Sabato 16 agosto: Abingdon – Dorchester

Questa mattina, la sveglia suona alle 7,30, per poter portare a termine l’ambizioso programma della giornata. Vogliamo, infatti, visitare la città prima di partire, vedere i resti dell’imponente abbazia che qui esisteva fino a metà del sedicesimo secolo. La colazione si fa interessante per i racconti di quante hanno passato la serata precedente al pub, o  meglio, nei diversi pub. Raccontano che ne hanno visitati diversi e,  in ogni nuovo pub, cambiato genere musicale: dall’irish folk, al rock classico degli anni 60, alla disco music, fino al new wave degli anni 80. Ogni locale aveva il suo genere musicale e, di conseguenza, il suo pubblico, ma ogni volta con musicisti dal vivo. Per dire la verità, i pub visti sono stati tre: nel primo, lo stesso musicista era passato dal Folk al Rock per la gioia di un ospite ultrasettantenne che ballava il rock come quando era più giovane. Due i pub visitati, ma nel riportare la serata alle altre con dovizia di dettagli e molta partecipazione da parte di quelle che se sono andate a dormire, la cosa pian piano è diventata sempre più interessante, tanto da non distinguere più i fatti realmente accaduti e quelli inventati dalle assenti. Questo non significa che non si siano divertite davvero! Anzi.

Visitiamo la città: purtroppo della cattedrale non esiste più nulla, solo la pianta tracciata con delle mattonelle sull’erba di un bellissimo parco pubblico e alcuni degli edifici funzionali alla vita di un’abbazia così importante, per esempio quello adibito alla contabilità. Qualcuna approfitta del mercatino del peperoncino per acquistare qualche salsa e qualche chutney, cose che verranno assaggiate più tardi in barca per essere sicure che il regalo sarà degno dei destinatari rimasti a casa – peccato che non si possano assaggiare in 14 senza svuotare quasi del tutto il vaso :-().
Quando ci mettiamo in barca, il cielo è grigio, ma non ci sono nuvole di pioggia. La prima chiusa della giornata, Clifton Lock è una delle più profonde che superiamo, e usciamo in una specie di valle, che presto si chiude di nuovo in rive alberate e piante acquatiche lungo le anse. Sullo sfondo castelli, ville, belle case di vacanza o semplici case di campagna, sempre  circondate da giardini  con prati di un verde intenso, segno di cure quotidiane, cespugli e aiuole fiorite, e dotate di seggiole e panche sulla riva del fiume per osservare le barche e le anatre di passaggio. Sullo sfondo rimane, visibile per tutta la giornata, una centrale elettrica, non ci avviciniamo abbastanza per capire con quale combustibile funziona. La corrente asseconda la nostra voga, i sandoli continuano ad andare anche quando arrestiamo i remi per scattare qualche foto, per coprirci o svestirci a seconda della temperatura che cambia repentinamente e continuamente.
Ma non piove, si è alzato il vento. Oltre Days Lock troviamo una riva dove ancorare il narrowboat ideale per la sosta tranquilla al margine dei campi. Dopo l’ormeggio della notte precedente sotto il ponte di Abingdon, in centro città, con macchine che passavano e una fila lunghissima di houseboat vicini a noi, siamo contente di essere in un luogo più silenzioso.
Siamo vicino al fiume Thene, poco lontano dalla storica cittadina di Dorchester,  Il pranzo è pronto, Giovanna, durante la navigazione, ha cotto le patate e preparato tartine con salmone e patè, formaggio, dolci e caffè. Risistemata la cucina, un piccolo gruppo continua in sandolo per vedere se più avanti c’è un luogo migliore dove restare per la notte, e in cerca della via d’acqua che la mappa aveva promesso come collegamento tra il fiume e il paese che scorgiamo non molto lontano. Il canale si rivela molto stretto, pieno di vegetazione e con poca portata d’acqua (ipotizziamo che non sia più utilizzato da tanto tempo, o che sia stato rappresentato non rispettando la la scala della mappa). Alla fine torniamo tutte in barca e partiamo a piedi, attraverso i campi, alla scoperta dell’antica cittadina  sorta intorno all’imponente abbazia di Saint Peter e alla piccola chiesa di San Birin. Nel primo e alto medioevo era stata una delle abbazie più importanti del paese, ora restano la chiesa e il campanile, molti degli edifici appartenuti all’importante abbazia sono stati utilizzati, per secoli come cava per reperire materiali edili. Una forma di riciclo e risparmio, che fa ritrovare, in edifici successivi costruiti sotto Enrico VIII, pezzi d’arco, pietre di arenaria scolpite artisticamente, e  bassorilievi. MAG_6820 MAG_6821
Nel paese troviamo ancora altri edifici antichi costruiti con la tradizionale tecnica delle strutture lignee a vista, riempite con mattoni, tetti con tegole piatte in cotto o in pietra, o in alcuni casi, di canna (thatched roofs). Per strada ci fermano delle persone incuriosite e ci chiedono da dove veniamo: con le nostre polo, t-shirt e giacche bianche con i loghi del Club City Barge e del Po di …donne saltiamo all’occhio. Il vento freddo rende il tramonto rigido e incolore, stormi di oche si spostano starnazzando. Torniamo alla barca sul fiume, una squadra di donne affamate prepara zucca stufata, riso e pollo al curry, con formaggio, vino e dolce. La penultima notte sul Tamigi è nera e silenziosa.

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