23 Agosto Vallevecchia – Cortellazzo

La mattina inizia con la tessa procedura a rovescia, viene Francesco con il pick-up dell’azienda regionale e ci trasporta con i nostri averi dall’ostello al museo dove sono ormeggiate le nostre barche. Per quelle che non hanno trovato posto nel pick-up, c’è lo strappo offerto da Diana e Manuela, arrivate con Lele da Venezia con per rinforzare la nostra squadra. Oggi c’è di nuovo con noi anche Claudia, arrivata da Caorle in gommone per tornarci a remi. L’hanno accompagnata Massimo e Sergio in uscita di pesca, ma non sanno che con il sandalo si pesca molto di più, i pesci saltano in barca da soli.  ci portano ancora  oggetti dimenticati durante la nostra tappa a Caorle all’andata, o diciamo che l’ancora l’abbiamo lasciato lì proprio perchè sarebbero servite solo il giorno successivo per uscire in mare?  Non è ancora finita: il giorno dopo è stata trovata una delle nostre belle borracce rosse. Partiamo, purtroppo, senza aver visitato il museo, la nostra esperienza ci fa temere che appuntamenti del genere si pagano poi di sera quando si fa fatica arrivare a destinazione in un orario decente (o stabilito con  che ci sta aspettando) arrivare a destinazione zo tropo tardi.

I nostri incontri sull’acqua subiscono qualche variazione: ci troviamo davanti un canoista di pessimo umore. Per noi il motivo è chiaro: al posto delle pagaie sembra avere solo un girone, una bella sfida andare avanti così! del resto gommoni o barche in plasticon, con i soliti capitani della domenica (scusate, del giovedì) un po’ imbranati, però molti di loro rallentano per noi e ci applaudano.

I racconti di Gigi

I nel casone di Gigi

Oggi la giornata delle tappe brevi: passata Valle Vecchia e il porto di Falconera, ci fermiamo all’isola dei casoni da Gigi, che ci offre caffè e ci mostra il suo casone, uno dei pochi usati ancora da pescatori veri in attività. è anche uno dei pochi casoni che ha conservato la forma originale, con il fogher al centro e le canne che coprono il tetto annerite dal fumo, fumo che si sente anche nell’aria del vano unico, al punto da obbligare di uscire più di una di noi per prendere aria all’esterno. chi resiste rimane affascinata dai suoi racconti sulla pesca e il suo modo di vogare (e insegnare di vogare)); quando lavora, deve muoversi tra le reti e nei ghebi nelle acque poco profonde delle valli, usa la vogata alla “vallesana” incrociando i remi di poppa e prua impugnati ciascuno con una mano. Ci racconta come ha insegnato questa voga a un amico, facendolo vogare su una barca legata ad una bricola prima con un braccio, poi coll’altro … sembra che le sue lezioni siano state coronate di successo, il tipo vogava più velocemente di tutti i suoi concorrenti. A noi affascina soprattutto questo modo di usare la voga non come divertimento ma come parte del lavoro quotidiano.

Silvia progetta i turni (Brussa)

Silvia progetta i turni

Riprendiamo la vogata fino a Caorle, dove sbarca Claudia e la salutiamo, l’ultima volta per questo viaggio, ma la rivedremo presto, speriamo. Cambiamo equipaggi: i piani fatti da Silvia sono un gioco ad incastri e di equilibrio sofisticatissimo: sta attenta che tutte abbiano, nei limiti delle disponibilità un “turno” di riposo, che in tutte le barche vi siano le forze equilibrate, e che ciascuna voghi a quel lato che preferisce. Decidiamo che per il prossimo anno svilupperemo un programma che aiuti tenere conto di tutti questi equilibri difficili.

Dopo pochi kilometri, nuovo stop, pausa pranzo. Non ci sembrava che fosse già ora, ma per evitare di vogare nelle ore più calde è meglio fermarsi. dietro l’argine scopriamo un piccolo pineto con, in fondo, un complesso di case e due piscine. chiediamo permesso (peccato, solo per il pineto, non per le piscine) e prepariamo il pranzo. Manca poca strada per quel giorno, perciò ce la prendiamo con comodo, mangiando con gusto insalatone, formaggio e frutta preparata dalla squadra in bragozzo. dopo un piccolo riposo finiamo con un caffè al bar che ci fa scoprire tre sorelle simpatiche che gestiscono insieme l’azienda agricola ereditata dal padre, alla quale hanno aggiunto un piccolo complesso di appartamenti per le vacanze, con, appunto piscine e un bel prato verde.

Ci rimettiamo sul canale per fare gli ultimi chilometri che ci separano da Cortellazzo, la nostra meta del giorno. Avanzano caorlina e sandolo, e questa volta ci ricordiamo in tempo di togliere la bandiera per passare sotto il ponte di Torre di Fine. ci giriamo per controllare se anche il bragozzo sia passato, ma lo vediamo ancora, ci sembra, indaffarato nel togliere la struttura per il tendalino, che protegge parte della poppa dal sole. dopo un po di attesa telefoniamo a loro (mai tornare indietro!) e veniamo a sapere che nel smontare la struttura hanno perso un arco in acqua. allora sì torniamo indietro sperano di essere utili nel (vani) tentativi di recuperarlo nell’acqua verdastra del canale. Alla fine si decide di arrendersi, ultimi cambi di equipaggio (micro-turno di mezz’ora, anche quello ci sta) e altra battuta di pesca (pesce prontamente liberato in acqua, considerando che per la sera era già prenotato la cena in ristorante) e arriviamo alla fine del canale, dove ci aspetta una mascareta della Voga Veneta Jesolo per accompagnarci a Cortellazzo e farci strada verso il cantiere che li ospita. Nonostante la partenza (relativamente) presto, riusciamo arrivare all’imbrunire, ci sarà qualce meccanismo che ci impedisce di arrivare nel pomeriggio: probabilmente ci godiamo di più le pause quando abbiamo l’impressione di avere tanto tempo.

Ormeggiamo le barche in un cantiere di motonautica, fa una certa impressione, ma ci rendiamo anche conto che il numero di persone che la praticano (pocchissimi a Jesolo) rende la situazione poco paragonabile con quella di Venezia. i soci ci accompagnano al nostro alloggio per la notte – gli spogliatoi maschili (maschili solo perché quelli femminili non c’erano) della locale polisportiva. le undici (scusate, eravamo 16) amiche si mettono al lavoro e preparano i spogliatoi normalmente dedicati alle squadre di calcio di casa, ospiti, e arbitri, in un campeggio improvvisato. Alla fine qualcuno rinuncia e sfugge il caldo dormendo sui tavoli all’esterno, senza temere l’umidità della notte. finiti questi preparativi sediamo intorno al tavolo di un ristorante, scegliendo tra pizze e pesce frittto.

La notte si fa veramente “interessante”, i materassini (e le schiene) sono messe a dura prova. Qualcuna ha provveduto all’ultimo momento, e si è fatta prestare, o ha comprato un minuto prima della chiusura, un materassino che normalmente si usa per fare il bagno, ma che per dormirci sopra offre un comfort relativo. Sarà sempre meglio di un materassino di yoga!

22 agosto: Rivarotta – Vallevecchia – ossia rafting sul fiume

La giornata inizia con una buonissima colazione nel nostro albergo (al Donatore, 10 punti pieni per la gentilezza dei gestori e per l’atmosfera), guarnita da una gentilezza e simpatia unica da parte della signora.

Partenza da RivarottaLa prima tappa desta un po’ di preoccupazioni, date la corrente del fiume e gli ostacoli, e infatti, appena dopo 500 metri, alla
terza curva la caorlina viene spinta sotto i rami di un albero: abbassiamo le teste al livello del bordo e Anna, la poppiera salta giù in sentina. Non abbiamo molto tempo per riprenderci dallo spavento che ci troviamo già fronte ai prossimi ostacoli, fermarsi è impossibile. Il sandalo, essendo più corto e manovrabile passa senza grandi problemi. Già dopo alcuni kilometri la corrente rallenta e abbiamo tempo per guardarci intorno: non abbiamo perso la poppiera, ma il pomolo dorato della bandiera! Decidiamo (ovviamente non senza qualche esitazione) che non è il caso die tornare indietro, ma di appostarci lungo il fiume e aspettare che passi galleggiando. Quando il fiume diventa più tranquillo troviamo finalmente il tempo per goderci il paesaggio fatto di verdi rigoglioso lungo le rive. Oltre le ormai solite anarete vediamo anche un martin pescatore e una piccola tartaruga che si scala al sole.
Quando raggiungiamo il ristorante sul fiume ci dicono che quelli con chi avevamo fatta la scommessa erano del turno della sera; poi spunta il proprietario raggiante: aveva scommesso con i suoi dipendenti che ce l’avremmo fatto. Dice di essere veneziano e di conoscere le potenzialità delle nostre barche. Sentiamo che dice a una cameriera: “sono ospiti dei dipendenti”. Man mano arrivano anche i più pessimisti del giorno prima: “ce l’avete fatta? Fino a Piazzola (il paese prima del tratto delle risorgive) ?” ammette che non ci era mai arrivato (dato che il suo gommone non l’ha portato più su). Prendiamo un caffè (offertoci dal ristorante) sedute sulla comode poltrone sotto gli alberi vestiti di bianco (sì, hanno rivestiti i tronchi con stoffe bianche) e facciamo pace con il Ristorante al Fiume. Torniamo sul fiume, che per l nostra massima delusione non ha più corrente perchè la marea crescente la ridipinge verso l’interno. Constatiamo ancora una volta che la laguna di Marano è veramente fatta male, visto che è sempre a contraria! I restanti 10km fino alla foce del fiume in laguna scendiamo il fiume a contraria con scherzi e risate sulla scommessa vinta.
Arrivate in laguna cerchiamo un riferimento nella skyline di Lignano per centrare l’inizio del canale del Tagliamento e tagliamo sopra secca. Arrivate sul Tagliamento, facciamo l’ennesima brutta scoperta: anche questo fiume è riuscito prepararci una bella contraria, invece di fluire verso il mare. Scendiamo nuovamente alla chiusa di Bevazzama. Sul canale verso il porto di Baseleghe raccogliamo le battute più stupide che ci arrivano dai barchini che incrociamo. Vincitore della gara è uno con un bel barchino in plastica bianco che con aria da saccente osserva “un po’ più veloci!”. Un po’ seccate lo invitiamo di vogare con noi per 300km. Questa risposta sembra far impressione perché si limita ad un “allora va bene così”. Ringraziamo per questa rassicurazione, ci mancava proprio. Attraversiamo il porto di Baseleghe in cavata facendo la gara tra sandolo e caorlina. E così arriviamo a Valle Vecchia anche prima dell’orario previsto. … Per una volta non siamo in ritardo Francesco e Antonio di Veneto Agricoltura. ci danno una mano trasportando sia bagagli che vogatrici fino all’ostello della parrocchia che ci ospiterà durante la notte. riparte la solita attività di docce (ce n’erano tantissime) e lavatrici (per dire la verità solo una,ma ci voleva un po di tempo farla partire per il suo menu poco trasparente. Cena con mussati  nel ristorane a fianco e via a letto. ci distribuiamo in tutta la casa in cerca del posto più fresco, o meglio, meno calda.

21 agosto Aquileia – Rivarotta

Oggi è già il primo giorno di ritorno del nostro viaggio, ma e meglio non ci pensare. Carichiamo i bagagli e partiamo anche prima del previsto, a tutte fa impressione l’impegno previsto per la giornata. Percorriamo il canale che collega Aquileia con la laguna, e sbocchiamo sullo specchio d’acqua. L’acqua è bassissima e non osiamo inoltrarci nei ghebi per paura di finire come Schiettino (o come l’houseboat del giorno precedente).

Improvvisamente si avvicina una barca con un pescatore che ci saluta con entusiasmo “bravissime”. Ci entusiasmiamo anche noi perché quando si toglie il capello riconosciamo una bella signora bionda! Siamo troppo sorprese per far in tempo a farle una foto, e ci dispiace molto. Raggiungiamo la Littoranea Veneta e proseguiamo nella direzione di Venezia. Arrivate al Porto Buso buttiamo l’ancora e ci tuffiamo. Non prima di aver messo delle cime in acqua per potersi aggrappare prima di essere portate via dalla corrente fortissima. Riprendiamo il viaggio e tagliamo sopra le secca puntando i casoni che vediamo in lontananza. Quando ci avviciniamo ci rendiamo conto che non sono quelle che stiamo cercando. Incontriamo invece una signora seduta di fronte al suo casone su un isoletta poco più grande dell’edificio. Anche lei ci saluta con entusiasmo quando si rende conto che non c’è nessun uomo tra di noi: “brave, così bisogna fare!”. Ci confermano che ci manca poco per raggiungere la foce dello Stella. Finalmente entriamo nella zona dei casoni ci lanciamo in una piccola gara (vince la caorlina 😉 ). Scegliamo uno dei casoni con sufficiente ombra sui tavoli e prepariamo il nostro pranzo. Ci restiamo due ora, poi Silvia ci ricorda che c’è ancora un po’ di strada da fare. Verso le 16:00 lasciamo il casone, e ci dirigiamo verso il fiume Stella, un po’ preoccupate perché non sappiamo bene che cosa ci prepara la corrente di un fiume di risorgiva. Scorgiamo con apprensione gli uccelli acquatici che viaggiano ad una velocità che ci ricorda il nostro bagno a porto Buso… Arrivati sul fiume pero ci rendiamo conto che la risalita sembra, almeno per il momento, assolutamente fattibile.
Procediamo tra Ah ed ohh, perché il paesaggio del fiume cambia completamente rispetto a quello lagunare, con alberi fino alle rive, e canneti che mano mano che saliamo, cedono il posto a salici, pioppi ed arbusti meno mediterranei. Ogni tanto si alza una coppia di anatre e gli alberi talvolta prendono strane forme

. Dopo due ore vediamo sulla riva un ristorante sotto gli alberi che sembra proprio aspettarci per una piccola pausa. Il nostro arrivo viene osservato con grande interesse dai proprietari. Intanto ci assicurano che non c’è problema se non vogliamo mangiare, e anticipando i nostri difficili processi decisionali, ci portano vassoi pieni di acqua minerale e tè freddo. L’ambiente è gradevole, le poltrone comode, ma la pecca c’è: i signori commentano la nostra impresa in maniera assai categorica: “fino a Rivarotta? Non ce la farete mai, la corre te diventerà sempre più forte, ci sono alberi e motte nel fiume, insomma, dopo Piazzollo dovrete arrendervi, non ce la farete mai e poi mancano più di 12 km. Noi ci abbiamo provato in gommone con un 30, anzi 40 cavalli e non siamo riusciti.” Ridiamo, e lanciamo la sfida, non avranno fatto i conti con 15 puledra! promettiamo che ci saremmo ripresentate il giorno successivo per raccontare chi l’avrebbe vinta noi o loro. Riprendiamo il viaggio assai preoccupate, ma determinate di provarci. Procedendo, la corrente si fa sì più forte, ma non impossibile da superare. Silvia confronta la mappa con i nostri avanzamenti e ci incita: dai che mancano ancora poche anse. Avanzare diventa più difficile per i tronchi d’albero che sbarrano il fiume per buone parti della larghezza o emergono dal fondo proprio nel centro del letto del fiume. Il fiume appare in uno stato che non solo rende difficile l’avanzamento, ma, per quanto vicino ad uno stato pristino, immaginarselo in situazioni di piena desta qualche preoccupazione per i centri abitati lungo le rive. Dopo un’altra ansa sentiamo il suono delle campane che segnano le otto, e capiamo che siamo a Rivarotta.

20 Agosto: gita turistica

La giornata è dedicata all’attività turistiche. Alle 9:30 appuntamento per visitare la cattedrale. Silvia, la nostra guida, saluta il nostro gruppo al femminile con entusiasmo e ci promette una visita con molte attenzioni alle questioni di genere. E infatti, le sue spiegazioni dei mosaici sottolineano molti aspetti meno valutati dai storici al maschile. Nonostante la sua assicurazione che un’ora e mezza le sarebbero bastate, trova così tanto da raccontarci che alle 11 siamo ancora nella cattedrale e non, come speravamo, nelle barche alla volta di Grado (e il nostro bagno). Alla fine dobbiamo interromperla, altrimenti non ce la faremo arrivare in tempo al nostro appuntamento a Grado. Come imbarcazione di rappresentanza scegliamo la caorlina e ci avviamo finalmente verso mezzogiorno, per raggiungere Grado. Roberta prende l’iniziativa per trovare delle biciclette come mezzo di trasporto alternativo, e in cinque pedalano e, facendo diverse tappe tra le more, arrivano a Grado solo 10 minuti prima delle barche (avete mai visto un’alzabicicletta?).
Vogare non è proprio un piacere con un vento laterale sostenuto e la marea a contraria (sarà un po’ difettosa la laguna di Grado visto che ci troviamo sempre la corrente contraria?) ma siamo compensate dalla gentilezza delle persone che incontriamo, dalle quali riceviamo molti apprezzamenti che variano dal “… E comunque complimenti…(comunque cosa?) fino a “… Ghe sb … (avevamo già capito che era originario di Treporti). A Grado Cristiano, presidente della REMIERA Gradense ci viene incontro a vallesana e ci fa strada verso la riva fronte alla cooperativa dei pescatori. Lì ci ha preparato un rinfresco nel ristorante della coop pescatori “a zero miglia” che offre piatti a base del pescato della cooperativa. Il tempo scorre con piacevole chiacchierate e le solite scoperte di conoscenti comuni e avventure di regate, dato che anche Cristiano ha partecipato a diverse regate nella laguna di Venezia. Scopriamo che anche sua moglie voga, speriamo che la prossima volta incentreremo anche lei. Dopo il rinfresco ci offre una breve visita al vecchio centro di Grado, le chiese e il mare (Kata decide di tuffarsi, chi l’avrebbe mai detto?). Ci raggiunge Massimo, e per quanto ci piace vederlo e prendere in consegna le varie cianfrusaglie dimenticate a casa loro, siamo tristi perché porta via Claudia. Noi rimescoliamo gli equipaggi tra bici, caorlina e sandolo (anzi, scusaci Silvia, seguiamo il tuo progetto elaborato con tutti i crismi scientifici). Per chi torna via laguna un momento di ilarità quando avvistiamo un houseboat completamente in secca. Come tutti quelli che passano, anche noi scattiamo delle foto, la scena è veramente troppo buffa, e cerchiamo di immaginarci le discussioni a bordo (“ti ho detto che era meglio andare a Cortina!”).

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Poi piano piano i nostri sguardi tornano ai colori bellissimi della laguna sotto il tramonto.
Quando ormeggiamo le barche fa già quasi buio. Abbracciamo Orietta che ci raggiunge per viaggiare con noi.
Quando portiamo indietro le bici e vogliamo saldate il conto, arriva la sorpresa: la nostra notorietà ad Aquileia è diventata tale da far sì che il proprietario della SNC “Sodales Aquileia” si sente onorato non solo di offrirci non solo il noleggio, ma anche del vino buonissimo. Durante la cena viene salutarci tutte, portarci del materiale informativo e ci racconta dei loro progetti per un turismo slow e basato (anche) sull’acqua nel territorio di Aquileia (se siete interessati, scrivete a info@sodalesaquileia.com). Avremmo voluto andare al letto presto, ma come sempre arriviamo a mezzanotte che ci sono ancora cose da raccontare (e bucato da stendere).
Comunque (cioè indipendentemente dall’ora in cui si va a letto), domani mattina bisogna partire presto perché la tappa sarà lunga e – siamo sempre nella laguna di Grado e Marano – soprattutto a contraria.

19 08 in rime

Copiosa colazion di buon mattino,
L’intento e’ di partire sul prestino,
Ci dirigiamo leste alla banchina
Dove assonata attende gia’ Cristina
E i nuovi amici conosciuti ieri
Che un pezzo ci accompagnan volentieri
Cosi’ ci accomiatiamo da Marano
Verso una nuova meta più lontano.
I nostri assai cortesi cavalieri
La gondola portando molto fieri
Ci scortano vogando sopra secca
Dove il bragozzo or non ce la becca
Per rotte non segnate sulle carte
A lor da sempre conosciute ad arte
Ma sono note solo a chi e’ del loco
E il nostro andare accorcian non di poco,
Se’n va il bragozzo via per il canale
Per esser più sicuro del fondale
L’appuntamento e’ dato a Porto Buso
Dove faremo un cambio come d’uso
Per rinfrancar le vogatrici stanche
E nuova energia dare alle barche
Or l’incanto ci ammalia del paesaggio
Che s’offre al nostro sguardo a lungo raggio

Le barche a remi più non sono lente
Con il favor di vento e di corrente
Ma ormai e’ quasi ora di mangiare,
Che non possiamo mica digiunare!
Cerchiamo un posticino all’uopo adatto
Che tosto il desinar e’ presto fatto
Il Capitano addocchia un pontiletto
Che visto da lontan pare perfetto
Noi la’ ci avviciniamo piano piano,
Guardiamo da vicino il posto strano
E’ propieta’ privata, questo e’ certo,
Potremo noi sostare qui all’aperto?
Mandiamo Roby e Gio’ in avanscoperta,
Per veder se la casa e’ oggi aperta,
Se poi chi qui comanda e’ si’ gentile
Da farci stare un’ora sul pontile.
“Ma si’!” dice il padrone, “state pure,
Prendete pure l’acqua se vi pare
Che poi vi invito anche qui da me
Magari vi offriro’ anche il caffè”
Cosi’ ci sistemiamo sopra il prato
Di questo paradiso inaspettato,
All’ombra noi pranziamo senza fretta
Godendo anche dell’acqua ben freschetta
Che sgorga chiara dalla fontanella
Da dove sorge Venere si’ bella
Deh, miti ci rechiamo alla magione
Dove invitate siam dal suo padrone
Ed una brocca di buon malvasia
Col panettone estivo vola via
Con lo spruzzin si umetta il palato
E l’appetito ormai è ben placato.
Sorpesa! Arriva anche la gubana:
Ben zuppa con la grappa e’ cosa sana
E grappa qui non manca a dire il vero
Siam grate ai nostri ospiti davvero
Intanto sai la Marzia che combina?
Coi palloncin diverte la bambina
Che allegra se ne va dalla sorella:
“Su guarda questa spada com’e’ bella!”
Quest’isola non scorderem, sicuro
A lungo penseremo anche in futuro
All’ospitalita’ che qui abbiam goduto,
Per non parlar di quel che abbiam bevuto.

Le rosse prue volgiamo ora alla meta
Che gia’ vediam sull’acqua verde e cheta,
Ad Aquileia siamo poco appresso,
E non possiam desister proprio adesso.
Ma la sostanza alcolica ingerita
Volgea il vogare in tenzone ardita,
Si sfidano in cavata nel canale
E quei che vedon pensan “Ma e’ normale?”
Tra sandalo e caorlina e’ sfida aperta
La sorte della gara e’ ancora incerta
Quand’ecco squilla infausto il cellulare
E’ di Luana, “Chi sara’ a chiamare?”
Che strano, chi ha chiamato non risponde,
E la caorlina sfreccia sopra l’onde
Cosi’ e’ risolta infine la regata
Ma l’Anna non trattiene una risata
Che il sandalo lei stessa avea chiamato
E in tale modo certo l’ha fregato.
Sibylle non aveva fatto i conti
Con queste smaliziate regatanti
Che pronte a tutto pur di non mollare
S’inventan pure di telefonare!
D’Aquileia ora ci accoglie il campanile
E infine noi giungiamo al nostro ovile,
Dove ci attende Paolo e con sorpresa
Vediamo alle pareti effige appesa,
Di tanti rinomati regatanti
Ci assalgono ricordi emozionanti,
All’ingresso ecco la Gio’e la Lucia,
“La Orie e’ appresso alla camera mia!”
La Claudia con la Silvia son li’ appese,
Alle eliminatorie le han riprese!
Intanto i bagagli sistemiamo
E dal sudore un po’ ci ripuliamo
Ma ancor non ci possiamo riposare,
Perche’ e’ gia’ quasi l’ora di ballare.
La festa al parco presto e’ preparata,
Cecilia con i musici e’ arrivata,
Son giunti anche gli amici da lontano
E il Sindaco per stringere la mano
A queste originali rematrici,
Che sanno trasformarsi in danzatrici!
La musica trascina tutti quanti
Cecilia danza con le regatanti
Con balli scatenati ch’e’ una favola,
E stanchi morti ci mettiamo a tavola!
Dovizia di cibarie e di spumanti
Deliziano i palati a tutti quanti
E a molte sorge triste un sospetto:
Vedrai che non caliam nemmeno un etto!
Gli amici e i musicisti salutiamo,
A nanna ora finalmente andiamo!