18 Agosto Caorle – Marano

Di mattina ci sveglia un profumo di croissant che dà inizio ad una ricca colazione nel giardino di Claudia e Massimo. Ci sbrighiamo a chiudere sacche e zaini, raccogliere gonne e magliette linde (lavate in lavatrice, nei prossimi giorni ce ne ricorderemo con nostalgia) e raggiungiamo le barche. Troviamo Cristina un po’ provata perché non ha dormito un gran’che dato che di notte con la bassa marea il bragozzo si è adagiato sul fondo del canale, inclinandosi non di poco.

Alle 9:00 siamo sul canale, con una bella bora che ci rinfresca (si fa per dire) pochi chilometri e passiamo l’isola dei pescatori, e cominciano gli “ahh” e “ohh” e che bello….”, sembriamo una comitiva di giapponesi a giudecare dal numero di foto scattate. Per tante era la prima volta da quelle parti.

Risaliamo il Canalon per attraversare il porto Falconera o verso la laguna di Caorle, o “di Hemingway”, dato che l’ha resa famosa nel suo romanzo “Di là dal fiume, tra gli alberi”. Al posto di scrittori famosi incontriamo soprattutto gommonauti e naviganti e pescatori (del sabato) di varie provenienze che sbarrano il canale con le loro lenze. Ci infiliamo nel canal del Mort per aggirare Valle Nuova, e, arrivate a Valle Vecchia facciamo una sosta-caffè. Salutiamo Martina, collega di Luana che ci accoglie nel museo, foto di gruppo e via di nuovo, verso la laguna di Bibione.

Attraversiamo il Canal del Lovi e il Porto di Baseleghe e ci infiliamo nella Litoranea Veneta Coll’avanzare delle ore il vento cala (ma non il numero di barche). I naviganti che incontriamo sono nella maggior parte veramente rispettosi, per quanto poco si possano rendere conto delle esigenze di una barca vogata in piedi. Mentre la caorlina resta abbastanza stabile anche con un po’ di onda, al sandolo danno parecchio fastidio. Tutti rispettano? Magari! una moto d’acqua non ci riesce, probabilmente per antonomasia: fa rumore e onde, e alle nostre proteste i baldi piloti rispondono con sberleffi.

Alla conca che separa il canale dal fiume Tagliamento troviamo una piccola piazzola invitante per il nostro pranzo, con posti per le barche eun po di ombra sotto alcuni alberi. Unico difetto di questo piccolo paradiso: non c’è molta aria e perciò fa ancora caldo. Ci rilassiamo lo stesso e a qualcuna riesce anche un piccolo pisolino.

Dopo due ore torniamo nelle barche e ci riavviamo per affrontare la risalita del Tagliamento: un km a contraria fino alla conca di Bevazzana (quella “destra”, mentre a quella “sinistra” avevamo pranzato) per percorrere il canale del Tagliamento verso la Laguna di Marano. Quando la laguna si apre davanti a noi con il campanile di Marano in lontananza ci sembra essere quasi arrivate. Non ci dispiace per nulla voltare le spalle alla skyline di Lignano, che compete per la sua bruttezza con i quella di Jesolo.

Sullo specchio d’acqua della laguna davanti a noi scorgiamo – che strana visione – una gondola. Ci vengono incontro Alessandro, Marco, Jacopo e Michael della Remiera di Marano che ci hanno aspettato, secondo noi, da un bel po’ anche se loro lo negano, che gentili! Da bravi conoscitori della loro laguna ci fanno vedere le scorciatoie, che noi, non conoscendo le secche, non avremmo mai affrontato. Oltre ad accorciare la strada, ci propongono un giro alle foci del Stella, un’oasi naturalistica. Noi siamo scettiche, siamo ormai veramente stanche e non vediamo l’ora di arrivare, ma per fortuna accettiamo lo stesso: ci portano in un area di piccoli canali tra barene ed isole con i tipici casoni dei pescatori – oggi, quanto sembra, utilizzato anche come luoghi di villeggiatura.

Quando riemergiamo da questa meraviglia, ci accorgiamo che il bragozzo ci sta già cercando, preoccupate perché non ci vedevano più.

Insieme alla gondola della Remiera di Marano entriamo nel Canale principale della piccola cittadina e ormeggiamo in una darsena per barceh da diporto. Raggiunti la banchina i nostri nuovi amici ci dimostrano ancora più accoglienti, e stappano alcune bottiglie di prosecco. Brindiamo con Alessandro, Marco, Jacopo e Michele (Michael), il presidente dell’associazione e prendiamo appuntamento in un ittiturismo per la cena insieme a loro.

L’entrata nell’albergo ci provoca uno shock termico, dopo una giornata sotto il sole l’aria condizionata faceva un strano effetto, e tutte si aspettavano qualche pinguino sotto la doccia. Prevedente, Claudia cerca di sistemare le nostre boracce nel frigobar per averle raffreddate per il giorno successivo, anche si ci resta il dubbio se non sarebbe meglio lasciarle fuori, dato che la stanza sembrava più fredda del frigo…

nel ristorante ci hanno preparata una lunga tavolata e ci sediamo insieme ai nostri nuovi amici, ci scambiamo racconti su regate e scopriamo amici in comune, dato che Alessandro ha partecipato tante volte a regate in laguna di Venezia..Ci raccontano della loro attesa ormai ventennale per una sede propria dove lasciare le proprie imbarcazioni e creare un punto di riferimento per i soci.

Con racconti, risate e canti la sera passa molto in fretta, e verso le undici la maggior parte di noi ritorna nelle stanze belle fresche, mentre le più nottambule fanno un giro nel centro di Marano per distribuire manifesti con gli inviti per a festa ad Aquileia la sera successiva.

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