Giovedì 25 agosto: dentro agli ascensori d’acqua.

Allerta, allerta, c’è un castoro sulla riva. È più probabile si tratti di una nutria, ma comunque sia, in pochi secondi tutte siamo in agitazione e usciamo sul ponte della barca, giusto in tempo per vedere una sagoma non ben identificata che si allontana lesta. Il caffè diffonde il suo aroma e richiama tutte intorno al tavolo della colazione. Questa mattina abbiamo anche le brioche, non ci manca certo la varietà nella nostra dieta quotidiana. E nemmeno mancano gli imprevisti: questa mattina dobbiamo chiamare il tecnico perché uno dei due bagni della barca è fuori uso. In dieci non è agevole destreggiarci solo con una toilette. Non è un guasto di grave entità: abbiamo azionato il tasto dello sciacquone con troppa forza, mentre il tecnico ci suggerisce di farlo “doucement” e accenna ai nostri bicipiti, che al caso non serve utilizzare. Alcune conche di navigazione sono dotate di doccia, acqua e bagni pubblici, ma non tutte. Altre hanno un’area attrezzata per riparare la bicicletta: lungo la via d’ acqua corre la pista ciclabile. Ogni chiusa ha una piccola casa con giardino, un tempo ci viveva il custode, ora qualcuna è diventata un’abitazione privata con le imposte colorate e i fiori al balcone, qualcun’altra invece è inutilizzata e porta i segni dell’abbandono. Quando sembra che tutto oramai sia appannaggio dell’abitudine è il momento di fare attenzione. Le chiuse, superate appena poche ore prima in salita, ci riservano una brutta sorpresa. Siamo al loro interno e ora, per farci scendere, si svuotano. Dal muro però escono numerosi getti d’acqua creati da infiltrazioni, invisibili cunicoli che formano fiumi sotterranei e che rilasciano cascatelle di varia potenza, quando viene a mancare la pressione del liquido. Sono piuttosto insidiose per le barche a remi. Dobbiamo evitare che l’acqua centri gli scafi allagandoli, ma non c’è spazio per grandi movimenti ed ecco che l’arte dell’improvvisazione fa di un “pajolo” una diga. È molto più divertente però assistere alla sosta dentro alla conca in una situazione di calma. Ogni argomento può essere affrontato dal gruppo riunito per una manciata di minuti: quanto sottile tagliare la cipolla per la tale ricetta, o come è dolce un lontano ricordo di infanzia oppure com’è divertente un aneddoto ripescato fra i ricordi di voga. Come sostiene Saramago “è il gran chiacchierare delle donne che mantiene in orbita il mondo”. Fra le varie riflessioni una riguarda i nostri viaggi. Ogni esperienza ha assunto una sua caratteristica preponderante. In questo viaggio siamo ad affinare i diversi ruoli della voga, le tecniche di ormeggio e disormeggio e la guida della barca a motore. E questo ci porta a pensare alla nostra impareggiabile Cri, capace di guidare e preparare contemporaneamente il risotto. Noi no, non siamo così abili, per ora. Ma intanto chi sta nella casa galleggiante ha preparato una insalata di riso colorata e gustosa. Alla conca di Le Tindière c’è un prato sotto a un enorme castagno, stendiamo il telo all’ombra, c’è un vento fresco e ristoratore. E il banchetto è presto imbandito. Mancano pochi chilometri alla conca di Quiheix, ma nel timore di trovare tante barche in attesa e di rischiare di non passare prima della chiusura serale, decidiamo di metterci ai remi anche se avremmo desiderio di riposare ancora un po’. Arriviamo alle 17 e passiamo senza problemi. Ormeggiamo sulle sponde del Mazerolles e approfittiamo dei servizi della chiusa per farci la doccia e lavare le divise. Non transita nessuno, abbiamo tutto il tempo per preparare la peperonata e le galette per la cena. Le galette sono delle crêpes a base di farina di grano saraceno e farcite con verdure, formaggi o prosciutto.
Buonissime, buona cena care di Un Po…di donne, da domani saremo al Festival sur l’Erdre con i nostri amici di Sucé, che ci hanno contattate per ricordarci gli orari e per sapere che cosa porteremo da condividere per cena. Ecco qui una bella occupazione per la serata e iniziamo a sbizzarrirci per trovare la ricetta più appropriata.

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