Venerdì 17 agosto

Ci svegliamo e facciamo colazione in albergo. Ci raggiunge Daniela appena rientrata da Monaco dove ha partecipato ad un altro incontro remiero. Prima di partire proviamo a chiamare l’ingegner Gaspardo del Genio Civile di Treviso che pur essendo in ferie ci risponde. Conferma che l’apertura della chiusa di Silea va concordata qualche giorno prima, ma ugualmente ci invita a chiamare l’ufficio preposto e il geometra Martini. Intanto ci prepariamo all’idea di dover rinunciare a raggiungere Treviso in barca, la meta ultima nel caso non potessimo superare la conca, sarebbe Casier.

E invece il geometra Martini ci dice che si può fare e ci organizza l’apertura delle conche per le 12,30 di venerdì e per le 11 di sabato per il percorso di ritorno. Che dire? Viaggiamo sotto una buona stella!
Voghiamo dunque di buona lena, da Quarto a Casale sul Sile impieghiamo un’ora. Ma man mano che risaliamo il fiume la corrente è sempre più forte e noi sempre più lente. Da Casale a Casier impieghiamo più tempo del previsto, le anse del fiume aumentano la sensazione di disorientamento. Sarà questa l’ansa che occulta Casier? Alle 12 ci chiama l’operatore della chiusa, ci aspetta, purtroppo a noi manca ancora mezz’ora. Ma avevamo già indicato le 12,30 come arrivo più probabile, finalmente Cendon e poi Casier e poi la grande curva del fiume dove gli ultimi burci hanno terminato il loro ultimo viaggio. Anche i grandi mulini del Sile hanno smesso di lavorare, segno di una antica economia legata all’acqua perduta, come il rapporto umano con il fiume. La conca è profonda più di tre metri, ci porta a salire, appena fuori attracchiamo per il pranzo e una meritata pausa all’ombra. Gli ultimi chilometri sono piacevoli e veloci da percorrere nonostante la corrente contraria, arriviamo a porto di Fiera e poi allo sbarramento della centrale di Treviso. Cerchiamo un punto ideale per attraccare e lasciare le barche per la notte. In prossimità della chiusa la corrente è troppo forte, facciamo una virata da regata e torniamo indietro fino alla curva dove inizia via Alzaia. Scendiamo a terra per una passeggiata in centro, l’area pedonale di Treviso è piuttosto piacevole, piazze e viuzze intersecano sempre l’acqua che scorre vivace e limpida. Seguiamo i portici che portano a Piazza dei Signori, al palazzo dei Carraresi e alla pescheria. Una birra nell’isola dove è ancora presente una pala dei mulini. Cena in barca, risotto di zucca e verdure. Qualcuno si ferma ad osservare lo strano gruppo di donne e ci chiede se arriviamo davvero dalla Giudecca. Prendiamo due taxi per raggiungere l’ostello. Anche questa è una bella sorpresa, dormiamo presso la struttura della Cooperativa Solidarietà, creata qualche anno fa da alcuni genitori per dare una casa ai figli disabili. Scopriamo così che l’ostello è stato creato per finanziare le attività della cooperativa.

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