Venerdì 15 agosto Kings Lock – Abingdon

Sveglia (ogni giorno più tardi, ci stiamo abituando alle  strette cuccette del narrowboat): fuori piove e fa freddo, ma intanto siamo prese dal solito trambusto per sistemare i letti e preparare la tavola per la colazione. Quattordici donne in una barca larga meno di tre metri significa una continua attesa per andare in bagno, per sistemare i vestiti in cassetti e borsoni, un andirivieni lungo il corridoio con inciampi e scavalchi continui, sorpassi stretti negli spazi angusti, incastri e acrobazie varie, finché come per incanto ci si stringe intorno al tavolo con te, caffè, marmellate, yogurt e muesli. IMG_0253 Dopo i primi giorni in cui si utilizzavano due tavoli nelle due aree della barca predisposte per il pranzo, spontaneamente e per la voglia di stare tutte insieme, riusciamo a stare tute attorno al tavolo grande a prua. E qui ricomincia la solita allegra confusione di tazze, cucchiaini, caffettiere, pane, zucchero che fluttuano da una parte all’altra delle commensali. Questa mattina attendiamo il ritorno di Pauline e Sue, le nostre amiche del City Barge che anche oggi vogano con noi. Arrivano in bicicletta, puntuali alle 9,30 come previsto e pronte per la partenza, loro. Noi stiamo ancora sistemando le ultime cose. Prendiamo tempo offrendo il caffè, poi montiamo le bici in barca e partiamo. Il narrowboat è lento e oggi, probabilmente perché è venerdì, alle varie chiuse attendono molte imbarcazioni, dunque i tempi si allungano. Torniamo verso Oxford, superiamo la città nel verde delle sponde, meravigliate che così tanti animali selvatici vivano lungo i canali, fra le case, dentro la città. 
Le nostre strette barche a remi si possono infilare facilmente fra le altre barche all’interno delle conche di navigazione, perciò procedono più spedite della casa galleggiante. Superiamo così le conche Osney Lock e la sede del City Barge e nell’attesa del narrowboat, ci fermiamo all’Isis Pub per il tea time assaggiando anche qualche dolce.

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Uno sciopon sul Tamigi!

Le barche che incontriamo continuamente hanno andatura lenta e le ritroviamo spesso in sosta, ancorate alle rive. Avevamo già intuito che i locali lungo il fiume fossero molto apprezzati, come ci confermano le due amiche inglesi.
 Finalmente ci ritroviamo tutte insieme, c’è un po’ di indecisione su quanto proseguire e dove mangiare.  MAG_6788 MAG_6792
Del resto i piatti che vediamo sfilare mentre beviamo il nostro tè sono troppo invitanti e alcune cedono alla MAG_6794tentazione e finiscono per ordinare qualcosa per il pranzo. Altre invece si accontentano di un po’ di pane e formaggio che trovano in barca. Ci diamo un appuntamento per proseguire la voga. 
Ripartiamo, e siamo subito a una chiusa Iffley Lock: qui c’è un bassorilievo con il muso di un bue. Ci raccontano che ricorda l’origine del nome di Oxford: Ox, significa bue e Ford guado, perché qui esisteva un guado utilizzato dalle mandrie durante la transumanza.
Gli addetti alle chiuse sono sempre molto gentili e premurosi, ci avvisano del funzionamento delle porte, di come sistemare in sicurezza le barche e scambiano volentieri sempre qualche battuta. Si prosegue, il fiume è un po’ più largo, ma procede solcando la campagna sempre con grandi anse. Le terre intorno si fanno ondulate e sulle colline si vedono campi di grano e grandi fattorie.
 Alla chiusa di Abingdon Lock siamo giunte alla meta e alla città omonima. Cerchiamo un posto per la sosta, le rive sono piene di barche, sarà perché siamo nel weekend, oppure perché la navigazione si fa meno impegnativa man mano che si scende il fiume e allora cresce il numero di navigatori in cerca di gite piacevoli e facili. Ci accorgiamo che si vedono sempre più barche “di plastica”. MAG_6804Troviamo un posto coll’aiuto del proprietario di una barca, diciamo “bianca”. Lui è gentile e disponibile, tanto che decide di stringere un po’ la fila e ripianta i suoi picchetti sulla riva per spostare la propria barca e far stare anche i nostri 70 piedi galleggianti senza oltrepassare troppo il segno di divieto. Qualcuna di noi, parlando con i vicini di bMAG_6799arca nel tentativo di trovare un posto per ormeggiare, aveva sentito che il mondo delle houseboat sul Tamigi si divide in due, da una parte i narrowboat, molti a noleggio, ma ancora di più quelli di proprietà utilizzati come case galleggianti per il weekend  con tanto di vasi di piante e fiori sul tetto e sulla prua, e dall’altra le imbarcazioni “moderne”, più compatte e larghe e molto più marinare e sobrie: il revival dei narrowboats sul fiume viene infatti visto almeno da alcuni, quasi come una invasione, perché questi occupano più spazio lungo le rive con i loro 50 e passa piedi, e riducono lo spazio disponibile per le barche.MAG_6818-Modifica
Il nostro punto di ancoraggio si trova praticamente sotto il bel ponte in arenaria di Abingdon, del 15esimo secolo, che collega la riva sinistra con il centro storico. Le rive del centro storico sono una catena di edifiMAG_6798ci civili in mattone, con tetti con mattonelle rosse, chiese in pietra di arenaria, il tutto inghirlandato di vasi fioriti, prati e salici piangenti. MAG_6803
Organizziamo la sera: per Pauline e Sue una lezione di voga offerta da Marzia e Nan, una lezione di cucina offerta da Cristina e anche la cena è pronta: un risotto con le zucchine e frittata. Per fortuna, nel pomeriggio, Pauline era riuscita a raggiungere con la sua bicicletta un negozio di attrezzature outdoor, e ci ha nuovamente raggiunte con un materassino gonfiabile, che ci aiuterà a rendere più confortevoli le notti in barca per le due che non sono riuscite ad avere un posto in una cuccetta. Per dividere veramente il disagio, decidiamo di fare turni in maniera che nessuna dorma più di una notte per terra tra le cassapanche.. Questa sera, prima di dormire, qualcuna decide anche a  di visitare il paese, qualche altra poi opta per un approfondimento culturale: un gruppetto infine sceglie il pub con birra, musica e qualche chiacchiera (e canzoni) con la gente del posto.IMG_0256

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