22 agosto – ritorno da Rivarotta

Questa mattina, sveglie e pimpanti,
Non ci curiam di che abbiam davanti,
L’animo è allegro, gli sguardi son fieri,
Per la riuscita del viaggio di ieri.
Pure non son da sottovalutare
I 30 chilometri anche oggi da fare.
Ma noi, spavalde, non ce ne curiamo,
Si va in discesa, non ci preoccupiamo.
E mentre il burro sul pane spalmiamo
Allegramente tra noi discutiamo
Se mai sia Udine o Trieste a ragione
Il capoluogo di questa regione.
Intanto un primo problema si pone:
A portare i bagagli chi si dispone?
Giacchè il bragozzo più in giù s’è fermato
Che’, causa il pescaggio, qui non è arrivato.
Giunge in ausilio adatta vettura
Per il trasporto non è così dura:
Chi è di riposo ai borsoni provvede
Mentre chi voga all’approdo procede
Ma resta sorpresa alle barche chi arriva:
Anche i bagagli son qui sulla riva!
Per un disguido son qui scaricati,
A destinazione non sono arrivati.
Adesso ci tocca ricaricarli
E dove attende il bragozzo portarli
Costa fatica, ma non disperiamo:
Tempo si perde, ma tempo oggi abbiamo.
Ultime foto, saluti a chi resta
Sciolte le briglie, a vogar ci si appresta
Fuor dell’approdo, ch’è in ansa tranquilla,
Ci attende il fiume che al sole scintilla;
Con la corrente che rotola a valle,
Presto lasciam Rivarotta alle spalle.
Il sandalo freme tra i gorghi ed i flutti,
Ci si destreggia nei punti più brutti;
Ma la caorlina, con scafo pesante
Prende un abbrivio davvero inquietante.
Attenta Anna, nell’acqua c’è un tronco,
Tira su il remo se no resta monco,
Mettilo in acqua e dai giù la poppa:
La velocità qui comincia a esser troppa.
Sull’altra sponda c’è un ramo sporgente,
Scopa la poppa, non lascia su niente!
Povera Anna, è rimasta sul ramo
Alla gatto Silvestro: no, lì non la vediamo,
Neanche nell’acqua si vede sguazzare
Ma allor dov’è che è andata a cascare?
Dalla sentina ecco sbuca la testa
Poi sulla poppa ritorna ben lesta:
Neppure il remo ha mollato di mano,
Che’ serve in barca, non certo lontano!
Grande poppiera, riprende il controllo,
Mentre lo scafo va a rotta di collo
Per quelle rapide certo insidiose
Che ci trascinan tra rive sinuose
Sol nelle gambe, lieve, v’è un tremito:
Certe esperienze pur lasciano un seguito.
S’acquieta innanzi il fiume alquanto
Sì che seguirlo diventa un incanto
V’è un tronco arenato sul bagnasciuga,
Sopra si scorge una tartaruga!
Uccelli e libellule volano intorno,
Rendono magico questo contorno.
Spezzan l’incanto soltanto i tafani
E il conseguente menare di mani.
E’ una battaglia senza ritegno,
Giacciono i morti sul fondo di legno.
Ma la seconda, dove è finita:
Non mi direte che s’è già esaurita?
Noi giù veloci pensiamo di andare,
E invece nisba, ci tocca vogare!
E fu così che, oltre all’ora stimata,
Una buona mezzora di voga è sommata.
Quand’ecco ergersi, lungo la sponda
Il ristorante, che vista gioconda:
Lì scenderemo e andremo a gustarci
Un buon caffè che ora devon pagarci,
Chè abbiam scommesso, e siam vittoriose
La soddisfazione ci rende boriose.
Leghiamo le barche: ai primi sondaggi,
Pare che niuno sia nei paraggi
Di quei che ieri con noi han scommesso,
Noi ci guardiamo: che si fa adesso?
Mentre perplesse siam sul da farsi,
Vediamo un signore appropinquarsi:
E’ il proprietario di questo locale,
che sorridendo ci invita a restare
Ci informa che lui su di noi ha puntato,
Del nostro successo non ha dubitato
Al personale ora tocca spesare
Quello che meglio ci aggrada ordinare.
Allora liete ci accomodiamo,
Caffè e brioches allegre gustiamo
Si scambian battute, si fanno le foto
Arriva già l’ora di mettersi in moto.
Carte alla mano le tappe guardiamo,
E’ ancora lunga, è meglio che andiamo.
Lasciar quel posto assai ci dispiace,
Un poco si indugia qui in santa pace,
Poi finalmente si volge alla riva,
Qualcuna tarda, si aspetta, ora arriva.
Par che siam pronte, che c’è ancora adesso?
Manca la frutta da portarci appresso,
Va ben, prendiamola e tosto partiamo,
Ma non si trova a portata di mano
Sta nel bragozzo, a prua ben stivata,
Si attende ancora che sia preparata.
Il tempo passa, ora meno ne abbiamo:
Discender lo Stella ancora dobbiamo,
Poi la laguna c’è da attraversare,
Quindi il canale dobbiam navigare,
Che ci conduce fino al Tagliamento
Da attraversare, non certo a rilento,
Fino alla conca di Bevazzana sinistra
Che se ne sta più in giù sulla destra.
Ci sono orari da rispettare,
C’è chi ci vuole alla conca incontrare
E con la barca scortarci per via,
Con noi restare un po’ in compagnia,
A porto Baseleghe il Sindaco aspetta
Se ritardiamo, sai che disdetta!
E Vallevecchia dobbiamo raggiungere,
Anzi le sei che il pick-up non può attendere.
Tutti ‘sti orari e appuntamenti,
Sono uno stress e ci danno i tormenti.
Così sogniam di vogar rilassate,
Esser famose ci rende stressate.
Scender lo Stella or non è una gran prova,
Però la corrente oramai non ci giova
Che’ da qui in poi la marea ora entrante
Sovrasta l’effetto del fiume calante.
Eccoci infine, sfociamo in laguna,
Guardiam l’orologio: è già quasi l’una
Or dove andiamo, bisogna tagliare,
Sopra la secca conviene remare
Arduo è trovare un riferimento,
Intanto s’è alzato un bel po’ di vento,
Che faticoso rende il vogare:
In secca e a contraria è duro avanzare.
Ecco il canale, teniamolo a tiro,
Ecco il bragozzo, che ha fatto il giro.
Ma che succede? In lontananza
Vediam che il bragozzo più non avanza
La Marzia da prua l’ancora getta,
Ma cosa fanno, non san che c’è fratta?
Non vorran mica fermarsi qui,
Per il desinare del mezzodì?
Lungo è ancora il percorso da fare,
Or non possiamo certo sostare
Siamo in ritardo, se non ci muoviamo
Con chi ci attende che figura facciamo?
Scopriam poi trattarsi di pausa forzata,
Guasto alla leva, ch’è tosto aggiustata,
Tira su l’ancora, Marzia, si va,
Sta attenta al fango, mettila là!
Lungo il canale per il Tagliamento,
Chissà che ci sia un po’ meno di vento,
Ma che contraria, ragazze qui è dura,
Ci metteremo un bel po’, ho paura!
Lente procedono purtroppo le prue,
Non mangeremo prima delle due!
Giungiamo infine al Tagliamento,
(Sarà finito questo tormento)
Lo attraversiamo volgendo alla foce
Speriam che l’andare qui sia più veloce.
Intanto il bragozzo avanti e’ andato
Il desco imbandito ci han preparato
Ormai solo un’ora abbiam per sostare:
La barca alle tre ci viene a incontrare.
Mentre mangiamo testè in tutta fretta
Ecco arrivare la prima disdetta:
Con il caffè notizia è arrivata
Che non verrà la barca aspettata:
Tiriamo un sospiro, finiam senza fretta,
Possiam sbaraccare con calma perfetta
Poi ci approntiam per la prossima tappa,
Il sole e’ cocente, il caldo e’ una cappa
Mentre chiediamo chi tocca a vogare
Ci dicon che il Sindaco non potra’ arrivare,
E’ trattenuto in triste consesso
Non può festeggiare il nostro successo.
Or rilassate possiam navigare,
E a Vallevecchia per tempo arrivare
Dove troviamo, gentili, ad attenderci,
Quei che col mezzo son venuti a prenderci:
dopo i saluti, ci han dissetate,
Fino all’ostello ci han trasportate:
Grazie carissimi, per il trasporto,
Ci vediam domattina, per il riporto!
Adesso, che il parroco arrivi aspettiamo,
E nell’attesa un prosecco stappiamo
Intanto si chiacchiera in allegria
Il sole scende, il giorno va via.
Anche la Elena tosto s’en va,
Al Cavallino ci si rivedrà.
Poi, sistemate, abbiam prenotato
In un locale che pare adeguato
Per una cena, si spera veloce,
Che’ la stanchezza arriva feroce.
Ma lento e’ il servizio, le scorte carenti,
Le birre finite, verdure latenti.
I tempi si allungano, le palpebre cedono:
Fortuna che Anna e la Marzia provvedono
A tener vive, con giovialità
Sane risate e convivialità,
Sebben la fatica si faccia sentire
Di questo giorno si’ lunga a finire.
Ma che giornata di tempi sballati,
Appuntamenti pressanti saltati,
Prima la fretta, poi lunghe attese
Certo domani sarem più distese.

21 agosto – Rotta a Rivarotta

In piedi siamo già al mattino presto,
Che’ il viaggio a Rivarotta non e’ lesto.
Ci son anche i bagagli da portare
Poiché il bragozzo qui non può arrivare
Per via della gran secca, quindi: avanti!
Portiamoli in caorlina tutti quanti
Fin dove il Capitano ha ormeggiato
Il bragozzo nel mattino soleggiato.
Finito col trasbordo delle borse
Possiam coi remi dare via alle corse,
Ma poco da gioire, ohimè, troviamo
Nella contraria subito imbattiamo:
Che’ da Aquileia noi desiam sortire,
E l’acqua invece qui volea venire.
Mannaggia, già la vedo proprio dura
Di giungere a concluder l’avventura.
Ma l’arte esercitiam senza vergogna
Di andare sopra secca alla bisogna,
E s’anche la marea è ancora bassa
Tagliam le curve almen dove si passa.
Un pescator, nell’aria ancora fresca,
Rientrando solitario dalla pesca,
Scorgendoci saluta con veemenza
E mostra assai per noi benevolenza
Curioso incontro questo si rivela,
Toglie il cappello: ch’è una donna svela!
Così, tra una barena ed un Casone,
Giungiam a Porto Buso in distensione.
Ragazze, l’acqua entra, è chiara e fresca,
Siamo in orario, un bagno ci rinfresca
Attente alla corrente, come tira!
E un banco di meduse intorno gira.
Allora si riparte via veloci,
Del fiume alla ricerca delle foci.
Intanto, per non fare un largo giro,
Tentiam di fare in secca tutto un tiro.
Con tutte ‘ste barene, dove andiamo?
Il ghebo giusto prender confidiamo.
Quand’ecco ci accostiamo a un isolotto,
Al massimo di metri sei per otto,
E tosto con reciproca sorpresa
Scorgiamo una donna al sol distesa
Nel pontiletto appresso al suo casone
Stupita di veder delle persone:
“E voi cosa ci fate inver costì,
Che qui non passa niuno tutto il dì?”
“Non abbia tema, presto ce ne andiamo,
Le foci dello Stella noi cerchiamo”
“Son qui di fronte, non vi preoccupate
Ancor pochi minuti ed arrivate!”
Ora pur noi scorgiamo là davanti
Un varco tra le ripe circostanti
Addentro ad un canale ci infiliamo
Con il bragozzo alfin ci ritroviamo.
Scegliamo un casone per far sosta,
Con fronde e tavolon che par lì apposta,
All’ombra tosto il desco lì imbandiamo:
Qui si sta ben, così ci riposiamo
Almen fino a che il caldo va a scemare,
Con la frescura poi potrem remare.
Così verso le quattro, un po’ restie
Lasciamo il cason per nuove vie.
Sappiamo da principio, il fiume scende,
Noi lo saliam, fatica ora ci attende.
La foce è cheta, passiamo le balanze,
Di certo innanzi iniziano le danze.
Voghiamo tra i boschetti che si addensano
“Non va poi mal” le rematrici pensano
“Fin qui il contrarion non ci fa danno
Le nostre braccia ancora ce la fanno”.
Verso le sei scorgiamo una marina
Con ristorante-bar e riva vicina
Sembra ideale qui fare una pausa,
Senza che di ritardo poi sia causa
Non ci sono avventori, data l’ora,
Però i gestori sono tutti fora
Incuriositi chiedono chi siamo,
Le barche a remi dove dirigiamo.
La meta resa nota, son straniti
Della nostra ambizion assai stupiti.
Ci dicono “Più in alto il fiume corre,
Avanti non potrete i remi porre,
Che’ i flutti son rapidi e ferali
Ci sono gorghi e legni assai fatali
Già col trenta cavalli il viaggio è duro,
Dovrete rinunciar, questo è sicuro.”
Sorbiamo fresche bibite e diciamo
“Per nulla al mondo adesso rinunciamo:
Sicuramente lor non han coscienza
Di quindici puledre la potenza!”
Con la dubbiosa gente, mentre andiamo,
Che certo riuscirem noi scommettiamo.
Le sei e mezza son quando salpiamo,
Il peggio ancor ci attende: dài, remiamo!
L’orgoglio ormai ferito, e preoccupate,
“Se non giungiam, ove starem accampate?
La notte presto sul fiume distende
Un vel di buio che già quasi scende.
Il fiume ancora scorre inver tranquillo,
Sarà anche faticoso, ma che bello!
Si scorgon case, siamo a Precenicco
Del campanile al settimo rintocco.
Ma avanti affronteremo gogrhi strani,
Tronchi divelti e perigli immani:
Allor vieppiù, con lena rinnovata,
Teniamo vigorosa la vogata.
Nel mentre la luce del rivo al tramonto
Sparge un incanto ch’è senza confronto.
Passiamo Palazzolo all’imbrunire,
Siam quasi giunte, saprem progredire?
Un tronco disteso, con rami sporgenti
Nel mezzo del fiume a tagliar le correnti,
Si pone di intralcio alla navigazione:
Possiam superarlo, ma con attenzione!
Il passaggio è insidioso e la vegetazione
Dalle ripe scoscese ci porge ostruzione.
Ma noi procediamo, impavide e stolide
Le braccia ancor reggono, le barche son solide.
E sempre attendendo del fiume la foga
Guardiamo lontano, badimo alla voga
Tra breve la notte inghiottirà tutto,
Se non arriviamo sarà proprio brutto!
Con questi pensieri sentiamo un motore,
Rovina l’incanto con questo rumore…
“Heilà, proprio voi, dove ve ne andate?
Più indietro è l’approdo che tanto agognate!”
Un’ansa più sotto, dal verde oscurato,
Ci stava un passaggio, ma chi l’ha notato?
Girata la prua, attente: si vola!
La barca veloce ora scende da sola.
Or verso l’approdo volgiamo la rotta
Delle otto al rintocco siam a Rivarotta!
Su, presto all’albergo a fare una doccia,
poi all’agriturismo a fare bisboccia.
E mentre ceniamo, provate e felici,
Vediamo qui giungere dei volti amici:
Della voga Marano il gentil Presidente
ci porta le tessere, ne siam ben contente!
Infine, agli scettici telefoniamo:
Siam bell’e arrivate, doman ripassiamo;
Verremo da voi a bere il caffè
(La soddisfazion non sapete quant’è!!!)

20 agosto Visita ad Aquileia e Grado puntata in versi

Per riposar da tanta voga dura,
Ora ci dedichiamo alla cultura
Ed Aquileia e’ luogo all’uopo adatto
Con dotta guida abbiamo gia’ un contatto:
Cortese e appassionata assai studiosa,
Ci porta alla Basilica maestosa
Quivi starem la storia ad ascoltare
Di questa antica localita’ di mare
Dove nel tempo si son creati strati
Di mosaici assai ben conservati
Che stupiscono lo sguardo di chi osserva
E sorprese ad ogni angolo riserva
Con varieta’ di tinte e di figure,
Che quei mosaici paiono pitture.
Capiam che ognuna ha il suo significato
Da molti luminari ben studiato
Ma ancor si scopre un’interpretazione
Capace di crear nuova emozione
Cosi’ la nostra guida ci stupisce
Spiegando cio’ che l’occhio non carpisce.
Purtroppo il tempo e’ avaro ma l’incanto
Di quel che abbiam veduto e’ stato tanto;
La guida salutiamo molto grate
Che’ liete della visita siam state.
Porgiamo un accorato “arrivederci!”
Un modo troverem per ritornarci!
Ed ora in tutta fretta, che si fa?
Chi a remi o in bici e chi in bragozzo andra’?
Si apre tumultuosa discussione,
Risolta infine viene la questione:
Vogando in sei e cinque in bici vanno
ed altre sei ai remi torneranno;
Su questa strada che assomiglia a un forno
Tre rematrici in bici fan ritorno,
Assieme a due che ognor pedaleranno:
Avanti e indre’ in bici sempre andranno.
Le rimanenti a fare compagnia
Alla Cristina, con Silvio e pur la Lia,
Restano in bragozzo a riposare
Quando non tocca loro di vogare.
(E’ più’ fatica i ruoli stabilire,
Che in bici o ai remi star, non c’e’ che dire!)
Cosi’ composte a Grado ce ne andremo,
Se subito partiam, li’ mangeremo.
Ma il contrarion e il vento di traverso
Fan si’ che il nostro incedere sia avverso;
Incontro vien vogando infin Cristiano,
Ci indica l’apporodo non lontano,
Ci invita a consumare uno spuntino,
Giungiam pero’ al ristoro un po’ tardino.
Gia’ la cucina han chiuso e la locanda
Ci offre companatico e bevanda.
Ombra, ghiaccio e buona compagnia
Ci tolgono la voglia di andar via
Ma Grado vecchia c’e’ da visitare
Prima che l’ora giunga di rientrare.
Cosi’ ci incamminiam per calli strette
Tra belle chiese e solatie piazzette.
Di li’ giungiam, con uno sguardo estatico,
A rimirare il blu mare Adriatico.
Prima di andare ognuna col suo mezzo,
A Grado vecchia proprio nel bel mezzo,
Il tempo ci prendiamo per un blitz
In un baretto a prendere uno spritz,
Quindi il ritorno svolgesi sereno,
Il vento più alle barche non fa freno.
In secca malamente rovesciata,
Una casa galleggiante s’e’ arenata:
Oh poveri inquilini, che disdetta
Speriam che la marea qui cresca in fretta!
In bicicletta pur va tutto bene
Le donne inver pedalano serene
Quand’ecco su una siepe una capretta
Far capolino con la sua barbetta
Ma sia magia o forse un’illusione
Or vedo una vecchina e un forbicione!
Non e’ poi tanto strano questo inganno
Le capre, e’ noto, arrampicarsi sanno
Su siepi, arbusti e anche su alberelli
Da dove brucan frutti e ramoscelli.
I dubbi alle compagne son fugati:
Da foto i fatti son documentati!
A sera poi ci attende un desinare
Servito sul tranquillo lungomare
Al lume delle torce consumiamo
Cibarie e autan e insieme poi brindiamo
Intano anche Elena e’ arrivata
Domani a noi si unisce alla vogata
All’Orie invece, assieme a lei venuta,
In bragozzo tocchera’ di star seduta
Ma ancor peggiore sorte e’ capitata
A DianaS che ormai si e’ rassegnata
A seguirci da lontano, poveretta,
Che i guai non la fan muover da casetta.
Noi tutte tristi siamo alla notizia,
Senza di lei sara’ meno letizia
E il venir meno di robuste braccia,
Per noi fara’ aumentar la faticaccia.
Che l’indomani lunga e  perigliosa
Ci attende tappa vieppiu’ faticosa.
Con questo ci diciamo buonanotte,
Anche per oggi siamo tutte cotte.

19 08 in rime

Copiosa colazion di buon mattino,
L’intento e’ di partire sul prestino,
Ci dirigiamo leste alla banchina
Dove assonata attende gia’ Cristina
E i nuovi amici conosciuti ieri
Che un pezzo ci accompagnan volentieri
Cosi’ ci accomiatiamo da Marano
Verso una nuova meta più lontano.
I nostri assai cortesi cavalieri
La gondola portando molto fieri
Ci scortano vogando sopra secca
Dove il bragozzo or non ce la becca
Per rotte non segnate sulle carte
A lor da sempre conosciute ad arte
Ma sono note solo a chi e’ del loco
E il nostro andare accorcian non di poco,
Se’n va il bragozzo via per il canale
Per esser più sicuro del fondale
L’appuntamento e’ dato a Porto Buso
Dove faremo un cambio come d’uso
Per rinfrancar le vogatrici stanche
E nuova energia dare alle barche
Or l’incanto ci ammalia del paesaggio
Che s’offre al nostro sguardo a lungo raggio

Le barche a remi più non sono lente
Con il favor di vento e di corrente
Ma ormai e’ quasi ora di mangiare,
Che non possiamo mica digiunare!
Cerchiamo un posticino all’uopo adatto
Che tosto il desinar e’ presto fatto
Il Capitano addocchia un pontiletto
Che visto da lontan pare perfetto
Noi la’ ci avviciniamo piano piano,
Guardiamo da vicino il posto strano
E’ propieta’ privata, questo e’ certo,
Potremo noi sostare qui all’aperto?
Mandiamo Roby e Gio’ in avanscoperta,
Per veder se la casa e’ oggi aperta,
Se poi chi qui comanda e’ si’ gentile
Da farci stare un’ora sul pontile.
“Ma si’!” dice il padrone, “state pure,
Prendete pure l’acqua se vi pare
Che poi vi invito anche qui da me
Magari vi offriro’ anche il caffè”
Cosi’ ci sistemiamo sopra il prato
Di questo paradiso inaspettato,
All’ombra noi pranziamo senza fretta
Godendo anche dell’acqua ben freschetta
Che sgorga chiara dalla fontanella
Da dove sorge Venere si’ bella
Deh, miti ci rechiamo alla magione
Dove invitate siam dal suo padrone
Ed una brocca di buon malvasia
Col panettone estivo vola via
Con lo spruzzin si umetta il palato
E l’appetito ormai è ben placato.
Sorpesa! Arriva anche la gubana:
Ben zuppa con la grappa e’ cosa sana
E grappa qui non manca a dire il vero
Siam grate ai nostri ospiti davvero
Intanto sai la Marzia che combina?
Coi palloncin diverte la bambina
Che allegra se ne va dalla sorella:
“Su guarda questa spada com’e’ bella!”
Quest’isola non scorderem, sicuro
A lungo penseremo anche in futuro
All’ospitalita’ che qui abbiam goduto,
Per non parlar di quel che abbiam bevuto.

Le rosse prue volgiamo ora alla meta
Che gia’ vediam sull’acqua verde e cheta,
Ad Aquileia siamo poco appresso,
E non possiam desister proprio adesso.
Ma la sostanza alcolica ingerita
Volgea il vogare in tenzone ardita,
Si sfidano in cavata nel canale
E quei che vedon pensan “Ma e’ normale?”
Tra sandalo e caorlina e’ sfida aperta
La sorte della gara e’ ancora incerta
Quand’ecco squilla infausto il cellulare
E’ di Luana, “Chi sara’ a chiamare?”
Che strano, chi ha chiamato non risponde,
E la caorlina sfreccia sopra l’onde
Cosi’ e’ risolta infine la regata
Ma l’Anna non trattiene una risata
Che il sandalo lei stessa avea chiamato
E in tale modo certo l’ha fregato.
Sibylle non aveva fatto i conti
Con queste smaliziate regatanti
Che pronte a tutto pur di non mollare
S’inventan pure di telefonare!
D’Aquileia ora ci accoglie il campanile
E infine noi giungiamo al nostro ovile,
Dove ci attende Paolo e con sorpresa
Vediamo alle pareti effige appesa,
Di tanti rinomati regatanti
Ci assalgono ricordi emozionanti,
All’ingresso ecco la Gio’e la Lucia,
“La Orie e’ appresso alla camera mia!”
La Claudia con la Silvia son li’ appese,
Alle eliminatorie le han riprese!
Intanto i bagagli sistemiamo
E dal sudore un po’ ci ripuliamo
Ma ancor non ci possiamo riposare,
Perche’ e’ gia’ quasi l’ora di ballare.
La festa al parco presto e’ preparata,
Cecilia con i musici e’ arrivata,
Son giunti anche gli amici da lontano
E il Sindaco per stringere la mano
A queste originali rematrici,
Che sanno trasformarsi in danzatrici!
La musica trascina tutti quanti
Cecilia danza con le regatanti
Con balli scatenati ch’e’ una favola,
E stanchi morti ci mettiamo a tavola!
Dovizia di cibarie e di spumanti
Deliziano i palati a tutti quanti
E a molte sorge triste un sospetto:
Vedrai che non caliam nemmeno un etto!
Gli amici e i musicisti salutiamo,
A nanna ora finalmente andiamo!