola erbosa attorniata da grandi alberi. Mentre ci accingiamo a legare le barche e preparare il pranzo ci accorgiamo che il posto è pieno di vespe, e desistiamo.

Continuiamo la voga per trovare un luogo più tranquillo per il nostro pranzo, e arriviamo laddove già abbiamo sostato, alla gru della Remiera Clodiense, dove allestiamo un banchetto sull’erba. Alla pausa pranzo segue un pisolino a cui si abbandona almeno metà dell’equipaggio.

Pranzo a Chioggia

Poi proseguiamo lungo il canale che costeggia le case di Sottomarina fino al forte San Felice. Il ritorno in laguna è traumatico per il moto ondoso: ci rendiamo conto ora quanto bene si stava sulle acque tranquille del fiume e dei canali. Incontriamo imbarcazioni di tutte le dimensioni, ma solo in pochi si rendono conto che le loro onde ci mettono in difficoltà. Gli apprezzamenti, magari anche sinceri, da parte dei conduttori delle imbarcazioni non vengono accolti da noi con entusiasmo e la tentazione di rispondere al loro “voga!” con un lancio di remi non è trascurabile. Per un po’, la nostra nuova strategia sembra funzionare; cerchiamo di ostacolare la velocità delle imbarcazioni che incontriamo vogando con entrambe le barche in centro canale facendo finta di puntare le loro prue; chi naviga a motore rallenta … ma poi c’è il solito barchino che quasi ci sfiora a piena velocità e ride alle nostre proteste.

Elena ci aspetta a S.Piero in Volta

Abbiamo un progetto che ci aiuta a resistere alla fatica della voga post pranzo: un ultimo bagno di fronte all’isola di Caroman, ma l’avvistamento di diverse meduse di dimensioni anche considerevoli ci fa desistere (magari ci rifacciamo con un bagno a mezzanotte a San Piero?). Così continuiamo senza sosta e avvicinandoci all’abitato di Pellestrina e San Piero in Volta ci accorgiamo che anche succede come in Polesine: campanili e case sembrano montati su rotaie, più ci sembrano vicini e più si allontanano mentre avanziamo. Li avvistiamo di lontano e ci illudiamo di essere quasi arrivate, ma poi restano irraggiungibili per un tempo che ci sembra interminabile. Un segnale più tangibile dell’avvicinarsi della meta è Elena che ci viene incontro sulla riva dell’isola in bicicletta. Cristina carica Elena e bici sul bragozzo e, contrariamente a ogni aspettativa, la polisportiva di San Piero si materializza finalmente davanti a noi. Ci facciamo aiutare volentieri a ricoverare le nostre imbarcazioni e ci diamo appuntamento per il giorno successivo per iniziare l’ultima tappa. Cristina carica tutte in bragozzo e ci porta alla casa di Elena, in riva alla laguna.

cena da Elena

La giornata finisce attorno ad una lunga tavolata con una cena amorevolmente preparata da Elena e alcune sue amiche e amici e con i prodotti dell’orto del Signor Edoardo.

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