21 agosto Aquileia – Rivarotta

Oggi è già il primo giorno di ritorno del nostro viaggio, ma e meglio non ci pensare. Carichiamo i bagagli e partiamo anche prima del previsto, a tutte fa impressione l’impegno previsto per la giornata. Percorriamo il canale che collega Aquileia con la laguna, e sbocchiamo sullo specchio d’acqua. L’acqua è bassissima e non osiamo inoltrarci nei ghebi per paura di finire come Schiettino (o come l’houseboat del giorno precedente).

Improvvisamente si avvicina una barca con un pescatore che ci saluta con entusiasmo “bravissime”. Ci entusiasmiamo anche noi perché quando si toglie il capello riconosciamo una bella signora bionda! Siamo troppo sorprese per far in tempo a farle una foto, e ci dispiace molto. Raggiungiamo la Littoranea Veneta e proseguiamo nella direzione di Venezia. Arrivate al Porto Buso buttiamo l’ancora e ci tuffiamo. Non prima di aver messo delle cime in acqua per potersi aggrappare prima di essere portate via dalla corrente fortissima. Riprendiamo il viaggio e tagliamo sopra le secca puntando i casoni che vediamo in lontananza. Quando ci avviciniamo ci rendiamo conto che non sono quelle che stiamo cercando. Incontriamo invece una signora seduta di fronte al suo casone su un isoletta poco più grande dell’edificio. Anche lei ci saluta con entusiasmo quando si rende conto che non c’è nessun uomo tra di noi: “brave, così bisogna fare!”. Ci confermano che ci manca poco per raggiungere la foce dello Stella. Finalmente entriamo nella zona dei casoni ci lanciamo in una piccola gara (vince la caorlina 😉 ). Scegliamo uno dei casoni con sufficiente ombra sui tavoli e prepariamo il nostro pranzo. Ci restiamo due ora, poi Silvia ci ricorda che c’è ancora un po’ di strada da fare. Verso le 16:00 lasciamo il casone, e ci dirigiamo verso il fiume Stella, un po’ preoccupate perché non sappiamo bene che cosa ci prepara la corrente di un fiume di risorgiva. Scorgiamo con apprensione gli uccelli acquatici che viaggiano ad una velocità che ci ricorda il nostro bagno a porto Buso… Arrivati sul fiume pero ci rendiamo conto che la risalita sembra, almeno per il momento, assolutamente fattibile.
Procediamo tra Ah ed ohh, perché il paesaggio del fiume cambia completamente rispetto a quello lagunare, con alberi fino alle rive, e canneti che mano mano che saliamo, cedono il posto a salici, pioppi ed arbusti meno mediterranei. Ogni tanto si alza una coppia di anatre e gli alberi talvolta prendono strane forme

. Dopo due ore vediamo sulla riva un ristorante sotto gli alberi che sembra proprio aspettarci per una piccola pausa. Il nostro arrivo viene osservato con grande interesse dai proprietari. Intanto ci assicurano che non c’è problema se non vogliamo mangiare, e anticipando i nostri difficili processi decisionali, ci portano vassoi pieni di acqua minerale e tè freddo. L’ambiente è gradevole, le poltrone comode, ma la pecca c’è: i signori commentano la nostra impresa in maniera assai categorica: “fino a Rivarotta? Non ce la farete mai, la corre te diventerà sempre più forte, ci sono alberi e motte nel fiume, insomma, dopo Piazzollo dovrete arrendervi, non ce la farete mai e poi mancano più di 12 km. Noi ci abbiamo provato in gommone con un 30, anzi 40 cavalli e non siamo riusciti.” Ridiamo, e lanciamo la sfida, non avranno fatto i conti con 15 puledra! promettiamo che ci saremmo ripresentate il giorno successivo per raccontare chi l’avrebbe vinta noi o loro. Riprendiamo il viaggio assai preoccupate, ma determinate di provarci. Procedendo, la corrente si fa sì più forte, ma non impossibile da superare. Silvia confronta la mappa con i nostri avanzamenti e ci incita: dai che mancano ancora poche anse. Avanzare diventa più difficile per i tronchi d’albero che sbarrano il fiume per buone parti della larghezza o emergono dal fondo proprio nel centro del letto del fiume. Il fiume appare in uno stato che non solo rende difficile l’avanzamento, ma, per quanto vicino ad uno stato pristino, immaginarselo in situazioni di piena desta qualche preoccupazione per i centri abitati lungo le rive. Dopo un’altra ansa sentiamo il suono delle campane che segnano le otto, e capiamo che siamo a Rivarotta.

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