22 agosto – ritorno da Rivarotta

Questa mattina, sveglie e pimpanti,
Non ci curiam di che abbiam davanti,
L’animo è allegro, gli sguardi son fieri,
Per la riuscita del viaggio di ieri.
Pure non son da sottovalutare
I 30 chilometri anche oggi da fare.
Ma noi, spavalde, non ce ne curiamo,
Si va in discesa, non ci preoccupiamo.
E mentre il burro sul pane spalmiamo
Allegramente tra noi discutiamo
Se mai sia Udine o Trieste a ragione
Il capoluogo di questa regione.
Intanto un primo problema si pone:
A portare i bagagli chi si dispone?
Giacchè il bragozzo più in giù s’è fermato
Che’, causa il pescaggio, qui non è arrivato.
Giunge in ausilio adatta vettura
Per il trasporto non è così dura:
Chi è di riposo ai borsoni provvede
Mentre chi voga all’approdo procede
Ma resta sorpresa alle barche chi arriva:
Anche i bagagli son qui sulla riva!
Per un disguido son qui scaricati,
A destinazione non sono arrivati.
Adesso ci tocca ricaricarli
E dove attende il bragozzo portarli
Costa fatica, ma non disperiamo:
Tempo si perde, ma tempo oggi abbiamo.
Ultime foto, saluti a chi resta
Sciolte le briglie, a vogar ci si appresta
Fuor dell’approdo, ch’è in ansa tranquilla,
Ci attende il fiume che al sole scintilla;
Con la corrente che rotola a valle,
Presto lasciam Rivarotta alle spalle.
Il sandalo freme tra i gorghi ed i flutti,
Ci si destreggia nei punti più brutti;
Ma la caorlina, con scafo pesante
Prende un abbrivio davvero inquietante.
Attenta Anna, nell’acqua c’è un tronco,
Tira su il remo se no resta monco,
Mettilo in acqua e dai giù la poppa:
La velocità qui comincia a esser troppa.
Sull’altra sponda c’è un ramo sporgente,
Scopa la poppa, non lascia su niente!
Povera Anna, è rimasta sul ramo
Alla gatto Silvestro: no, lì non la vediamo,
Neanche nell’acqua si vede sguazzare
Ma allor dov’è che è andata a cascare?
Dalla sentina ecco sbuca la testa
Poi sulla poppa ritorna ben lesta:
Neppure il remo ha mollato di mano,
Che’ serve in barca, non certo lontano!
Grande poppiera, riprende il controllo,
Mentre lo scafo va a rotta di collo
Per quelle rapide certo insidiose
Che ci trascinan tra rive sinuose
Sol nelle gambe, lieve, v’è un tremito:
Certe esperienze pur lasciano un seguito.
S’acquieta innanzi il fiume alquanto
Sì che seguirlo diventa un incanto
V’è un tronco arenato sul bagnasciuga,
Sopra si scorge una tartaruga!
Uccelli e libellule volano intorno,
Rendono magico questo contorno.
Spezzan l’incanto soltanto i tafani
E il conseguente menare di mani.
E’ una battaglia senza ritegno,
Giacciono i morti sul fondo di legno.
Ma la seconda, dove è finita:
Non mi direte che s’è già esaurita?
Noi giù veloci pensiamo di andare,
E invece nisba, ci tocca vogare!
E fu così che, oltre all’ora stimata,
Una buona mezzora di voga è sommata.
Quand’ecco ergersi, lungo la sponda
Il ristorante, che vista gioconda:
Lì scenderemo e andremo a gustarci
Un buon caffè che ora devon pagarci,
Chè abbiam scommesso, e siam vittoriose
La soddisfazione ci rende boriose.
Leghiamo le barche: ai primi sondaggi,
Pare che niuno sia nei paraggi
Di quei che ieri con noi han scommesso,
Noi ci guardiamo: che si fa adesso?
Mentre perplesse siam sul da farsi,
Vediamo un signore appropinquarsi:
E’ il proprietario di questo locale,
che sorridendo ci invita a restare
Ci informa che lui su di noi ha puntato,
Del nostro successo non ha dubitato
Al personale ora tocca spesare
Quello che meglio ci aggrada ordinare.
Allora liete ci accomodiamo,
Caffè e brioches allegre gustiamo
Si scambian battute, si fanno le foto
Arriva già l’ora di mettersi in moto.
Carte alla mano le tappe guardiamo,
E’ ancora lunga, è meglio che andiamo.
Lasciar quel posto assai ci dispiace,
Un poco si indugia qui in santa pace,
Poi finalmente si volge alla riva,
Qualcuna tarda, si aspetta, ora arriva.
Par che siam pronte, che c’è ancora adesso?
Manca la frutta da portarci appresso,
Va ben, prendiamola e tosto partiamo,
Ma non si trova a portata di mano
Sta nel bragozzo, a prua ben stivata,
Si attende ancora che sia preparata.
Il tempo passa, ora meno ne abbiamo:
Discender lo Stella ancora dobbiamo,
Poi la laguna c’è da attraversare,
Quindi il canale dobbiam navigare,
Che ci conduce fino al Tagliamento
Da attraversare, non certo a rilento,
Fino alla conca di Bevazzana sinistra
Che se ne sta più in giù sulla destra.
Ci sono orari da rispettare,
C’è chi ci vuole alla conca incontrare
E con la barca scortarci per via,
Con noi restare un po’ in compagnia,
A porto Baseleghe il Sindaco aspetta
Se ritardiamo, sai che disdetta!
E Vallevecchia dobbiamo raggiungere,
Anzi le sei che il pick-up non può attendere.
Tutti ‘sti orari e appuntamenti,
Sono uno stress e ci danno i tormenti.
Così sogniam di vogar rilassate,
Esser famose ci rende stressate.
Scender lo Stella or non è una gran prova,
Però la corrente oramai non ci giova
Che’ da qui in poi la marea ora entrante
Sovrasta l’effetto del fiume calante.
Eccoci infine, sfociamo in laguna,
Guardiam l’orologio: è già quasi l’una
Or dove andiamo, bisogna tagliare,
Sopra la secca conviene remare
Arduo è trovare un riferimento,
Intanto s’è alzato un bel po’ di vento,
Che faticoso rende il vogare:
In secca e a contraria è duro avanzare.
Ecco il canale, teniamolo a tiro,
Ecco il bragozzo, che ha fatto il giro.
Ma che succede? In lontananza
Vediam che il bragozzo più non avanza
La Marzia da prua l’ancora getta,
Ma cosa fanno, non san che c’è fratta?
Non vorran mica fermarsi qui,
Per il desinare del mezzodì?
Lungo è ancora il percorso da fare,
Or non possiamo certo sostare
Siamo in ritardo, se non ci muoviamo
Con chi ci attende che figura facciamo?
Scopriam poi trattarsi di pausa forzata,
Guasto alla leva, ch’è tosto aggiustata,
Tira su l’ancora, Marzia, si va,
Sta attenta al fango, mettila là!
Lungo il canale per il Tagliamento,
Chissà che ci sia un po’ meno di vento,
Ma che contraria, ragazze qui è dura,
Ci metteremo un bel po’, ho paura!
Lente procedono purtroppo le prue,
Non mangeremo prima delle due!
Giungiamo infine al Tagliamento,
(Sarà finito questo tormento)
Lo attraversiamo volgendo alla foce
Speriam che l’andare qui sia più veloce.
Intanto il bragozzo avanti e’ andato
Il desco imbandito ci han preparato
Ormai solo un’ora abbiam per sostare:
La barca alle tre ci viene a incontrare.
Mentre mangiamo testè in tutta fretta
Ecco arrivare la prima disdetta:
Con il caffè notizia è arrivata
Che non verrà la barca aspettata:
Tiriamo un sospiro, finiam senza fretta,
Possiam sbaraccare con calma perfetta
Poi ci approntiam per la prossima tappa,
Il sole e’ cocente, il caldo e’ una cappa
Mentre chiediamo chi tocca a vogare
Ci dicon che il Sindaco non potra’ arrivare,
E’ trattenuto in triste consesso
Non può festeggiare il nostro successo.
Or rilassate possiam navigare,
E a Vallevecchia per tempo arrivare
Dove troviamo, gentili, ad attenderci,
Quei che col mezzo son venuti a prenderci:
dopo i saluti, ci han dissetate,
Fino all’ostello ci han trasportate:
Grazie carissimi, per il trasporto,
Ci vediam domattina, per il riporto!
Adesso, che il parroco arrivi aspettiamo,
E nell’attesa un prosecco stappiamo
Intanto si chiacchiera in allegria
Il sole scende, il giorno va via.
Anche la Elena tosto s’en va,
Al Cavallino ci si rivedrà.
Poi, sistemate, abbiam prenotato
In un locale che pare adeguato
Per una cena, si spera veloce,
Che’ la stanchezza arriva feroce.
Ma lento e’ il servizio, le scorte carenti,
Le birre finite, verdure latenti.
I tempi si allungano, le palpebre cedono:
Fortuna che Anna e la Marzia provvedono
A tener vive, con giovialità
Sane risate e convivialità,
Sebben la fatica si faccia sentire
Di questo giorno si’ lunga a finire.
Ma che giornata di tempi sballati,
Appuntamenti pressanti saltati,
Prima la fretta, poi lunghe attese
Certo domani sarem più distese.

21 agosto – Rotta a Rivarotta

In piedi siamo già al mattino presto,
Che’ il viaggio a Rivarotta non e’ lesto.
Ci son anche i bagagli da portare
Poiché il bragozzo qui non può arrivare
Per via della gran secca, quindi: avanti!
Portiamoli in caorlina tutti quanti
Fin dove il Capitano ha ormeggiato
Il bragozzo nel mattino soleggiato.
Finito col trasbordo delle borse
Possiam coi remi dare via alle corse,
Ma poco da gioire, ohimè, troviamo
Nella contraria subito imbattiamo:
Che’ da Aquileia noi desiam sortire,
E l’acqua invece qui volea venire.
Mannaggia, già la vedo proprio dura
Di giungere a concluder l’avventura.
Ma l’arte esercitiam senza vergogna
Di andare sopra secca alla bisogna,
E s’anche la marea è ancora bassa
Tagliam le curve almen dove si passa.
Un pescator, nell’aria ancora fresca,
Rientrando solitario dalla pesca,
Scorgendoci saluta con veemenza
E mostra assai per noi benevolenza
Curioso incontro questo si rivela,
Toglie il cappello: ch’è una donna svela!
Così, tra una barena ed un Casone,
Giungiam a Porto Buso in distensione.
Ragazze, l’acqua entra, è chiara e fresca,
Siamo in orario, un bagno ci rinfresca
Attente alla corrente, come tira!
E un banco di meduse intorno gira.
Allora si riparte via veloci,
Del fiume alla ricerca delle foci.
Intanto, per non fare un largo giro,
Tentiam di fare in secca tutto un tiro.
Con tutte ‘ste barene, dove andiamo?
Il ghebo giusto prender confidiamo.
Quand’ecco ci accostiamo a un isolotto,
Al massimo di metri sei per otto,
E tosto con reciproca sorpresa
Scorgiamo una donna al sol distesa
Nel pontiletto appresso al suo casone
Stupita di veder delle persone:
“E voi cosa ci fate inver costì,
Che qui non passa niuno tutto il dì?”
“Non abbia tema, presto ce ne andiamo,
Le foci dello Stella noi cerchiamo”
“Son qui di fronte, non vi preoccupate
Ancor pochi minuti ed arrivate!”
Ora pur noi scorgiamo là davanti
Un varco tra le ripe circostanti
Addentro ad un canale ci infiliamo
Con il bragozzo alfin ci ritroviamo.
Scegliamo un casone per far sosta,
Con fronde e tavolon che par lì apposta,
All’ombra tosto il desco lì imbandiamo:
Qui si sta ben, così ci riposiamo
Almen fino a che il caldo va a scemare,
Con la frescura poi potrem remare.
Così verso le quattro, un po’ restie
Lasciamo il cason per nuove vie.
Sappiamo da principio, il fiume scende,
Noi lo saliam, fatica ora ci attende.
La foce è cheta, passiamo le balanze,
Di certo innanzi iniziano le danze.
Voghiamo tra i boschetti che si addensano
“Non va poi mal” le rematrici pensano
“Fin qui il contrarion non ci fa danno
Le nostre braccia ancora ce la fanno”.
Verso le sei scorgiamo una marina
Con ristorante-bar e riva vicina
Sembra ideale qui fare una pausa,
Senza che di ritardo poi sia causa
Non ci sono avventori, data l’ora,
Però i gestori sono tutti fora
Incuriositi chiedono chi siamo,
Le barche a remi dove dirigiamo.
La meta resa nota, son straniti
Della nostra ambizion assai stupiti.
Ci dicono “Più in alto il fiume corre,
Avanti non potrete i remi porre,
Che’ i flutti son rapidi e ferali
Ci sono gorghi e legni assai fatali
Già col trenta cavalli il viaggio è duro,
Dovrete rinunciar, questo è sicuro.”
Sorbiamo fresche bibite e diciamo
“Per nulla al mondo adesso rinunciamo:
Sicuramente lor non han coscienza
Di quindici puledre la potenza!”
Con la dubbiosa gente, mentre andiamo,
Che certo riuscirem noi scommettiamo.
Le sei e mezza son quando salpiamo,
Il peggio ancor ci attende: dài, remiamo!
L’orgoglio ormai ferito, e preoccupate,
“Se non giungiam, ove starem accampate?
La notte presto sul fiume distende
Un vel di buio che già quasi scende.
Il fiume ancora scorre inver tranquillo,
Sarà anche faticoso, ma che bello!
Si scorgon case, siamo a Precenicco
Del campanile al settimo rintocco.
Ma avanti affronteremo gogrhi strani,
Tronchi divelti e perigli immani:
Allor vieppiù, con lena rinnovata,
Teniamo vigorosa la vogata.
Nel mentre la luce del rivo al tramonto
Sparge un incanto ch’è senza confronto.
Passiamo Palazzolo all’imbrunire,
Siam quasi giunte, saprem progredire?
Un tronco disteso, con rami sporgenti
Nel mezzo del fiume a tagliar le correnti,
Si pone di intralcio alla navigazione:
Possiam superarlo, ma con attenzione!
Il passaggio è insidioso e la vegetazione
Dalle ripe scoscese ci porge ostruzione.
Ma noi procediamo, impavide e stolide
Le braccia ancor reggono, le barche son solide.
E sempre attendendo del fiume la foga
Guardiamo lontano, badimo alla voga
Tra breve la notte inghiottirà tutto,
Se non arriviamo sarà proprio brutto!
Con questi pensieri sentiamo un motore,
Rovina l’incanto con questo rumore…
“Heilà, proprio voi, dove ve ne andate?
Più indietro è l’approdo che tanto agognate!”
Un’ansa più sotto, dal verde oscurato,
Ci stava un passaggio, ma chi l’ha notato?
Girata la prua, attente: si vola!
La barca veloce ora scende da sola.
Or verso l’approdo volgiamo la rotta
Delle otto al rintocco siam a Rivarotta!
Su, presto all’albergo a fare una doccia,
poi all’agriturismo a fare bisboccia.
E mentre ceniamo, provate e felici,
Vediamo qui giungere dei volti amici:
Della voga Marano il gentil Presidente
ci porta le tessere, ne siam ben contente!
Infine, agli scettici telefoniamo:
Siam bell’e arrivate, doman ripassiamo;
Verremo da voi a bere il caffè
(La soddisfazion non sapete quant’è!!!)

25 Agosto Lio Piccolo – Giudecca

Ultima mattina, ultima partenza per raggiungere la Giudecca. Smontiamo le tende, ci godiamo la splendida colazione dell’agriturismo e Gino dell’agritourismo ci porta i bagagli in macchina fino alla riva dove ci aspettano le barche. Siamo ormai decimate, perché alcune ci hanno lasciate il giorno prima, perchè i doveri della vita quotidiana si udivano fino al margine nord della laguna: ci ha lasicato anche Lucia per un taglio al piede: era caduta in acqua dal bragozzo quando abbiamo scaricato i bagagli. Parere del medico subito presente: antibiotici e riposo per il piede. Visto che si voga male facendo riposare un piede, è tornata a casa dopo la cena.

Per quelle che sono rimaste la vogata offre un’ultimo piccolo assaggio della bellezza della laguna nord, con le saline e le barene estese, peccato che questa zona è troppo lontana dalla Giudecca, sarebbe bellissimo poter fare le vogate pomeridiane in quest’ambiente. piano piano ci muoviamo sul canale S.Felice verso Venezia. Oggi abbiamo una seconda barca apoggio: ci accompagna Dino che ha dormito nella Sanpierota a Lio Piccolo e torna in Giudecca con noi.

Ultima tappa caffè, per non farla finita troppo presto, alla ricevittoria di Treporti. Poi lungo l’isola di S.Erasmo verso la città.

 

La dura realtà Veneziana ci accoglie ancora prima di arrivare in Giudecca: il canale fronte all’Arsenale ci accoglie con onde che erano peggio di quelle affrontate il giorno prima in mare, sia per altezza, sia perchè arrivano in maniera caotica da ciascuno dei taxi che ci passa più o meno vicino. si sente che è iniziata la Biennale, i tassisti fanno da padroni nella città.

Stessa scena anche davanti alla Biennale: onde da motoscafi, vaporetti, tutti hanno fretta “devono lavorare!” come ci dice un pilota di vaporetto… Rimpiangiamo i motoscafetti delle lagune di Marano e Grado, tutto sommato si stava meglio, e anche le onde del mare, almeno arrivavano tutte dalla stessa direzione! arrivate nel canale dell’orfano vediamo una caorlina rossa. gli amici della Remiera ci sono venuti incontro. la gioia di rivedersi ci fa dimenticare le arrabbiature, ci salutiamo e voghiamo insieme l’ultimo pezzo verso la Remiera, dove ci aspettano i tavoli già aparecchiati.

In tanti ci aspettano in Remiera, Vittorio ci fa un gesto commovente per congratularsi con noi (e con Monica), Valentina ci attende con la sua canottiera premaman che copre il suo bel pancione, Diana ha cucinato, …

 

che dire? è finita anche questa volta, siamo fiere di avercela fatta, abbiamo un sacco di avventure e incontri da raccontare, delle belle imagini nelle teste (e nelle macchine fotografiche), abbiamo trovato nuovi amici, e siamo sicure che, anche l’anno prossimo, si partirà!

 

20 agosto Visita ad Aquileia e Grado puntata in versi

Per riposar da tanta voga dura,
Ora ci dedichiamo alla cultura
Ed Aquileia e’ luogo all’uopo adatto
Con dotta guida abbiamo gia’ un contatto:
Cortese e appassionata assai studiosa,
Ci porta alla Basilica maestosa
Quivi starem la storia ad ascoltare
Di questa antica localita’ di mare
Dove nel tempo si son creati strati
Di mosaici assai ben conservati
Che stupiscono lo sguardo di chi osserva
E sorprese ad ogni angolo riserva
Con varieta’ di tinte e di figure,
Che quei mosaici paiono pitture.
Capiam che ognuna ha il suo significato
Da molti luminari ben studiato
Ma ancor si scopre un’interpretazione
Capace di crear nuova emozione
Cosi’ la nostra guida ci stupisce
Spiegando cio’ che l’occhio non carpisce.
Purtroppo il tempo e’ avaro ma l’incanto
Di quel che abbiam veduto e’ stato tanto;
La guida salutiamo molto grate
Che’ liete della visita siam state.
Porgiamo un accorato “arrivederci!”
Un modo troverem per ritornarci!
Ed ora in tutta fretta, che si fa?
Chi a remi o in bici e chi in bragozzo andra’?
Si apre tumultuosa discussione,
Risolta infine viene la questione:
Vogando in sei e cinque in bici vanno
ed altre sei ai remi torneranno;
Su questa strada che assomiglia a un forno
Tre rematrici in bici fan ritorno,
Assieme a due che ognor pedaleranno:
Avanti e indre’ in bici sempre andranno.
Le rimanenti a fare compagnia
Alla Cristina, con Silvio e pur la Lia,
Restano in bragozzo a riposare
Quando non tocca loro di vogare.
(E’ più’ fatica i ruoli stabilire,
Che in bici o ai remi star, non c’e’ che dire!)
Cosi’ composte a Grado ce ne andremo,
Se subito partiam, li’ mangeremo.
Ma il contrarion e il vento di traverso
Fan si’ che il nostro incedere sia avverso;
Incontro vien vogando infin Cristiano,
Ci indica l’apporodo non lontano,
Ci invita a consumare uno spuntino,
Giungiam pero’ al ristoro un po’ tardino.
Gia’ la cucina han chiuso e la locanda
Ci offre companatico e bevanda.
Ombra, ghiaccio e buona compagnia
Ci tolgono la voglia di andar via
Ma Grado vecchia c’e’ da visitare
Prima che l’ora giunga di rientrare.
Cosi’ ci incamminiam per calli strette
Tra belle chiese e solatie piazzette.
Di li’ giungiam, con uno sguardo estatico,
A rimirare il blu mare Adriatico.
Prima di andare ognuna col suo mezzo,
A Grado vecchia proprio nel bel mezzo,
Il tempo ci prendiamo per un blitz
In un baretto a prendere uno spritz,
Quindi il ritorno svolgesi sereno,
Il vento più alle barche non fa freno.
In secca malamente rovesciata,
Una casa galleggiante s’e’ arenata:
Oh poveri inquilini, che disdetta
Speriam che la marea qui cresca in fretta!
In bicicletta pur va tutto bene
Le donne inver pedalano serene
Quand’ecco su una siepe una capretta
Far capolino con la sua barbetta
Ma sia magia o forse un’illusione
Or vedo una vecchina e un forbicione!
Non e’ poi tanto strano questo inganno
Le capre, e’ noto, arrampicarsi sanno
Su siepi, arbusti e anche su alberelli
Da dove brucan frutti e ramoscelli.
I dubbi alle compagne son fugati:
Da foto i fatti son documentati!
A sera poi ci attende un desinare
Servito sul tranquillo lungomare
Al lume delle torce consumiamo
Cibarie e autan e insieme poi brindiamo
Intano anche Elena e’ arrivata
Domani a noi si unisce alla vogata
All’Orie invece, assieme a lei venuta,
In bragozzo tocchera’ di star seduta
Ma ancor peggiore sorte e’ capitata
A DianaS che ormai si e’ rassegnata
A seguirci da lontano, poveretta,
Che i guai non la fan muover da casetta.
Noi tutte tristi siamo alla notizia,
Senza di lei sara’ meno letizia
E il venir meno di robuste braccia,
Per noi fara’ aumentar la faticaccia.
Che l’indomani lunga e  perigliosa
Ci attende tappa vieppiu’ faticosa.
Con questo ci diciamo buonanotte,
Anche per oggi siamo tutte cotte.

24 Agosto Cortellazzo – Lio Piccolo

24 Agosto: Cortellazzo – Lio Piccolo

Ci alziamo presto, quasi contente di aver passato questa notte (quasi) indenne e di poter tornare ai nostri movimenti consueti, dopo i volteggi sul pavimento duro dello spogliatoio. Allora, colazione al bar e torniamo nelle barche. Salutiamo quelle che si faranno il primo pezzo in autobus, in maniera da alleggerire il bragozzo per il tratto da attraversare in mare. Non sono ancora le nove quando mettiamo le prue verso la bocca del Piave e dopo pochi minuti siamo in mare. Non c’è vento, e le onde sono basse e lunghe. Proviamo stare vicini alla spiaggia, ma non è agevole dato che le onde si innalzano con il fondale basso. All’altezza delle boe che segnano i 500m dalla spiaggia si riesce vogare, e con la corrente a favore procediamo in fretta. I nostri sguardi preoccupati vanno nell’acqua, che è bella limpida, in maniera da farci vedere bene le numerose meduse che navigano sotto di noi. Ne vediamo di tutte le taglie. Ancora speriamo di farcela di fare un ultimo bagno prima di rientrare, ma alla fine, arrivate al faro Piave, ce ne sono talmente tante piccoline che quasi non osiamo mettere i piedi in acqua per rinfrescarci. Niente bagno, che delusione!

Il Sile ci accoglie con una bella contraria, ma ormai ci sarebbe sembrato strano entrare con la marea crescente che ci avrebbe dato una spinta. Passiamo tra le barche che escono verso il mare e gli spettatori in riva. Vicino alla pompa di benzina qualcuno, oltre farci gli applausi, chiede “ma con la benzina siete a posto, vero?”.

Raggiungiamo la conca del Cavallino, dove aspettiamo un buon quarto d’ora prima di poter entrare rimpiangendo la leggera brezza del mare. Dopo poco usciamo dal lato della laguna: una strana impressione tornare nella nostra laguna di Venezia dopo tutto questo viaggio. Alla fine del canale troviamo una mascareta della Remiera Cavallino che ci aspetta e ci scorta fino al nostro approdo alla piazza. Ci offrono da bere, e sono fortunati, perché nessuna avrebbe retta ad uno spritz, tutte si limitano ad acqua minerale. Il tratto in mare, benché meno ondoso dell’andata, ci ha messo a prova, a qualcuno è addirittura venuto quasi il mal di mare coll’onda lunga da poppa.

Ci accampiamo ancora una volta nel parco centrale del paese per pranzare, consumando le ultime scorte di verdure e la frutta comprata lì sul momento.

La pausa termina coll’arrivo delle autorità: ci raggiunge l’assessore provinciale Gianni, insieme ad un team di televisione. Loro si imbarcano con noi per l’ultimo pezzo fino a Lio Piccolo. Il gruppetto di ragazzi della Remiera Cavallino invece ci saluta e va a Lio Piccolo in macchina, dicono che poi di sera non ce l’avrebbero fatto di tornare a remi. Il giro per il canal dell’Arco e il canal dei Bari ci porta in un pezzo di laguna bellissimo, e per quanto sembra, poco trafficato: le poche barche che incontriamo rallentano per non farci onde, magari impressionati dalla telecamera sul bragozzo, o dalla camicia verde dell’assessore? Pur sapendo di essere nella Laguna di Venezia ci sembra di essere altrove, e quasi ci dispiace, perchè all’assessore deve sembrare che non ci siano problemi per andare a remi, e la convivenza tra barche a motore e barche a remi sia del tutto pacifica….

Il percorso passa con interviste, riprese (la caorlina carica anche il cameraman per fare riprese dall’interno della barca) e garette tra le due barche a remi più o meno serie.

Così arriviamo a destinazione a Lio Piccolo addirittura in anticipo (cosa inaudita). Ci aspettano gli abitanti di Lio Piccolo che hanno preparato dolci e cibi con le loro verdure e la loro frutta, gli amici della Canottieri Cavallino. quando arriva il sindaco del Cavallino, mettiamo in scena di nuovo il nostro arrivo … quanto serve arrivare troppo presto …

Foto ricordo, scambio di gagliardetti e auguri con le autorità e ci dedichiamo agli ospiti che sono curiosi prendere un remo in mano, tra cui anche il sindaco Claudio Orazio e qualche abitante di Lio Piccolo. La differenza si vede: più di una delle residenti si rivelava una buona vogatrice, sappiamo dove pescare rinforzi per i prossimi viaggi!

Quando riusciamo montare le tende fa già buio, per la goia delle zanzare che ci trovano indifese perchè impegnate con archi e picchetti, e più di una riesce anche infilarsi all’interno delle tende per continuare il suo pasto durante la notte. La giornata si conclude con un ottima cena all’agriturismo Manciane, insieme ad amici e famigliari che ci hanno raggiunti da Venezia.