Felonica – Ferrara

Dopo una super colazione, e una foto ricordo con i proprietari, ci facciamo portare sull’argine per risalire in barca. Abbiamo fretta, perchè dovrebbe venire con noi un socio della Canottieri che deve mostrare a Cristina dove e come passare i tratti meno profondi del Po. Sono informazioni molto apprezzate considerando il fatto che in un giorno il livello dell’acqua è sceso già di un metro. Senza rendercene conto, nei giorni precedenti abbiamo approfittato delle acque raccolte dal fiume dopo le piogge di inizio settimana.

Per fortuna il giro di perlustrazione l’hanno già fatto senza di noi, altrimenti sarebbe stata veramente una partenza ritardata. Così prepariamo le barche sotto gli occhi attenti dei soci e prendiamo il largo poco dopo le 9:00, Nella stiva abbiamo i regali di Felonica, meloni, anguria, pane, salame, e, ovviamente, tirot: Non moriremo sicuramente di fame. grazie ancora a tutti!

Dal bragozzo Marzia scandisce i turni, sta acquistando ogni giorno maggiore autorevolezza, necessaria per organizzare gli scambi ai remi, che devono tener conto delle diverse forze e dei necessari momenti di riposo, ma anche del desiderio diffuso di vogare e di non risparmiarsi. Raggiungiamo Pontelagoscuro già verso le 12:30, e ci accampiamo sotto gli alberi per il pranzo, in attesa dell’apertura della conca che consente di portarci al livello del canale dell’idrovia Ferrarese. Puntualmente alle 15:00 entriamo in conca e usciamo su un canale che, dopo i giorni passati sul Po, ci sembra molto stretto. E soprattutto diritto come tracciato con un righello; le distanze vengono scandite dai ponti numerati, e tra la vegetazione delle rive si intravedono impianti industriali più o meno attivi, e in qualche caso se ne sentono anche gli odori. Non ci sembra vero aver raggiunto la fine della tappa giornaliera già alle 16:00, l’ora in cui entriamo nel porto turistico di Ferrara, ma questo arrivo merita un racconto a parte!

Ferrara – Crespino: bora!

Dopo il risveglio la macchina organizzativa si mette in funzione: due chiamano un taxi per portare i bagagli al porticciolo turistico, le altre, armate di mappe, raggiungono le barche a piedi.
Dopo le piogge notturne ci aspetta un compito inusuale per i nostri raid: seccare le barche. Anche il cielo ha un colore stranamente imbronciato e grigio, a cui non siamo abituate durante i nostri viaggi. Silvia prende in mano nuovamente l’organizzazione dei turni, anche se in verità non c’è molta scelta: si tratta essenzialmente di decidere chi voga in caorlina e chi in sandolo.
Alle 9:15 lasciamo il porticciolo e ci dirigiamo verso la conca di Pontelagoscuro. Le neo arrivate ci guardano incredule, non riconoscono le condizioni ambientali che avevamo descritto loro al telefono: al posto di sole e corrente a favore ci troviamo con una leggera corrente contraria e un vento di bora assai teso e freddo. Alla conca arriviamo lo stesso in orario alle 10, come promesso al personale due giorni prima.
Una volta arrivate sul Po, veniamo parzialmente riabilitate rispetto a quanto preventivato alle vogatrici appena arrivate: la corrente non ci ha abbandonate, ma il vento resta insidioso e nuvole nere ci chiudono l’orizzonte. Nei tratti in cui le anse si fanno più larghe, la bora riesce addirittura a montare delle onde. Ci sembra di essere in laguna. Alle 12:30 arriviamo a Ro e leghiamo le barche vicino ai molini ferraresi. Salendo l’argine troviamo un piccolo ristorante con tavoli all’ombra ma non al riparo dal vento :-(. Fa addirittura freddo. La signora, gentile, ci lascia usare i tavoli per sistemare il nostro pranzo e ci prepara dei piatti di pasta. Mario, l’amico di Giovanni, la nostra guida a Ferrara, ci raggiunge e ci porta un dolce e del succo di mela.

17 Agosto: Tirot a Felonica!

Questa mattina, come fossimo delle qualsiasi comuni abitanti di terraferma, arriviamo all’attracco delle barche tutte in automobile. La tappa odierna è corta: 30 km, sulla scia della corrente del grande fiume, sono proprio un gioco da ragazzi. Perciò partiamo con la calma, dopo aver salutato tutti i soci della canottieri, incluso Cesare, che ci scorta per un pezzo.

Pian piano ci stiamo abituando alla vogata sul fiume: seguiamo i segnali che posizionati sulle rive annunciano l’approssimarsi delle anse e il conseguente formarsi delle secche, cercando i lati più profondi e con più corrente. Chissà se a qualcuna non possa servire anche come insegnamento per capire le correnti in laguna!? Per la pausa pranzo troviamo il pontile presso una società nautica con annesso ristorante. I proprietari del ristorante e i soci del club ci accolgono con grande gentilezza e disponibilità, nonostante abbiamo subito messo in chiaro che non avremmo usufruito del servizio ristorante, ma semmai del caffè dopo aver consumato le nostre provviste.

Castelmassa

Castelmassa

Pranziamo, ci riposiamo e qualcuna si avventura in perlustrazione del paese nascosto dietro all’argine, Castelmassa: sembra saltato fuori da un film di Don Camillo e Peppone. e infatti, la piazza del paese, così leggiamo in un’insegna di informazioni turistiche, è rappresentata sulla prima edizione del libro del Guareschi.

MAG_4889 Qualcun’altra si dedica invece alla pulizia della barca e al bucato, sembriamo delle casalinghe piuttosto che delle vogatrici agguerrite. Finalmente verso le 17:00 ci muoviamo nuovamente, per arrivare quasi subito a Felonica. La nostra meta dista solo 6 km da Castelmassa. Puntualmente alle 18:00 giungiamo alla Canottieri di Felonica, e dimostriamo che abbiamo imparato la lezione per l’attracco, apprese a Castelmassa. Meno male, perchè ci sono molti occhi critici. Ci attendono i soci della canottieri, ma anche la Sindaca Annalisa, e ci hanno preparato un rinfresco a base di Tirot, una specialità riconosciuta recentemente presidio Slow Food. Confermiamo che vale la pena tutelare questo prodotto, come il salame (non ancora presidio slow food, ma nondimeno buonissimo) i dolci e il vino.MAG_4902 MAG_4895

Stiamo insieme e chiacchieriamo sull’arte della voga e sulle diverse abitudini di navigazione e alla fine Lino, il presidente della canottieri, ci mostra come si vogano le loro batele alla valesana. Siamo impressionate e gli regaliamo, unico uomo che finora l’ha ricevuta, una maglietta del Po di donne.MAG_4907

Tra i presenti c’è anche il presidente del nuovo Museo della Guerra. ci offre una visita guidata all’esposizione, nata con l’obiettivo di mantenere viva la memoria di un capitolo poco conosciuto dell’ultima fase della Seconda Guerra Mondiale.L’avanzata delle truppe alleate coinvolse anche gli argini del Po. Siamo impressionate dai reperti esposti, che comprendono molti oggetti personali rinvenuti nella zona, attrezzi e componenti meccanici delle macchine di guerra che sono stati successivamente “riciclati” dai contadini per migliorare i propri macchinari e carri. Impariamo anche l’origine della parolaccia veneziana “goldone”, che deriva, come ci spiega il direttore, dal marchio di preservativi utilizzato dai soldati statunitensi “Gold One”. Pensate un po’ per quanto tempo un’espressione del genere si è conservata e come si è…tramandata.

MAG_4929 MAG_4920 Nel frattempo chi ha raggiunto MAG_4921Michele, l’amico di Cristina, che ci aveva promesso una serata di poesia. Ascoltiamo la recita di poesie sue e di poeti dell’area del Delta e del nord-est, incluso quelle di Biagio Marin di Grado, che incontrano un particolare favore da parte della nostra Gradense, Natascia. L’atmosfera è MAG_4922magica: stiamo sedute sulla zattera sopra al fiume, sotto lìultima luce del tramonto e guardiamo l’acqua che corre. Peccato che siamo un po’ stanche e un po’ preoccupate, perchè nessuna ha ancora visto il quartiere per la notte. Ma la macchina che ci accompagna all’alloggio arriva, salutiamo Michele che torna a casa, Cri e Luana che dormono in barca e partiamo verso l’agriturismo.

Mantova – Ostiglia

MAG_479816 agosto, finalmente cominciamo a vogare. La partenza dall’agriturismo si fa lunga, perchè ci dispiace lasciare Donatella e Giovanni, troppo gentili e premurosi con noi, ma anche perchè dobbiamo trasferire i bagagli in barca, riconsegnare le bici al noleggio con tanto di lista dei difetti: freni malfunzionanti, selle rigide e soprattutto mancanza di illuminazione, comprare le provviste per la giornata, ritornare alle barche e impostare le forcole…insomma, abbiamo abbastanza scuse per partire dopo le 11:00.

MAG_4812Mentre torniamo alla base troviamo Gigi il nostro angelo custode del giorno prima (quello che ci ha accompagnate per trovare la pista ciclabile per arrivare alle Grazie, per intenderci), incuriosito dalle nostre barche. Vuole vedere la partenza. Ultimo saluto a lui, ai canoisti e finalmente siamo in viaggio.

Il Mincio ci accoglie con un verde e rigoglioso abbraccio: ninfee, acqua, erbe e alberi lungo le rive, tutto in sfumature e tonalità diverse di verde. Andiamo lentamente, ci guardiamo attorno e ci lasciamo trasportare dal fiume, in questa pacifica contemplazione ci affidiamo per un po’ all’acqua, raggiungendo ugualmente una velocità accettabile, come conferma Marzia che tiene d’occhio il GPS. Dopo 2 ore e mezza, alle 14:00 arriviamo alla chiusa di Governolo, qui troviamo un pontile con una piazzola all’ombra per il  pranzo.MAG_4827

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piscina nel fiume

Dopo il caffè una delegazione si reca in paese per visitare la conca storica e cercare acqua fresca. Nel frattempo, considerando l’ora, le altre procedono verso la conca e gestiscono le tre barche con un equipaggio ridotto. Questo permette a chi è rimasta a terra di farsi mostrare da Sergio il locale club nautico, con una piscina per acqua fresca, purtroppo ormai fuori funzione. Pensiamo che potrebbe essere un’ottima idea anche per la nostra REMIERA!

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arrivo sul Po

Procediamo per un altro paio di chilometri sul Mincio, e poi si apre, davanti a noi, il Po. Il fiume si innesta nell’alveo più ampio, aumentando la velocità, è visibile la corrente nel grande letto, isole di ghiaia e boschi, rivoli d’acqua secondari e arbusti. Ascoltiamo con attenzione le istruzioni di Cristina e prendiamo un’ancora in ogni barca.MAG_4836

Seguiamo le anse del fiume che girano tra spiagge e argini pieni di pioppi. Infine superiamo una spiaggia dove stanno dei bagnanti, ci si saluta a gran voce e riceviamo inviti a fermarci e simpatiche incitazioni. Più preziosa invece l’indicazione di un vecchietto che voga alla valesana con delle grosse forcole: la canottieri sta qui di fronte ci dice. E infatti sulla riva sinistra si apre una piccola baia protetta da un arginello, dove stanno gli ormeggi dell’associazione nautica di Ostiglia.MAG_4840
Ci accolgono calorosamente e ci aiutano a ormeggiare le nostre tre imbarcazioni. Sull’argine ci attende Ferruccio con Nina e Pinta due cavalle ungheresi bianche pomellate: le principesse oggi viaggiano in carrozza verso l’agriturismo di Ferruccio Arginino Piccolo. Poi ancora un tratto in carrozza nella campagna emiliana per raggiungere Le Calandre, l’agriturismo di Mariangela dove ceniamo tutte insieme e dormono cinque di noi. La cena che Mariangela e suo marito ci hanno preparato è veramente ottima e ci attardiamo quasi fino a mezzanotte. Beate quelle che possono coricarsi subito, ma anche le altre che si godono un’altro viaggio in carrozza sotto il chiaro di luna per tornare all’agriturismo di Ferruccio.

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Ferragosto: visita a Mantova

MAG_4754Il primo giorno di viaggio è dedicato … alla cultura! Non possiamo mica andarcene da Mantova senza aver visitato i suoi gioielli. Intanto, dopo un sonoro risveglio organizzato dalla famigliola di asini che abita all’agriturismo, ci godiamo l’ottima colazione con miele e torta fatta in casa.

MAG_4756 MAG_4761Arrivate nel centro, Alessandra ci fa da cicerone, visitiamo la Rotonda di S. Lorenzo, il Palazzo Ducale e il Palazzo del Te. Anche il pranzo fa, ovviamente, parte del programma culturale: come lasciare Mantova senza aver degustato i famosi tortelli di zucca!? Una delegazione rappresentativa si sacrifica per una degustazione in Piazza delle Erbe: il connubio tra dolce e salato unito nel famoso piatto mantovano suscita alcune perplessità, ma soprattutto molte approvazioni.MAG_4762

colloquio a pallazo Te

colloquio a pallazo Te

Remi e barche esistono, per oggi, solo nei nostri racconti, rivolti a chi è incuriosito dalle nostre magliette bianche con la scritta “Un Po di…donne”, per il resto ci muoviamo, MAG_4783adeguandoci alle usanze locali, con le bici, usufruendo di una rete di piste ciclabili che collega tutta la città e i dintorni. Non essendo però indigene vere e proprie, dobbiamo chiedere informazioni per trovare la strada per la Sagra della Grazia, dove si svolge il raduno dei madonnari. Incontriamo Gigi che ci accompagna un pezzo per essere sicuro che imbocchiamo la pista giusta, simpaticissimo, speriamo di poter ricambiare presto con un giro in laguna!

Man mano che ci avviciniamo al paese di Grazie, ci rendiamo conto che non si tratta mica di una sagra qualsiasi, bensì di un evento importante, a giudicare dall’afflusso di gente. Lasciamo le nostre bici in un parcheggio per bici custodito, con tanto di bottigliette di acqua e sconto allo stand gastronomico incluso nel prezzo! Grandissima idea della comunità di Montagnana di premiare l’uso della bicicletta! – e procediamo a piedi insieme alla folla. La strada si fa lunga, ma alla fine riusciamo a raggiungere la piazza dove si sta svolgendo la premiazione della competizione annuale dei madonnari.

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Mangiamo lo gnocco fritto accompagnato con vari affettati e formaggio.
Per tornare in agriturismo ci scorta nel proprio senso della parola, Giovanni, il proprietario dell’ agriturismo: con la macchina ci precede facendo lampeggiare le sue luci e illuminando la via (visto che le nostre due ruote sono sguarnite di fanali, e noi lo seguiamo come delle anaroccole, in fila indiana. Con questo aiuto del nostro angelo custode arriviamo sane e salve all’alloggio e ci inabissiamo presto dentro ai letti, domani dobbiamo partire.