Come nasce l’idea di un viaggio insolito?

Nasce per caso, da una frase buttata lì, a bordo di una caorlina, mentre si esce in laguna per un giro di voga: il tempo di andare dalla remiera Giudecca all’isola di Poveglia. Nasce in poche parole dette scherzosamente, ma in realtà, senza che se ne abbia la giusta percezione, viene da più lontano. La barca viene calata in acqua dalla gru, dopo essere stata preparata con le forcole e i remi, ognuna ha la propria posizione prua, lai, poppa … si sale a bordo, si sfila la barca dalle corde e già si sente un vago sapore di libertà, lontane per un attimo dalla tensione del lavoro, dagli impegni quotidiani. Si costeggia la riva della Giudecca fino alla dama del canale che sfiora l’isola delle Grazie e San Clemente e poi si prende il canale di Santo Spirito e la laguna si apre davanti alla barca. E’ a questo punto che Il ritmo costante dei remi è finalmente armonizzato e la barca scivola veloce sull’acqua mentre il vento rinfresca la pelle. Poveglia è la meta, bellissima isola abbandonata davanti a Malamocco sul litorale lidense. La laguna intorno all’isola ha spazi d’acqua immensi, l’orizzonte si fa lontano. Allora, invece di tornare indietro, verrebbe voglia di vogare oltre, senza tempo, la sensazione di benessere è diffusa, le apprensioni lasciate alla deriva, lo sciabordio e il leggero dondolio dell’imbarcazione aiutano a rasserenare i pensieri, ‘testa in barca’: l’attenzione sui remi, sulla direzione, sulla corrente e sul ritmo. Orietta alla poppa della caorlina racconta del suo viaggio fatto un paio d’anni prima in solitaria da Venezia a Trieste, in pupparin a un remo. Trenta chilometri al giorno, certo non senza momenti di stanchezza, senza ombre di incertezza, senza dubbi. Siamo tutte incredule e ammirate, ammutolite dal suo coraggio. Orietta, continua, e come se pensasse a voce alta, dice che le piacerebbe ripetere un viaggio simile, verso sud, alla volta del Delta, ma non più in solitaria, in compagnia. Sei donne in caorlina vogano, parlano, si confidano, lasciano andare l’immaginazione, senza ormeggi: certo pensiamo tutte d’accordo con Orietta, sarebbe bello partire per Il Delta del Po, una settimana a remi, una vacanza.

Si rientra infine in remiera, la barca viene issata dalla gru, viene pulita e portata sotto alla tettoia, la doccia infine e i saluti, dopo esserci accordate per un altro appuntamento.

Qualche giorno dopo Orietta ci invita a cena, siamo poco più di un equipaggio di caorlina: oltre a lei, Colleen, Giovanna, Lucia, Diana, Luana e Cristina. Accanto alla tavola apparecchiata è appeso un foglio con una grande scritta: Un Po di…donne, c’è anche una carta geografica della Laguna di Venezia e del Parco del Delta del PO. Per una cena a tema, con un progetto che ci sembra così ambizioso, buon cibo e ottimo vino sono basi assolutamente solide per poter iniziare a pensare seriamente a questo viaggio.

E’ luglio del 2010, il prossimo anno si festeggia il trentennale della remiera, abbiamo tutto il tempo per organizzare l’avventura. Mentre lasciamo andare l’entusiasmo, già ci assalgono i primi dubbi: in quante partire, quanti chilometri di voga fare, come organizzare i bagagli, dove dormire, come fare in condizioni meteorologiche avverse, se c’è vento, come saranno le maree sul Delta e i canali si potranno navigare?

Per affrontare paure e domande l’unica soluzione è quella di fare un esperimento, una prova. Decidiamo di partire un fine settimana di settembre in caorlina e remare da Venezia a Vallevecchia seguite da una barca appoggio con equipaggio di ricambio e bagagli. E’ un viaggio di 140 chilometri totali, che realizziamo in due giorni, equipaggio misto, partecipano anche molti giovani, voghiamo sette-otto ore al giorno alternando riposo e voga ogni paio d’ore. Si rivelano due giorni bellissimi, ma impegnativi e faticosi nonostante tutto proceda al meglio. Acquisiamo in questo modo una prima importante esperienza fondamentale per la programmazione del nostro viaggio: meno chilometri, massimo 40 al giorno, consentiranno soste per il riposo e per il pranzo e anche visite ai luoghi attraversati.

Il 3 febbraio 2011 viene indetta la prima riunione in remiera, viene presentata la bozza del progetto attraverso la proiezione di immagini e fotografie e due ipotesi di itinerario, si considera il periodo, cioè fine agosto o inizio settembre 2011.

Durante questa prima riunione si sceglie già l’itinerario, che poi dovrà essere verificato con mappe e contatti locali e si decide definitivamente che il raid sarà tutto al femminile. Si redige una lista di donne interessate e altre da contattare, si individuano e si dividono i compiti da svolgere per organizzare il giro. A marzo un nuovo appuntamento: il viaggio è già abbozzato e verificato con gli amici contattati nel Delta, le tappe sono redatte. Cristina decide di seguire il viaggio con il suo bragozzo come barca appoggio. Si creano due appuntamenti settimanali il mercoledì e il sabato pomeriggio per gli allenamenti a cui parteciperanno quasi sempre una decina di donne. Siamo elettrizzate, alla riunione di giugno le adesioni al viaggio sono aumentate, 20 donne, più di metà saranno presenti per tutta la settimana, altre per alcuni giorni, ogni giorno si prevede una media di 14 donne presenti, il cambio equipaggio è più che assicurato tanto che si decide di partire con tre barche: bragozzo, caorlina a sei remi come deciso fin dall’inizio e un sandolo a 4 remi, che potrà essere trainato in caso di sovraffaticamento delle vogatrici. Il 12 giugno partecipaiamo alla vogalonga con due barche: il gondolone di rappresentanza della remiera a 8 remi e un pupparino. Le donne sono cariche ed entusiaste ognuna trova sponsor e idee, viene creato il logo Un Po di…donne, stampate canottiere, tuta, magliette e striscioni per le barche, viene creato anche un blog. Più parliamo del nostro progetto più raccogliamo consensi…il 19 agosto infine partiamo alle 8 della mattina dalla Giudecca scortate da alcuni amici. Sarà la settimana più calda di tutta l’estate 2011!

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