mercoledi 13 agosto Newbridge – Shifford Lock

A Newbridge tentiamo l’assetto della barca con 14 posti da dormire, dato che nessuna ha voglia di montare la tenda, e in qualche maniera funziona (in qualche maniera…).MAG_6724

Ci risvegliamo, qualcuna aggrovigliata nella nuova sistemazione, di buon umore e questo è fondamentale. Impostiamo la prima colazione su due tavoli, e inizia un rituale che si ripeterà per tutta la settimana: caffè, te, zucchero, pane, viaggiano di mano in mano, di tavolo in tavolo, in un continuo movimento. E’ difficile addentare la fetta di pane e marmellata e finirla in qualche minuto, perchè c’è sempre qualcuna a cui manca qualcosa e si deve intervenire per passare una tazza di caffè, oppure la scatola dei cereali o il barattolo di miele. La cosa incredibile è che funziona, senza irritazione, ma in un trambusto di racconti e risate. Prima di mollare gli ormeggi, dedichiamo un po’ di tempo a due piccoli amici: lezione di voga per due bambini della barca accanto, la bambina un po’ più grande del fratello, se la cava proprio bene.

MAG_6738-Modifica-2Foto di gruppo, con tutte sul tetto della barca, cercando di trasmettere in qualche maniera la consistente lunghezza del narrowboat e si parte verso Lechlake.

MAG_6745MAG_6728Quando arriviamo a Shifford Lock, dove le barche a remi si ri-incontrano con la narrowboat, viene presa la decisione sofferta, soprattutto da parte di Cri, di non andare avanti, perché le anse strette del fiume con la corrente e il vento rendono la navigazione di una barca così lunga davvero difficile. Non è una decisione facile, e viene accelerata soprattutto dal lock keeper, che preme perché si continui a risalire il Tamigi. Da qui il fiume diventa sempre più selvaggio, le anse sempre più frequenti e sinuose, in realtà avremmo scoperto presto che non sarebbe stato difficile navigare ancora un po’ anche perché vento e corrente nel pomeriggio sarebbero calati.

MAG_6753Ma l’incolumità e la tranquillità del gruppo è la cosa principale, si decide di ancorare il norrowboat e di proseguire solo con i tre sandoli.

MAG_6748Il letto del Tamigi ha argini naturali e lungo le sue sponde si apre la campagna inglese, verde e infinita, dove pascolano mandrie di vacche e greggi di pecore. Il vento, a pomeriggio inoltrato, cala e l’acqua, non più increspata dall’aria, si quieta, diventa specchio.

 

MAG_6762E’ un bell’incedere nel silenzio, i remi affondano nell’acqua e spingono con vigore le nostre barche contro corrente. E’ un paesaggio inusuale per noi: vasti pascoli, siepi e boschi, ettari di terra così poco abitati. Stormi di anatre e oche selvatiche nuotano sul fiume, mentre gli altri animali vengono ad abbeverarsi scendendo fino all’acqua, in mezzo a giunchi e canne di palude. Incontriamo poche imbarcazioni sul nostro cammino e vanno così lente che non provocano onde. Un paradiso, il cui incanto, è colorato dal nostro incedere pieno di chiacchiere, scherzi e risate che lasciano perplesso il lock keeper di Rushey Lock che ci dice che siamo matte. La piccola casa con giardino fiorito del lock in effetti sembra quella di una fiaba e la gente qui, molto gentile, non è di tante parole. Proseguiamo fino a Radcot Lock. Anche questo è un incanto, ci destreggiamo fra le chiuse che dobbiamo aprire in autonomia, scendiamo, apriamo la chiusa, entriamo nella conca di navigazione con le barche, ridiscendiamo a chiudere la chiusa alle nostre spalle e apriamo a monte. Saliamo in barca e attraverssiamo la conca. La raccolta di more e prugne sulle rive sono un piccolo intermezzo, ma anche il continuo vestirsi e svestirsi a seconda della nuvola che spruzza un po’ di pioggia, o del sole che vi fa capolino. Lungo il percorso incontriamo una barca con al seguito due nuotatrici: “Come va?” chiediamo “Bene grazie, oggi ci va di vivere il fiume così” ci rispondono. Da una norrowboat ancorata alla riva ci viene un simpatico saluto e una donna ci chiede se siamo stanche. “No” rispondiamo pronte, ma quando Nan cerca di dirle il nome della meta che abbiamo raggiunto, riesce solamente a balbettare a lungo “Red, rad, row.. “ senza riuscire a ricordare il nome della chiusa e la signora deduce così che Nan è davvero stanca. La scena è davvero esilarante, e anche lo humor inglese viene apprezzato e diventa pretesto per lazzi e risate. Grazie a questo episodio abbiamo trovato il soprannome per Nan: “Row,Row, Row”
Pioppi, ontani e salici sono semprMAG_6754e più fitti e formano un sipario verso la campagna. Una quiete da paradiso. Torniamo indietro alla nostra narrowboat, con la corrente a favore siamo più veloci e alle otto di sera siamo alla meta. Ovviamente la cena è già pronta: Cristina e Maggie ci hanno attese in barca e hanno preparato una pasta con cavolo da leccarsi le dita. La cena è sempre un grande frastuono di chicchere e richieste di passare da una parte all’altra del tavolo qualche pietanza, oppure l’acqua, o un bicchiere e così via. Una ginnastica interessante per le nostre braccia.

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