Domenica, 17 Agosto: Dorchester – Oxford

Domenica mattina, di nuovo  ci alziamo presto, visto che il programma si annuncia impegnativo: risalita fino a Oxford, dove ci aspettano gli amici del City Barge per la consegna dei sandoli e l’ultima serata da passare in compagnia.
Prima di affrontare il viaggio, dobbiamo però svolgere un’importante manovra: girare il narrowboat in un punto del fiume che è si, più largo, ma non tanto di più di quanto è lungo il narrowboat. Ci accordiamo per un piano di manovra: aiutate da vento e corrente usiamo i picchetti piantati in riva per far girare la poppa verso valle: un gioco di squadra con ruoli a terra per spostare le cime tra un picchetto e l’altro, e in acqua per governare la barca e allertare eventuali altri natanti che potrebbero spuntare dalla curva in qualsiasi momento. Il tutto dura una breve frazione di tempo in paragone al tempo dedicato alle discussioni preparative alla manovra, e viene accompagnato da un trambusto di voci, comandi urlati e grida, meno male che siamo in campagna!MAG_6835
La giornata è ventosa e grigia, e se ce n’eravamo dimenticate per la tensione della manovra, salite in barca ce ne accorgiamo subito, e prima di Iffley Lock arriva uno scroscio di acqua che ci bagna completamente. Anche se ormai siamo abituate al continuo alternarsi di sole e pioggia, questo acquazzone era un po troppo per i nostri gusti e ci ha lasciate completamente inzuppate. Chi ha cercato di raggiungere il narrowboat per ripararsi, non ha fatto in tempo, prima che si potesse raggiungere la barca  la pioggia è già cessata, lasciandoci però un bel carico di acqua piovana tra i sanconi.
All’ora di pranzo siamo di nuovo a Abingdon, e scopriamo che sul prato lungo il fiume si sta svolgendo una gara di pony.
Dalle spiegazioni sull’andamento della gara  e i risultati raggiunti dalla propria squadra da parte degli adulti accompagnatori,  traspare un mondo che ha poco da invidiare a quello del calcio giovanile (avete mai osservato il dialogo tra la mamma di una promessa del calcio e l’allenatore? nessun altro bambino raggiunge la bravura del proprio che dovrà vincere ad ogni costo). Mentre una bambina cade da cavallo, percepiamo i commenti del pubblico vicino a noi che si augura altre cadute in maniera da far vincere la propria figlia. Scopriamo così un lato nuovo nel carattere degli inglesi (se mai un carattere nazionale esiste), finora ci erano apparsi estremamente gentili e tranquilli.
Torniamo alla barca, qualcuna osserva, anticipando le conclusioni sull’esperienza di viaggio sul Tamigi, che solo raramente abbiamo visto oggetti di plastica o altri rifiuti galleggiare nell’acqua o appesi alla vegetazione sulle rive, considerando che durante l’inverno c’erano state delle inondazioni importanti, questo parla veramente di un senso di civiltà profondo.
Il personale delle chiuse solo in parte è di ruolo, spesso viene affiancato da volontari che dedicano una  parte del proprio tempo libero al fiume e alla navigazione. Alle chiuse da azionare autonomamente abbiamo sempre trovato qualcuno pronto a dare una mano (e anche noi, man mano che diventavamo pratiche delle operazioni di apertura e chiusura, assistevamo altri viaggiatori).
Così l’ultimo giorno diventa già un riepilogo e ricordo della settimana passata sul fiume, quasi per dire che un po’ sentiamo la stanchezza, e un po’ ci prepariamo all’inevitabile conclusione di questa bella avventura. Ripercorriamo il tratto tra Abingdon e Oxford ricordandoci che cosa avevamo visto durante la discesa e ripetendo le informazioni dateci da Pauline sul paesaggio, una collina con una fortezza medievale, castelli, ville e piccole boat houses o cavane sul fiume.IMG_0155-0
A Sandford Lock ci viene incontro Piero, un lidense trasferito a Oxford e socio del City Barge, che aveva saputo da Richard che saremmo passate da lì. Superata la chiusa, lo vediamo seduto sul suo bel prato in riva al fiume insieme alla sua compagna, davanti a lui il suo sciopon, e dietro il gonfalone di San Marco. E’ ovvio salutarlo con un “alzaremi”. La chiusa successiva è già Iffley Lock con la sua architettura particolarmente romantica, ponti coperti, in mezzo ad un mare di fiori. Siamo talmente prese nel fare foto che non vediamo Pauline, Sue, Richard e Jim che ci salutano dalla riva. Pauline e Sue salgono a bordo del sandolo piccolo e insieme voghiamo gli ultimi metri fino al boathouse del City Barge.
MAG_6840 MAG_6839Pulizia e ricovero delle barche, un brindisi e poi ci sbrighiamo per portare il narrowboat al posto scelto per la notte, subito dopo Osney Lock. MAG_6838Superare la chiusa dura più del previsto, visto che il meccanismo della chiusa, da azionare con un sistema elettronico, si è bloccato. Un gentile navigatore in discesa ci aiuta, spiegandoci che si potrebbe riassettarla riempendola e poi svuotandola di nuovo, ovvio che con questo scende anche lui con la barca. Siamo un po’ tese perchè si fa sera e il narrowboat non ha luci di posizione (quanto sono corretti e ligi questi inglesi!), ma per fortuna, uscite dal lock, ci aspetta una bella riva dotata di bitte, tutte libere, meno male.

IMG_0275-0.JPGRichard ha prenotato un tavolo per la cena in un pub proprio sul posto, e per noi significa che scendendo dalla barca dobbiamo solo attraversarIMG_0280e una piccola strada per raggiungerlo.
Insieme a Jim, Pauline e Sue del City Barge festeggiamo la conclusione del viaggio con birra, molte patatine e dei piatti buonissimi. Ah già: non solo in barca (grande cuoca Cri!), ma anche nei Pub abbiamo sempre mangiato bene, per quanto si parli male della cucina inglese, noi non abbiamo avuto alcuna delusione, senza ricorrere per altro ai tanti ristoranti etnici dall’aspetto allettante, che abbiamo visto e che qualcuna avrebbe testato più che volentieri).
Poi spacchettiamo di nuovo regali: una maglietta e gagliardetto per Richard, e grandissima sorpresa, da Richard coccarde blu (che corrispondono alle nostre bandiere rosse)
per tutte noi.DSCF0039

 

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Sabato 16 agosto: Abingdon – Dorchester

Questa mattina, la sveglia suona alle 7,30, per poter portare a termine l’ambizioso programma della giornata. Vogliamo, infatti, visitare la città prima di partire, vedere i resti dell’imponente abbazia che qui esisteva fino a metà del sedicesimo secolo. La colazione si fa interessante per i racconti di quante hanno passato la serata precedente al pub, o  meglio, nei diversi pub. Raccontano che ne hanno visitati diversi e,  in ogni nuovo pub, cambiato genere musicale: dall’irish folk, al rock classico degli anni 60, alla disco music, fino al new wave degli anni 80. Ogni locale aveva il suo genere musicale e, di conseguenza, il suo pubblico, ma ogni volta con musicisti dal vivo. Per dire la verità, i pub visti sono stati tre: nel primo, lo stesso musicista era passato dal Folk al Rock per la gioia di un ospite ultrasettantenne che ballava il rock come quando era più giovane. Due i pub visitati, ma nel riportare la serata alle altre con dovizia di dettagli e molta partecipazione da parte di quelle che se sono andate a dormire, la cosa pian piano è diventata sempre più interessante, tanto da non distinguere più i fatti realmente accaduti e quelli inventati dalle assenti. Questo non significa che non si siano divertite davvero! Anzi.

Visitiamo la città: purtroppo della cattedrale non esiste più nulla, solo la pianta tracciata con delle mattonelle sull’erba di un bellissimo parco pubblico e alcuni degli edifici funzionali alla vita di un’abbazia così importante, per esempio quello adibito alla contabilità. Qualcuna approfitta del mercatino del peperoncino per acquistare qualche salsa e qualche chutney, cose che verranno assaggiate più tardi in barca per essere sicure che il regalo sarà degno dei destinatari rimasti a casa – peccato che non si possano assaggiare in 14 senza svuotare quasi del tutto il vaso :-().
Quando ci mettiamo in barca, il cielo è grigio, ma non ci sono nuvole di pioggia. La prima chiusa della giornata, Clifton Lock è una delle più profonde che superiamo, e usciamo in una specie di valle, che presto si chiude di nuovo in rive alberate e piante acquatiche lungo le anse. Sullo sfondo castelli, ville, belle case di vacanza o semplici case di campagna, sempre  circondate da giardini  con prati di un verde intenso, segno di cure quotidiane, cespugli e aiuole fiorite, e dotate di seggiole e panche sulla riva del fiume per osservare le barche e le anatre di passaggio. Sullo sfondo rimane, visibile per tutta la giornata, una centrale elettrica, non ci avviciniamo abbastanza per capire con quale combustibile funziona. La corrente asseconda la nostra voga, i sandoli continuano ad andare anche quando arrestiamo i remi per scattare qualche foto, per coprirci o svestirci a seconda della temperatura che cambia repentinamente e continuamente.
Ma non piove, si è alzato il vento. Oltre Days Lock troviamo una riva dove ancorare il narrowboat ideale per la sosta tranquilla al margine dei campi. Dopo l’ormeggio della notte precedente sotto il ponte di Abingdon, in centro città, con macchine che passavano e una fila lunghissima di houseboat vicini a noi, siamo contente di essere in un luogo più silenzioso.
Siamo vicino al fiume Thene, poco lontano dalla storica cittadina di Dorchester,  Il pranzo è pronto, Giovanna, durante la navigazione, ha cotto le patate e preparato tartine con salmone e patè, formaggio, dolci e caffè. Risistemata la cucina, un piccolo gruppo continua in sandolo per vedere se più avanti c’è un luogo migliore dove restare per la notte, e in cerca della via d’acqua che la mappa aveva promesso come collegamento tra il fiume e il paese che scorgiamo non molto lontano. Il canale si rivela molto stretto, pieno di vegetazione e con poca portata d’acqua (ipotizziamo che non sia più utilizzato da tanto tempo, o che sia stato rappresentato non rispettando la la scala della mappa). Alla fine torniamo tutte in barca e partiamo a piedi, attraverso i campi, alla scoperta dell’antica cittadina  sorta intorno all’imponente abbazia di Saint Peter e alla piccola chiesa di San Birin. Nel primo e alto medioevo era stata una delle abbazie più importanti del paese, ora restano la chiesa e il campanile, molti degli edifici appartenuti all’importante abbazia sono stati utilizzati, per secoli come cava per reperire materiali edili. Una forma di riciclo e risparmio, che fa ritrovare, in edifici successivi costruiti sotto Enrico VIII, pezzi d’arco, pietre di arenaria scolpite artisticamente, e  bassorilievi. MAG_6820 MAG_6821
Nel paese troviamo ancora altri edifici antichi costruiti con la tradizionale tecnica delle strutture lignee a vista, riempite con mattoni, tetti con tegole piatte in cotto o in pietra, o in alcuni casi, di canna (thatched roofs). Per strada ci fermano delle persone incuriosite e ci chiedono da dove veniamo: con le nostre polo, t-shirt e giacche bianche con i loghi del Club City Barge e del Po di …donne saltiamo all’occhio. Il vento freddo rende il tramonto rigido e incolore, stormi di oche si spostano starnazzando. Torniamo alla barca sul fiume, una squadra di donne affamate prepara zucca stufata, riso e pollo al curry, con formaggio, vino e dolce. La penultima notte sul Tamigi è nera e silenziosa.

Venerdì 15 agosto Kings Lock – Abingdon

Sveglia (ogni giorno più tardi, ci stiamo abituando alle  strette cuccette del narrowboat): fuori piove e fa freddo, ma intanto siamo prese dal solito trambusto per sistemare i letti e preparare la tavola per la colazione. Quattordici donne in una barca larga meno di tre metri significa una continua attesa per andare in bagno, per sistemare i vestiti in cassetti e borsoni, un andirivieni lungo il corridoio con inciampi e scavalchi continui, sorpassi stretti negli spazi angusti, incastri e acrobazie varie, finché come per incanto ci si stringe intorno al tavolo con te, caffè, marmellate, yogurt e muesli. IMG_0253 Dopo i primi giorni in cui si utilizzavano due tavoli nelle due aree della barca predisposte per il pranzo, spontaneamente e per la voglia di stare tutte insieme, riusciamo a stare tute attorno al tavolo grande a prua. E qui ricomincia la solita allegra confusione di tazze, cucchiaini, caffettiere, pane, zucchero che fluttuano da una parte all’altra delle commensali. Questa mattina attendiamo il ritorno di Pauline e Sue, le nostre amiche del City Barge che anche oggi vogano con noi. Arrivano in bicicletta, puntuali alle 9,30 come previsto e pronte per la partenza, loro. Noi stiamo ancora sistemando le ultime cose. Prendiamo tempo offrendo il caffè, poi montiamo le bici in barca e partiamo. Il narrowboat è lento e oggi, probabilmente perché è venerdì, alle varie chiuse attendono molte imbarcazioni, dunque i tempi si allungano. Torniamo verso Oxford, superiamo la città nel verde delle sponde, meravigliate che così tanti animali selvatici vivano lungo i canali, fra le case, dentro la città. 
Le nostre strette barche a remi si possono infilare facilmente fra le altre barche all’interno delle conche di navigazione, perciò procedono più spedite della casa galleggiante. Superiamo così le conche Osney Lock e la sede del City Barge e nell’attesa del narrowboat, ci fermiamo all’Isis Pub per il tea time assaggiando anche qualche dolce.

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Uno sciopon sul Tamigi!

Le barche che incontriamo continuamente hanno andatura lenta e le ritroviamo spesso in sosta, ancorate alle rive. Avevamo già intuito che i locali lungo il fiume fossero molto apprezzati, come ci confermano le due amiche inglesi.
 Finalmente ci ritroviamo tutte insieme, c’è un po’ di indecisione su quanto proseguire e dove mangiare.  MAG_6788 MAG_6792
Del resto i piatti che vediamo sfilare mentre beviamo il nostro tè sono troppo invitanti e alcune cedono alla MAG_6794tentazione e finiscono per ordinare qualcosa per il pranzo. Altre invece si accontentano di un po’ di pane e formaggio che trovano in barca. Ci diamo un appuntamento per proseguire la voga. 
Ripartiamo, e siamo subito a una chiusa Iffley Lock: qui c’è un bassorilievo con il muso di un bue. Ci raccontano che ricorda l’origine del nome di Oxford: Ox, significa bue e Ford guado, perché qui esisteva un guado utilizzato dalle mandrie durante la transumanza.
Gli addetti alle chiuse sono sempre molto gentili e premurosi, ci avvisano del funzionamento delle porte, di come sistemare in sicurezza le barche e scambiano volentieri sempre qualche battuta. Si prosegue, il fiume è un po’ più largo, ma procede solcando la campagna sempre con grandi anse. Le terre intorno si fanno ondulate e sulle colline si vedono campi di grano e grandi fattorie.
 Alla chiusa di Abingdon Lock siamo giunte alla meta e alla città omonima. Cerchiamo un posto per la sosta, le rive sono piene di barche, sarà perché siamo nel weekend, oppure perché la navigazione si fa meno impegnativa man mano che si scende il fiume e allora cresce il numero di navigatori in cerca di gite piacevoli e facili. Ci accorgiamo che si vedono sempre più barche “di plastica”. MAG_6804Troviamo un posto coll’aiuto del proprietario di una barca, diciamo “bianca”. Lui è gentile e disponibile, tanto che decide di stringere un po’ la fila e ripianta i suoi picchetti sulla riva per spostare la propria barca e far stare anche i nostri 70 piedi galleggianti senza oltrepassare troppo il segno di divieto. Qualcuna di noi, parlando con i vicini di bMAG_6799arca nel tentativo di trovare un posto per ormeggiare, aveva sentito che il mondo delle houseboat sul Tamigi si divide in due, da una parte i narrowboat, molti a noleggio, ma ancora di più quelli di proprietà utilizzati come case galleggianti per il weekend  con tanto di vasi di piante e fiori sul tetto e sulla prua, e dall’altra le imbarcazioni “moderne”, più compatte e larghe e molto più marinare e sobrie: il revival dei narrowboats sul fiume viene infatti visto almeno da alcuni, quasi come una invasione, perché questi occupano più spazio lungo le rive con i loro 50 e passa piedi, e riducono lo spazio disponibile per le barche.MAG_6818-Modifica
Il nostro punto di ancoraggio si trova praticamente sotto il bel ponte in arenaria di Abingdon, del 15esimo secolo, che collega la riva sinistra con il centro storico. Le rive del centro storico sono una catena di edifiMAG_6798ci civili in mattone, con tetti con mattonelle rosse, chiese in pietra di arenaria, il tutto inghirlandato di vasi fioriti, prati e salici piangenti. MAG_6803
Organizziamo la sera: per Pauline e Sue una lezione di voga offerta da Marzia e Nan, una lezione di cucina offerta da Cristina e anche la cena è pronta: un risotto con le zucchine e frittata. Per fortuna, nel pomeriggio, Pauline era riuscita a raggiungere con la sua bicicletta un negozio di attrezzature outdoor, e ci ha nuovamente raggiunte con un materassino gonfiabile, che ci aiuterà a rendere più confortevoli le notti in barca per le due che non sono riuscite ad avere un posto in una cuccetta. Per dividere veramente il disagio, decidiamo di fare turni in maniera che nessuna dorma più di una notte per terra tra le cassapanche.. Questa sera, prima di dormire, qualcuna decide anche a  di visitare il paese, qualche altra poi opta per un approfondimento culturale: un gruppetto infine sceglie il pub con birra, musica e qualche chiacchiera (e canzoni) con la gente del posto.IMG_0256

giovedì 14 agosto Shifford Lock – Kings Lock

Il primo giorno di discesa, lasciamo la bellissima area della chiusa di Shiffordlock, una manovra di nuovo molto complessa per il narrowboat nello stretto letto del fiume e con corrente, Cri ci riesce bene, e mentre aspettiamo di riempire il serbatoio d’acqua della barca, arrivano una serie di jole tradizionali, bellissime con i loro divanetti di rattan, cuscini blu, e il legno ornato d’oro.
2014-08-14 12.12.56-1Uscendo dalla chiusa iniziamo a parlare con due dei rematori delle jole, e così scopriamo che sono venuti dalla Francia per partecipare a questo raid dell’associazione delle barche tradizionali sul Tamigi. Bastano poche frasi, e ne invitiamo uno a provare a vogare nel sandolo, poi si completa lo scambio culturale con un giro per Anna e Ale nella jole. In questo la nostra narrowboat spunta dalla chiusa e partiamo, con un assetto completamente diverso da quello accuratamente progettato da Marzia: Coleen, Michela, Maggie ed Eilenne in sandolo, Ale e Anna con Fréderic in jole…
Così continuiamo per un po’ prima di ritornare all’ordine previsto in partenza. La discesa si fa più facile di quanto ci si aspettava, il vento è calato e la corrente ci aiuta più di quanto ci aspettavamo, Anche capitan Cri è visibilmente sollevata, era molto preoccupata nel pensare quanto sarebbe stata difficile la gestione della barca, lunghissima, nelle strette curve  con la corrente che spinge.
Dopo poco tempo siamo di nuovo al Newbridge e al pub Rose Revived, il luogo del nostro pernottamento precedente. Prima di renderci conto che avremmo potuto visitare il paese vicino, il narrowboat è già passato oltre; ci dispiace un po’, e decidiamo di fermarci ad una delle prossime chiuse.
Leghiamo il narrowboat lungo le rive tra i campi e pranziamo mentre scoppia un bel temporale. Sarà colpa di Giovanna che il giorno precedente aveva commentato il tempo e osservato i tanti rovesci e l’assenza di temporali. Per fortuna anche il temporale come i rovesci dei giorniprecedenti finisce, e dobbiamo togliere un bel po’ di acqua dalle barche prima di poter ripartire.MAG_6755 MAG_6759 MAG_6762 MAG_6758Ci affrettiamo perché vorremmo far la spesa e ci informano che i negozi chiudono presto. Lasciamo le barche alla chiusa di Eynsham e ci affrettiamo verso la piccola cittadina per integrare le provviste. Quando usciamo dal supermercato c’è un nuovo rovescio: per quanto ci stiamo abituando alle continue piogge, questa è bella abbondante. Dopo un quarto d’ora d’attesa ci avviamo sotto la pioggia illuminata dal sole ormai avviato al tramonto e cerchiamo di evitare le onde d’acqua alzate dalle macchine lungo la strada.
Quando finalmente sleghiamo le barche (nuovamente da seccare) ci avviamo: 10 donne con le loro barche che portano a casa le spese, ci sentiamo un po’ come isolane.
Ci troviamo da sole sul fiume. Non c’è vento, l’acqua diventa uno specchio, in cui si raddoppia il cielo, illuminata dal sole che tramonta: a momenti ci sembra di volare, tanto assomiglia l’immagine riflessa sul fiume al cielo sopra di noi.
All’imbrunire finalmente arriviamo alla narrowboat, che profuma già per il minestrone che Cri ha preparato.

mercoledi 13 agosto Newbridge – Shifford Lock

A Newbridge tentiamo l’assetto della barca con 14 posti da dormire, dato che nessuna ha voglia di montare la tenda, e in qualche maniera funziona (in qualche maniera…).MAG_6724

Ci risvegliamo, qualcuna aggrovigliata nella nuova sistemazione, di buon umore e questo è fondamentale. Impostiamo la prima colazione su due tavoli, e inizia un rituale che si ripeterà per tutta la settimana: caffè, te, zucchero, pane, viaggiano di mano in mano, di tavolo in tavolo, in un continuo movimento. E’ difficile addentare la fetta di pane e marmellata e finirla in qualche minuto, perchè c’è sempre qualcuna a cui manca qualcosa e si deve intervenire per passare una tazza di caffè, oppure la scatola dei cereali o il barattolo di miele. La cosa incredibile è che funziona, senza irritazione, ma in un trambusto di racconti e risate. Prima di mollare gli ormeggi, dedichiamo un po’ di tempo a due piccoli amici: lezione di voga per due bambini della barca accanto, la bambina un po’ più grande del fratello, se la cava proprio bene.

MAG_6738-Modifica-2Foto di gruppo, con tutte sul tetto della barca, cercando di trasmettere in qualche maniera la consistente lunghezza del narrowboat e si parte verso Lechlake.

MAG_6745MAG_6728Quando arriviamo a Shifford Lock, dove le barche a remi si ri-incontrano con la narrowboat, viene presa la decisione sofferta, soprattutto da parte di Cri, di non andare avanti, perché le anse strette del fiume con la corrente e il vento rendono la navigazione di una barca così lunga davvero difficile. Non è una decisione facile, e viene accelerata soprattutto dal lock keeper, che preme perché si continui a risalire il Tamigi. Da qui il fiume diventa sempre più selvaggio, le anse sempre più frequenti e sinuose, in realtà avremmo scoperto presto che non sarebbe stato difficile navigare ancora un po’ anche perché vento e corrente nel pomeriggio sarebbero calati.

MAG_6753Ma l’incolumità e la tranquillità del gruppo è la cosa principale, si decide di ancorare il norrowboat e di proseguire solo con i tre sandoli.

MAG_6748Il letto del Tamigi ha argini naturali e lungo le sue sponde si apre la campagna inglese, verde e infinita, dove pascolano mandrie di vacche e greggi di pecore. Il vento, a pomeriggio inoltrato, cala e l’acqua, non più increspata dall’aria, si quieta, diventa specchio.

 

MAG_6762E’ un bell’incedere nel silenzio, i remi affondano nell’acqua e spingono con vigore le nostre barche contro corrente. E’ un paesaggio inusuale per noi: vasti pascoli, siepi e boschi, ettari di terra così poco abitati. Stormi di anatre e oche selvatiche nuotano sul fiume, mentre gli altri animali vengono ad abbeverarsi scendendo fino all’acqua, in mezzo a giunchi e canne di palude. Incontriamo poche imbarcazioni sul nostro cammino e vanno così lente che non provocano onde. Un paradiso, il cui incanto, è colorato dal nostro incedere pieno di chiacchiere, scherzi e risate che lasciano perplesso il lock keeper di Rushey Lock che ci dice che siamo matte. La piccola casa con giardino fiorito del lock in effetti sembra quella di una fiaba e la gente qui, molto gentile, non è di tante parole. Proseguiamo fino a Radcot Lock. Anche questo è un incanto, ci destreggiamo fra le chiuse che dobbiamo aprire in autonomia, scendiamo, apriamo la chiusa, entriamo nella conca di navigazione con le barche, ridiscendiamo a chiudere la chiusa alle nostre spalle e apriamo a monte. Saliamo in barca e attraverssiamo la conca. La raccolta di more e prugne sulle rive sono un piccolo intermezzo, ma anche il continuo vestirsi e svestirsi a seconda della nuvola che spruzza un po’ di pioggia, o del sole che vi fa capolino. Lungo il percorso incontriamo una barca con al seguito due nuotatrici: “Come va?” chiediamo “Bene grazie, oggi ci va di vivere il fiume così” ci rispondono. Da una norrowboat ancorata alla riva ci viene un simpatico saluto e una donna ci chiede se siamo stanche. “No” rispondiamo pronte, ma quando Nan cerca di dirle il nome della meta che abbiamo raggiunto, riesce solamente a balbettare a lungo “Red, rad, row.. “ senza riuscire a ricordare il nome della chiusa e la signora deduce così che Nan è davvero stanca. La scena è davvero esilarante, e anche lo humor inglese viene apprezzato e diventa pretesto per lazzi e risate. Grazie a questo episodio abbiamo trovato il soprannome per Nan: “Row,Row, Row”
Pioppi, ontani e salici sono semprMAG_6754e più fitti e formano un sipario verso la campagna. Una quiete da paradiso. Torniamo indietro alla nostra narrowboat, con la corrente a favore siamo più veloci e alle otto di sera siamo alla meta. Ovviamente la cena è già pronta: Cristina e Maggie ci hanno attese in barca e hanno preparato una pasta con cavolo da leccarsi le dita. La cena è sempre un grande frastuono di chicchere e richieste di passare da una parte all’altra del tavolo qualche pietanza, oppure l’acqua, o un bicchiere e così via. Una ginnastica interessante per le nostre braccia.