Siamo partite! Dalla Giudecca a Padova

  

Partenza quasi perfetta, le barche sono in acqua con un ritardo scandaloso di 1 minuto! Salutiamo i pochi soci della Remiera pronti a salutarci la mattina presto e iniziamo la nostra vogata verso i Moranzani con un bel “borin” laterale che dà parecchio fastidio. Ma tutto sommato ci sembra accettabile soprattutto perché pensiamo a quanto avremmo bramato un po’ d’aria nel caldo che ci stava aspettando sul fiume. A Fusina ci raggiungono le mestrine della squadra odierna, Michela, Silvia e Daniela.

  

Abbiamo prenotato l’apertura di ponti e conche di navigazione, tutto fila liscio e la Riviera del Brenta si rivela in tutto il suo splendore. Dopo le bellezze delle ville e dei paesi rivieraschi – straordinaria Villa Foscari “la Malcontenta” dall’acqua, il susseguirsi di ville e chiesette a Oriago e Mira – passiamo la zona colpita dal tornado e rimaniamo impressionate dalla distruzione tanto circoscritta quanto desolante: vediamo case totalmente distrutte a fianco ad altre che dall’esterno non sembrano aver subito danni.

  

Ci impressiona anche la velocità con la quale sono stati intrapresi i lavori di ricostruzione: a un mese di distanza vediamo già i cantieri aperti.

Procediamo spedite e all’una passiamo la conca di Dolo: non ci sembra strano essere servite invece di collaborare al lavoro di apertura e chiusura delle porte delle conche come succedeva sul Tamigi. Il segreto è che qui è tutto automatizzato e a manovrarle, in più di un’occasione, sono giovani donne. Superata la conca ci accostiamo e stendiamo il telo sull’erba per il pranzo e il pisolino.

  
  

Finiamo il pranzo ai Mulini di Dolo con caffè (di tutti tipi ma rigorosamente shackerati), e ci facciamo rinfrescare dal rumore dell’acqua che muove la vecchia ruota.

Proseguiamo lungo i meandri sinuosi del Medoacus major, così veniva chiamato il ramo principale del Brenta nel Medioevo, quello che oggi è solamente una via di collegamento fra Padova e Venezia, a dire il vero anche poco frequentata visto che dopo i Moranzani abbiamo incontrato solamente una imbarcazione: il Burchiello. Il Brenta attuale, a Strà, prende la via di Chioggia, dove va a sfociare dopo l’ultima diversione attuata a metà ‘800.

Passiamo anche la conca di Strà e ci infiliamo nel canale Piovego, che ci ricorda i conflitti fra padovani e veneziani per il governo del territorio. Cinque chilometri dopo superiamo anche la conca di Noventa Padovana, un piccolo salto d’acqua rispetto a quelli superati finora, e poi ancora un piccolo sforzo per raggiungere l’agriturismo La Scacchiera sulle sponde del canale alle porte di Padova. Fa veramente caldo e dopo 38 chilometri a remi è impagabile il piacere di una doccia fresca. Ma prima bisogna conquistare la sommità dell’argine invasa da piante e arbusti. Ci viene incontro un ragazzo fornito di decespugliatore e attrezzo per ripristinare la scaletta presente sulla riva, ma scomparsa nell’oblio e nell’abbandono della via d’acqua. Nel grande edificio rurale sono ricavati molti spazi per gli ospiti e per le attività della fattoria didattica, prenotiamo la cena, ci raggiunge anche Andrea Giubilato con le verdure biologiche della sua azienda, che abbiamo ordinato per il viaggio. E poi ancora una sorpresa: Maurizio Uliana della remiera di Padova viene a salutarci a fine cena e ad accordarsi per il giorno seguente: sarà il nostro Cicerone.

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