Ultima tappa: Chioggia – Venezia: FESTA !

MAG_5117La sveglia suona alle 6:30 questa mattina, perchè abbiamo deciso di partire presto, preoccupate per le previsioni di temporali nel pomeriggio. Per quest’ultima tappa ci sono arrivati i rinforzi: Lucia e Diana che ci avevano raggiunte già la sera precedente, e Mapi, che si è alzata prestissimo per arrivare con il primo pulman di mattina. In più vogano con noi due nuove amiche chioggiotte: Antonia a la giovanissima Teresa, che hanno deciso di vogare in caorlina con noi, invece di accompagnarci con il loro sandoloMAG_5124

Alle otto della mattina la laguna intorno a Chioggia è ancora bella piatta, perchè barche e barchini si sveglieranno più tardi. Così l’attraversata della bocca di porto diventa un piacere, e ci ricordiamo con orrore quante onde avevamo trovate lì due anni fa sia all’andata che al ritorno durante il nostro primo viaggio. Addirittura il vaporetto cambia rotta per lasciarci passare (Antonia dice che il capitano la conosce, vorremmo essere conosciute così anche noi dai capitani veneziani 😉 ). Alla fermata di Pellestrina salutiamo le nostre nuove amiche e continuiamo il nostro percorso lungo l’isola. A San Pietro in Volta ci ammassiamo nella minuscola gelateria sulla riva del paese, mentre la proprietaria commenta “Potevate chiamarmi prima, così ci sarebbero stati croissant per tutte”. Durante la nostra pausa caffè ci rendiamo conto che siamo a buon punto della tappa giornaliera e cominciamo a preoccuparci che potremmo arrivare troppo presto in Remiera, in realtà non abbiamo molta voglia di finire il viaggio. E’ sempre così l’ultimo giorno: convivono dentro di noi desideri contrastanti, vorremmo ritrovarci a casa, riprendere il nostro spazio famigliare, ma ci dispiace anche finire il viaggio.MAG_5134

Arrivate all’altezza dell’isola di Poveglia decidiamo di goderci un bel bagno, in pochissimo tempo tutte siamo in acqua, e quando arriva il primo sandolo dalla Remiera per accoglierci, siamo ancora gocciolanti, ma felici. Grandi saluti (è venuta anche Valentina, che ha lasciato il suo cucciolo al papà) e stappiamo la prima bottiglia.MAG_5147

Quando poi avanziamo verso la Giudecca arrivano altre barche, con figli, mariti e amici per condividere le ultime vogate del nostro viaggio.E’ proprio un bel corteo.

Arriviamo in Remiera e si fa FESTA, con ottimi cibi preparati da Macio e Claudio, e addirittura una lotteria organizzata da Marzia!

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Rosolina Mare – Chioggia

La prima tappa della giornata odierna ci vede alle prese con una lunga camminata verso le dune del Giardino Botanico di Rosolina Mare, anche se alcune trovano da remare anche in spiaggia!96775ed8f89d4756ae4545cdba719055MAG_5098 Solo alle 11:50 molliamo gli MAG_5096ormeggi, dopo aver ringraziato il vicesindaco/assessore per l’accoglienza e il supporto  (incluso l’ennesimo servizio trasporto bagagli/persone dall’albergo alla darsena). Per raggiungere il Brenta e Chioggia dobbiamo purtroppo rinunciare alla scorciatoia per il mare per le troppe onde e un equipaggio di 11 persone, cioè ridotto all’osso. Approfittando della mare crescente saliamo l’Adige, mentre procediamo e ci allontaniamo dalla foce, il fiume cambia colore diventando sempre più chiaro, color ghiaccio. MAG_5110Silvia ha tirato fuori nuovamente l’atlante per la navigazione nel Delta e vogliamo contando non le miglia ma le pagine: fino alla conca un foglio e mezzo di atlante. Un’ora di voga, vale a dire un foglio e mezzo avanti, siamo di nuovo a Cavanella d’Adige.MAG_5113 Il passaggio della conca ci vede sempre più rilassate.

MAG_5116Piccola pausa per il pranzo (grazie ai signori della bettola scavatrice di fianco, che ha fatto in fretta a riparare l’escavatrice, risparmiandoci nuvole di gas di scarico) e continuiano il viaggio verso Chioggia.

Ultima chiusa, la conca di Brondolo, e siamo di nuovo in laguna. e come per incanto da persone intraprendenti e ammirevoli, ci sembra di essere tornate le solite rompiscatole brontolone…. che continuano a lamentarsi delle onde dei motoscafi. Quando uno dei tanti cofani in navigazione ci sorpassa senza badare al disturbo che ci creavano le sue onde ed è costretto a fermarsi perchè ha racoclto un pezzo di plastica nell’elica, non possiamo non godere. Così cerchiamo di superarlo velocemente, ma a quanto pare, piuttosto di farsi passare da una barca a remi (e per lo più vogata da donne) sembra preferire continuare con la plastica sull’elica, e si infila mezzo metro prima di noi sotto il ponte. Bah, storie di naviganti senza poesia, siamo a Chioggia, pensiamo, ma il pensiero successivo ci fa rinsavire, sappiamo bene che i veneziani non siano migliori, ma abbiamo subito nostalgia del Grande Fiume: sul Po nessuno ci aveva trattate così!. Pochi metri avanti troviamo uno stuolo di ragazzini con le loro canoe, che si allenano davanti alla loro remiera,  quella che ci aveva ospitate due anni fa. Li salutiamo e incitiamo piccole gare tra loro (e qualcuno si chiede sottovoce se avrebbe una possibilità contro una barca vogata da 6 persone adulte).

Subito dopo arrivano le imbarcazioni bianche e blu della Polisportiva Giovanile Salesiana “Don Bosco”, che ospiterà le nostre barche quest’anno, veramente una bellissima sopresa per noi che stavamo cercando la posizione dell’oratorio su Google Maps! Procediamo insieme a loro, è un bel corteo festoso, e ormeggiamo le nostre barche alla fine del Canale di San Domenico, nel centro storico di Chioggia. Sulla riva ci sono tante altre persone in attesa, fra cui Lucio Gianni, chioggiotto e assessore provinciale con delega alla voga veneta che ci sostiene nei nostri viaggi. Ulteriore sorpresa: ci hanno preparato un vero e proprio banchetto! Anche se ci confessano, un po’ dispiaciuti, di essersi mangiati la pasta con le cozze preparata per noi per il pranzo, dato che siamo arrivate solo verso le 17:00. Ma volete mettere un parco naturalistico contro un piatto di pasta con le cozze? Ci dispiace di esserci fatte attendere, ma sono molto gentili e ospitali e ci propongono di preparala nuovamente un’altra volta, durante la nostra prossima visita.1176235_10201010088188328_1696298402_n 1170670_1397156437177831_2051694241_n

Chiacchieriamo e mangiamo con gli animatori e con alcuni dei ragazzi dell’oratorio sul valore di saper vogare, ammiriamo il loro parco barche, regali spesso organizzati da Bepi o Palmiro Fongher, da Ciaci o da Aldo Rossi (a proposito, hanno bisogno di una caorlina!). Con nostro massimo rammarico scopriamo che avremmo potuto dormire anche da loro, avrebbero avuto spazio sufficiente per ospitarci nella loro casa per le vacanze, ma chi la conosceva? Per la prossima volta perciò abbiamo la possibilità di un alloggio con posto barca annesso. Sono già le 20:00 quando finalmente ci avviamo verso il vicino ostello. Dopo una doccia visitiamo velocemente il centro di Chioggia (e il leone chioggiotto sulla colonna al molo, miao 😉 ) e andiamo a dormire.

Taglio di Po – Rosolina Mare

La notte di accampamento nella casa della signora Nella (nonchè nonna di Tania) finisce  con i racconti mattutini su chi ha sentito russare chi e quanto … Poi la signora Nella viene e ci annuncia che ci sta preparando il caffè nella cucina al piano di sotto. Facciamo presto a cambiare i nostri piani che prevedevano una colazione in bragozzo e aggiungiamo i nostri croissant  (grazie a Massimo che ce li aveva portati da Caorle) all’ottimo caffè della signora. MAG_5073Arrivate al bragozzo, Isabella ci guida lungo l’argine, per una camminata di una decina di minuti  fino alla tenuta Zen, (qualcuna rammenta il brutto ricordo della camminata di due anni prima per raggiungere il museo della Bonifica, che ci avevano detto essere vicinissimo al paese, mentre camminammo per 4 chilometri!). Villa Zen è una villa settecentesca veneziana immersa in un parco con alberi imponenti. Ci apre la signora Elaine, che ha trasformato parte della sua casa in azienda agrituristica. MAG_5066A noi mostra la parte padronale della villa, dove abita con la famiglia. Ammiriamo gli interni e gli arredi che sono il risultato del sovrapporsi di storie della sua famiglia e di quella degli antenati di suo marito. Con il suo delicato humour irlandese ci racconta aneddoti sulla casa e su alcuni oggetti che ha ritrovato in soffitta. Sentiamo parlare di Lord Byron, di Rupert Erwitt e del Re del Belgio, tutti ospiti, in qualche momento più o meno recente, della casa. Vediamo quadri che rappresentano gli antenati della famiglia e oggetti raccolti nel tempo, tra cui una cazzuola utilizzata dalla regina Victoria.
MAG_5070MAG_5071Concludiamo la visita nella cappelletta della villa, accompagnate dai cani della Signora Elaine. La salutiamo dopo aver scattato l’immancabile foto ricordo di gruppo sulla terrazza, e con una dedica da parte della signora per il nostro diario di bordo. Ritornate alle barche ci prepariamo alla partenza, sotto gli occhi vigili di Isabella e dell’assessore.

È ormai mezzogiorno quando ci stacchiamo dal pontile e ci dirigiamo verso la conca Contarina. Ultimo saluto al Po e ci infiliamo nel canale di Brondolo, sperando di rivedere la nostra stazione di “rifornimento carburante”. Era stata il memorabile luogo di sosta per uno dei pranzi durante il nostro primo viaggio, tutte ne conserviamo un ricordo di forte contrasto tra l’odore del gasolio e la bontà del pranzo, un miscuglio assurdo. Ma si trattava dell’unico punto d’ombra sul lungo canale rettilineo fra Adige e Rosolina e la tabella con scritto “rifornimento carburante” era piuttosto convincente dopo aver vogato sotto il sole cocente. Invece ce la nasconde il Michelangelo, un’ imbarcazione da crociera fluviale, che abbiamo già visto tante volte a Venezia. Peccato, una foto per rinfrescare la memoria sarebbe stata carina. Il canale prosegue in linea retta e nonostante il fatto che abbiamo cambiato direzione, il vento continua a soffiarci in prua, ci sarà qualcosa di difettoso… sia come sia, anche se la tappa odierna è corta, ci stanchiamo un bel po’. Alle due attraversiamo la conca di Cavanella e arriviamo sull’Adige L’acqua del fiume ci sembra un po’ più limpida, quasi come avesse conservato il colore dei ghiacciai. MAG_5074Pranzo in barca subito dopo l’uscita dalla conca e scendiamo l’Adige seguendo le sue curve.

Quando arriviamo alla darsena Fossone, ci aspetta già l’assessore alla cultura e al turismo, nonchè Vicesindaco di Rosolina, che si era anche attivato per farci avere un posto sicuro per le nostre barche nella darsena.  Siamo commosse dell’accoglienza che ci viene offerta, e accettiamo volentieri l’inivito di ri-incontrarci in piazza alle nove di sera, per una breve presentazione della nostra iniziativa. Nella darsena le nostre imbarcazioni così diverse dai “soliti” motoscafi suscitano molta attenzione e curiosità e raccontiamo tante volte la nostra impresa.MAG_5080

Ma prima riusciamo a tuffarci velocemente in mare anche per ingannare l’attesa mentre le nostre stanze vengono preparate, e poi è già quasi ora di andare in piazza.

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Piccolo problema: abbiamo forse sottovalutato che a Rosolina Mare, nonostante sia una piccola località balneare, ci sono più piazze, e ci impieghiamo un po’ a capire che quella giusta non è quella vicina al nostro albergo. Quando ce ne accorgiamo sono già quasi le nove, e la piazza dove ci attendono si trova dall’altra parte del paese. OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERAArriviamo allora con un forte ritardo per trovarci finalmente davanti ad un palco preparato per un concerto (dei Pink Floyd?). Chiediamo mille volte scusa per l’inconveniente, e ci fanno salire sul palco illuminato dai fari: quasi impossibile vedere chi ci sta guardando, ma sembra un’audience consistente; che emozione! Luana presenta il nostro gruppo e racconta la nostra impresa. Ciascuna riceve un colorato omaggio: un bel mazzo di fiori con in mezzo un radicchio rosso!

OLYMPUS DIGITAL CAMERACon i nostri mazzi di fiori (e la nostra fame) giriamo, un po smarrite in mezzo a giostre e gelaterie, e ci sentiamo catapultate in un mondo sconosciuto. Questo luogo fatto di luci abbaglianti e suoni assordanti, contrasta con quanto con i tramonti sul Po e i silenzi del fiume che abbiamo raccolto in questi giorni, Anche se la cordialità delle persone che ci accolgono è la stessa in ogni luogo.

Crespino – Porto Viro, arriviamo dalla “Nonna Tania”

Parlare delle nostre sistemazioni notturne equivale a elogi da promozione turistica: l’agriturismo di Crespino ha solo un piccolo difetto che non può assolutamente essere attribuito alla gestione: non è proprio vicino all’approdo, ma la proprietaria sopperisce puntualmente con un trasporto bagagli, mentre noi ci incamminiamo e cogliamo l’occasione di fare una passeggiata attraverso il paese con la sua bellissima piazza. L’agriturismo si trova in una casa restaurata con tanta cura, le stanze belle e spaziose, c’è addirittura la piscina e la signora ci ha preparato un ottimo caffè per la colazione.
Torniamo in barca di mattina e troviamo nuovamente Mario e Giovanni, che ci portano provviste: frutta, verdura, pane e il loro ottimo succo di mela, la giornata (almeno culinariamente) è salva. OLYMPUS DIGITAL CAMERAPrima di partire riusciamo anche a discutere sui turni di voga, nonostante il  numero ridotto della ciurma e l’autorevolezza di Silvia, che ha preso in mano nuovamente l’organizzazione degli equipaggi. Alle 10 finalmente partiamo, con un cielo blu e senza nuvole come siamo ormai abituate. Purtroppo il vento non ci ha abbandonate, resta ben teso, molto più di quanto servirebbe per rinfrescarci. Con altre parole ci da veramente fastidio; come il giorno precedente riesce a formare onde e addirittura a decorarle,, come si usa dire, con le ochette, cioè con increspature di schiuma. Dopo un’ ora scarsa di voga, la prima sosta: visitiamo il ridente paese di Villanuova Marchesana. Il borgo ha un bell’approdo sul fiume con un’ampia area ombreggiata e attrezzata per pic-nic e grigliate, insomma, ideale per il pranzo. Peccato che siamo partite da solo un’ora e abbiamo ancora troppi chilometri davanti a noi. Raggiungiamo il paese e prendiamo un caffè nell’unico bar. Sul banco troneggia una tigre dorata con tanto di caratteri cinesi non lascia ombra di dubbio (se mai ce ne fossero stati) sulla provenienza dei proprietari. Abituati al crescente numero di bar gestiti da proprietari cinesi ci meravigliamo di trovare lo stesso fenomeno anche nella campagna, e ci raccontano che questo è l’unico esercizio ancora attivo in paese.

Riprendiamo il viaggio con un po’ di preoccupazione: qualcuno ha stimato che la tratta percorsa finora sarebbe di soli 4 chilometri. Calcolando la velocità e i chilometri che rimangono da percorrere, ci risulta che arriveremo alla meta alle 7 di sera, e questo con un ritmo di vogata sostenuto e controvento. Allora voghiamo con ancora più energia contro il vento che continua ad annullare l’effetto favorevole della corrente del fiume. Solo verso l’ora di pranzo ci tranquillizziamo. Siamo a buon punto, e possiamo prevedere l’arrivo verso le 17:00; La stima della prima tappa era sbagliata, avevamo già vogato per 7 km e non 4, in circa 40 minuti.

Infatti, dopo la pausa pranzo raggiungiamo presto la conca Contarina, che ci ricorda il nostro primo arrivo sul Po due anni fa. L’approdo di Taglio di Po si trova a poche centinaia di metri a valle, sulla sponda opposta. Li ci attende una folta delegazione: Isabella, la nostra guida nel Delta, la “nonna Tania” che ci ospiterà per la notte, ma anche l’assessore comunale alla cultura e al turismo, e, purtroppo, anche Massimo, che porterà a casa Claudia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’assessore ci invita ad un incontro con il sindaco in Comune, e ci offre, successivamente, un aperitivo nella piazza del paese. Ci ha  inoltre organizzato l’aiuto da parte di due associazioni sportive, per risolvere il problema di trasporto bagagli (e questa volta anche persone) verso l’alloggio per la notte: ci avete trattate da principesse, grazie ancora, tantissime grazie!

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Arrivate alla casa della “nonna Tania” così l’abbiamo soprannominata, poichè è la nonna della fidanzata Tania, di Andrea, figlio di Giovanna, finalmente si presenta con il proprio nome; Nella. Ci accoglie insieme alla famiglia della figlia, zia di Tania. Ci sistemiamo nelle stanze vuote della loro casa al primo piano, temporaneamente non abitata. Fervono attività di preparazione dei posti letto, con materassi da gonfiare e sacchi a pelo da stendere sul pavimento. La mancanza di acqua calda ci aiuta a gestire impeccabilmente la disponibilità di un solo bagno per 12 donne, visto che le docce così si fanno molto più in fretta.

La casa si trova assai lontano dal paese, in mezzo alla campagna di bonifica, così restiamo a casa e mangiamo, insieme ai nostri osti, pizze da asporto, ordinate in paese e dolci offerti dai nostri ospiti. Una serata veramente simpatica, Viva la nonna di Tania, cioè la Signora Nella e famiglia!!!

Arrivo a Ferrara

Domenica pomeriggio, verso le 16:00, entriamo nel porto turistico di Ferrara. E’ la fine di una giornata piuttosto calda, piena di sole, e in città, non si vede (quasi) anima viva. Avanziamo fino alla base nautica del CUS, dove dobbiamo lasciare le barche, ma non c’è nessuno.

Tutta l’area del porto dà l’mpressione di abbandono, è piuttosto triste, lo specchio d’acqua davanti al molo è coperto di alghe e piante acquatiche. In alcuni punti spuntano anche canne palustri, lì dove, secondo il disegno originale, avrebbero dovuto esserci canali e posti acquei. Nel bel mezzo del porto una piccola nave commerciale ormai dismessa è stata trasformata in pub. Vediamo alcune persone nelle poche barche ormeggiate, ma nulla allude alla vivacità di un porto turistico in una giornata domenicale di agosto, giornata in cui, in altri posti, tutti vanno e vengono con le proprie barche. Qui si percepisce solo un’atmosfera incomprensibile di oblio, come è possibile aver dimenticato una struttura così vicina al centro storico (come avremo scoperto successivamente) che rappresenta un importante legame tra la città e l’acqua che la circonda?MAG_4999

Il porto turistico di Ferrara

MAG_5001Intanto ci chiediamo un po’ perplesse, guardandoci intorno, dove ormeggiare le barche, visto che l’accordo con il club di voga è palesemente saltato. E come portare a terra i bagagli? Ma le donne del Po navigano sotto una buona stella: dopo una breve attesa arriva il nostro angelo custode di turno: Giovanni, che, previdente, ci ha già portato le bici sulle quali lo avremmo seguito durante la visita di Ferrara il giorno successivo, e che ora ci servono per raggiungere l’ostello. Arriva anche l’angelo custode numero due, Marco, il figlio di Giovanna, e con la sua macchina accompagna  Natascia, Mapi e Claire in stazione: devono già tornare a casa. Ultima foto di gruppo, tanti abbracci e le tre si avviano per il loro viaggio di ritorno, ci mancherete!MAG_4945

MAG_4943Sistemate nell’ostello, una bella struttura in pieno centro, concludiamo la serata nello spaccio dell’azienda agricola biologica di Giovanni, con una cena preparata per noi da Mario: serata e cibi favolosi!