Giorno sei: da Correzzola a Chioggia e San Pietro in Volta

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Toc, Toc, Toc. La Colazione è alle 8 ma nessuna di noi, Ale, Nan, Marzia e Luana ha messo la sveglia. Toc, Toc, Toc. Mi desta il battere di un martello su legno, ma nessuna di noi sta sistemando la forcola in barca, siamo ancora avvinte al cuscino, nonostante siano le 7.40. Mi affaccio alla finestra della nostra stanza, c’è qualcuno che lavora nell’orto. Il silenzio alla Corte ci ha concesso un sonno ristoratore, pieno di sogni, forse.

Luana all'iPad

Alle 9 siamo in barca e come ogni mattina c’ è una grande confusione, ma il caos è solo apparente perché, improvvisamente, i tre equipaggi sono pronti a partire. Il gran movimento e il gran vociare sono inevitabili, un irrinunciabile rituale preludio all’ordine della nostra giornata, insomma indispensabili: il nostro modesto big bang d’inizio. Del resto c’è sempre un telefono che rimane sul tavolo della colazione e una maglietta senza proprietaria, chi è andata a fare la spesa, chi a riempire le bottiglie d’acqua, chi non ha le chiavi dei lucchetti dei remi e chi vuole sapere a che ora arriviamo a Chioggia o quanti chilometri ci aspettano.

Arrivo a Correzzola

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E tutto questo quando ci sono già 30 gradi, la marea contraria a 20 km di distanza dal mare e la crema solare ancora da spalmare. Quando le vogatrici finalmente impugnano i remi, c’è un momento di silenzio, quanto basta per cambiare idea sui turni di voga e su chi fa la pausa e resta in bragozzo a preparare il pranzo. E la gazzarra ricomincia, finché la poppiera decisa avvia la barca e si va.

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Poco dopo la partenza il fiume si allarga, gli argini si abbassano e i canneti vestono le rive della via d’acqua insieme a salici e ontani. A Ca’ Bianca ormai si sente il profumo di mare, ma soprattutto il Bacchiglione incontra il Brenta e il paesaggio cambia completamente. Case e chiese oltre gli argini, ponti, moli e soprattutto barche, tante barche a cui non eravamo più abituate. Con esse iniziano le onde, anche queste dimenticate da molti giorni.

Dopo aver superato la Conca dei Moranzani, a Fusina, non abbiamo più incontrato nessun navigante a parte il Burchiello e gli amici di VoRaBe, perciò da lunedì siamo le uniche presenze nelle vie d’acqua tra Padova, Monselice e la laguna.

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Donna del bragozzo

Alla conca di Brondolo ci attende Enrico, un amico di Michela, con alcune bottiglie di birra fresca.

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Non è possibile passare da Chioggia senza salutare Antonia e i suoi compagni della remiera Don Bosco. Le telefoniamo e ci raggiunge in barca a piazza Vigo a Chioggia dove ormeggiamo quasi alle 14 per il pranzo. Il menù del giorno ha subìto una variante esotica: patate lesse con o senza cipolla e zazichi allo yogurt cremoso al gusto di vaniglia. Superata la prima forchettata, anche questo diventa un pasto apprezzabile. Dolci, anguria e vino fresco portati da Antonia e amici danno un tocco finale più tradizionale alla nostra pausa.

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un po' di figli

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Alle 16 decidiamo di ripartire, alla bocca di porto di Chioggia imbarchiamo un po’ d’acqua, le onde sono davvero alte e i natanti che ci incrociano del tutto incuranti della nostra presenza. Davanti a Caroman proseguiamo sopra secca. Ogni tanto ci fermiamo a bere ed è una scusa per ripensare a un momento del viaggio. Quanti ricordi!

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Emergono anche le immagini dei viaggi passati: a Pellestrina ci lega in particolare il primo viaggio poiché in partenza fummo rifocillate dagli amici della remiera Portosecco e al ritorno ospitate proprio da Elena, nella sua bella casa di San Pietro in Volta. Alle 18 finalmente arriviamo alla remiera dove possiamo lasciare le nostre barche e a piedi continuiamo fino alla casa di Elena. Raffaela, la sorella, ci saluta con un bel sorriso, si aspettava un gruppo numeroso, ma vederci tutte insieme pensiamo possa essere leggermente inquietante. Ormai è fatta, i bagagli riempiono il marciapiede e una alla volta ci buttiamo sotto alla doccia.

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PDD gg6 san pietro gruppo - 1Per la cena optiamo per la sagra di Santo Stefano di Portosecco. È la serata più assordante del viaggio, perché appena ci sediamo a mangiare l’Orkestra di Nicola Congiu inizia a suonare. Ma non bastano 32 km, vale a dire un’intera giornata ai remi, per stremare Un Po … di donne, perché le fatidiche “puledre” si lasciano conquistare dal vortice della musica ed entrano in pista dopo aver divorato piatti di pesce fritto, peoci saltati, pastasciutta e patatine fritte.

Tramonto a San Pietro

Ci sistemiamo a letto, la notte si preannuncia calda, ma lampi e tuoni sono il presagio del temporale. Il vento soffia forte, la laguna diventa verde con onde increspate di schiuma bianca, chiudiamo imposte e finestre, tanto è potente la tempesta. Giò e Cristina sono in bragozzo, siamo in pensiero per loro. Una telefonata ci rassicura: sono ancorate al riparo. Il vento piano piano si dissolve, possiamo finalmente dormire.

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