22 agosto – ritorno da Rivarotta

Questa mattina, sveglie e pimpanti,
Non ci curiam di che abbiam davanti,
L’animo è allegro, gli sguardi son fieri,
Per la riuscita del viaggio di ieri.
Pure non son da sottovalutare
I 30 chilometri anche oggi da fare.
Ma noi, spavalde, non ce ne curiamo,
Si va in discesa, non ci preoccupiamo.
E mentre il burro sul pane spalmiamo
Allegramente tra noi discutiamo
Se mai sia Udine o Trieste a ragione
Il capoluogo di questa regione.
Intanto un primo problema si pone:
A portare i bagagli chi si dispone?
Giacchè il bragozzo più in giù s’è fermato
Che’, causa il pescaggio, qui non è arrivato.
Giunge in ausilio adatta vettura
Per il trasporto non è così dura:
Chi è di riposo ai borsoni provvede
Mentre chi voga all’approdo procede
Ma resta sorpresa alle barche chi arriva:
Anche i bagagli son qui sulla riva!
Per un disguido son qui scaricati,
A destinazione non sono arrivati.
Adesso ci tocca ricaricarli
E dove attende il bragozzo portarli
Costa fatica, ma non disperiamo:
Tempo si perde, ma tempo oggi abbiamo.
Ultime foto, saluti a chi resta
Sciolte le briglie, a vogar ci si appresta
Fuor dell’approdo, ch’è in ansa tranquilla,
Ci attende il fiume che al sole scintilla;
Con la corrente che rotola a valle,
Presto lasciam Rivarotta alle spalle.
Il sandalo freme tra i gorghi ed i flutti,
Ci si destreggia nei punti più brutti;
Ma la caorlina, con scafo pesante
Prende un abbrivio davvero inquietante.
Attenta Anna, nell’acqua c’è un tronco,
Tira su il remo se no resta monco,
Mettilo in acqua e dai giù la poppa:
La velocità qui comincia a esser troppa.
Sull’altra sponda c’è un ramo sporgente,
Scopa la poppa, non lascia su niente!
Povera Anna, è rimasta sul ramo
Alla gatto Silvestro: no, lì non la vediamo,
Neanche nell’acqua si vede sguazzare
Ma allor dov’è che è andata a cascare?
Dalla sentina ecco sbuca la testa
Poi sulla poppa ritorna ben lesta:
Neppure il remo ha mollato di mano,
Che’ serve in barca, non certo lontano!
Grande poppiera, riprende il controllo,
Mentre lo scafo va a rotta di collo
Per quelle rapide certo insidiose
Che ci trascinan tra rive sinuose
Sol nelle gambe, lieve, v’è un tremito:
Certe esperienze pur lasciano un seguito.
S’acquieta innanzi il fiume alquanto
Sì che seguirlo diventa un incanto
V’è un tronco arenato sul bagnasciuga,
Sopra si scorge una tartaruga!
Uccelli e libellule volano intorno,
Rendono magico questo contorno.
Spezzan l’incanto soltanto i tafani
E il conseguente menare di mani.
E’ una battaglia senza ritegno,
Giacciono i morti sul fondo di legno.
Ma la seconda, dove è finita:
Non mi direte che s’è già esaurita?
Noi giù veloci pensiamo di andare,
E invece nisba, ci tocca vogare!
E fu così che, oltre all’ora stimata,
Una buona mezzora di voga è sommata.
Quand’ecco ergersi, lungo la sponda
Il ristorante, che vista gioconda:
Lì scenderemo e andremo a gustarci
Un buon caffè che ora devon pagarci,
Chè abbiam scommesso, e siam vittoriose
La soddisfazione ci rende boriose.
Leghiamo le barche: ai primi sondaggi,
Pare che niuno sia nei paraggi
Di quei che ieri con noi han scommesso,
Noi ci guardiamo: che si fa adesso?
Mentre perplesse siam sul da farsi,
Vediamo un signore appropinquarsi:
E’ il proprietario di questo locale,
che sorridendo ci invita a restare
Ci informa che lui su di noi ha puntato,
Del nostro successo non ha dubitato
Al personale ora tocca spesare
Quello che meglio ci aggrada ordinare.
Allora liete ci accomodiamo,
Caffè e brioches allegre gustiamo
Si scambian battute, si fanno le foto
Arriva già l’ora di mettersi in moto.
Carte alla mano le tappe guardiamo,
E’ ancora lunga, è meglio che andiamo.
Lasciar quel posto assai ci dispiace,
Un poco si indugia qui in santa pace,
Poi finalmente si volge alla riva,
Qualcuna tarda, si aspetta, ora arriva.
Par che siam pronte, che c’è ancora adesso?
Manca la frutta da portarci appresso,
Va ben, prendiamola e tosto partiamo,
Ma non si trova a portata di mano
Sta nel bragozzo, a prua ben stivata,
Si attende ancora che sia preparata.
Il tempo passa, ora meno ne abbiamo:
Discender lo Stella ancora dobbiamo,
Poi la laguna c’è da attraversare,
Quindi il canale dobbiam navigare,
Che ci conduce fino al Tagliamento
Da attraversare, non certo a rilento,
Fino alla conca di Bevazzana sinistra
Che se ne sta più in giù sulla destra.
Ci sono orari da rispettare,
C’è chi ci vuole alla conca incontrare
E con la barca scortarci per via,
Con noi restare un po’ in compagnia,
A porto Baseleghe il Sindaco aspetta
Se ritardiamo, sai che disdetta!
E Vallevecchia dobbiamo raggiungere,
Anzi le sei che il pick-up non può attendere.
Tutti ‘sti orari e appuntamenti,
Sono uno stress e ci danno i tormenti.
Così sogniam di vogar rilassate,
Esser famose ci rende stressate.
Scender lo Stella or non è una gran prova,
Però la corrente oramai non ci giova
Che’ da qui in poi la marea ora entrante
Sovrasta l’effetto del fiume calante.
Eccoci infine, sfociamo in laguna,
Guardiam l’orologio: è già quasi l’una
Or dove andiamo, bisogna tagliare,
Sopra la secca conviene remare
Arduo è trovare un riferimento,
Intanto s’è alzato un bel po’ di vento,
Che faticoso rende il vogare:
In secca e a contraria è duro avanzare.
Ecco il canale, teniamolo a tiro,
Ecco il bragozzo, che ha fatto il giro.
Ma che succede? In lontananza
Vediam che il bragozzo più non avanza
La Marzia da prua l’ancora getta,
Ma cosa fanno, non san che c’è fratta?
Non vorran mica fermarsi qui,
Per il desinare del mezzodì?
Lungo è ancora il percorso da fare,
Or non possiamo certo sostare
Siamo in ritardo, se non ci muoviamo
Con chi ci attende che figura facciamo?
Scopriam poi trattarsi di pausa forzata,
Guasto alla leva, ch’è tosto aggiustata,
Tira su l’ancora, Marzia, si va,
Sta attenta al fango, mettila là!
Lungo il canale per il Tagliamento,
Chissà che ci sia un po’ meno di vento,
Ma che contraria, ragazze qui è dura,
Ci metteremo un bel po’, ho paura!
Lente procedono purtroppo le prue,
Non mangeremo prima delle due!
Giungiamo infine al Tagliamento,
(Sarà finito questo tormento)
Lo attraversiamo volgendo alla foce
Speriam che l’andare qui sia più veloce.
Intanto il bragozzo avanti e’ andato
Il desco imbandito ci han preparato
Ormai solo un’ora abbiam per sostare:
La barca alle tre ci viene a incontrare.
Mentre mangiamo testè in tutta fretta
Ecco arrivare la prima disdetta:
Con il caffè notizia è arrivata
Che non verrà la barca aspettata:
Tiriamo un sospiro, finiam senza fretta,
Possiam sbaraccare con calma perfetta
Poi ci approntiam per la prossima tappa,
Il sole e’ cocente, il caldo e’ una cappa
Mentre chiediamo chi tocca a vogare
Ci dicon che il Sindaco non potra’ arrivare,
E’ trattenuto in triste consesso
Non può festeggiare il nostro successo.
Or rilassate possiam navigare,
E a Vallevecchia per tempo arrivare
Dove troviamo, gentili, ad attenderci,
Quei che col mezzo son venuti a prenderci:
dopo i saluti, ci han dissetate,
Fino all’ostello ci han trasportate:
Grazie carissimi, per il trasporto,
Ci vediam domattina, per il riporto!
Adesso, che il parroco arrivi aspettiamo,
E nell’attesa un prosecco stappiamo
Intanto si chiacchiera in allegria
Il sole scende, il giorno va via.
Anche la Elena tosto s’en va,
Al Cavallino ci si rivedrà.
Poi, sistemate, abbiam prenotato
In un locale che pare adeguato
Per una cena, si spera veloce,
Che’ la stanchezza arriva feroce.
Ma lento e’ il servizio, le scorte carenti,
Le birre finite, verdure latenti.
I tempi si allungano, le palpebre cedono:
Fortuna che Anna e la Marzia provvedono
A tener vive, con giovialità
Sane risate e convivialità,
Sebben la fatica si faccia sentire
Di questo giorno si’ lunga a finire.
Ma che giornata di tempi sballati,
Appuntamenti pressanti saltati,
Prima la fretta, poi lunghe attese
Certo domani sarem più distese.

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One thought on “22 agosto – ritorno da Rivarotta

  1. vi riporto il commento di Giò

    MA CHI ERAN PETRARCA O DANTE?
    SIAM STUPITE TUTTE QUANTE
    PER LA STELLA CHE ABBIAM SCOPERTA
    DELLE RIME GRAND’ ESPERTA
    PRESTO COGLIE L’ISPIRAZIONE
    E SENZA ALCUNA ESITAZIONE
    CI RINFRESCA LA MEMORIA
    DI QUEI DI’ DI TANTA GLORIA

    CARA SILVIA TI SIAM GRATE
    ASPETTIAM ALTRE PUNTATE

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