Un Ringraziamento

Un ringraziamento a tutte le persone che ci hanno sostenute!

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Siamo tornate alla laguna dopo circa 170 chilometri a remi da Venezia a Padova, Monselice e Chioggia. Abbiamo ancora negli occhi, nelle braccia e nel cuore scorci incantevoli intrisi di storia e di bellezza paesaggistica e tanti momenti di incontro con quanti ci hanno accolte e sostenute con simpatia e con il proprio lavoro durante il viaggio. Dopo aver percorso il Delta del Po, le vie navigabili fra Venezia, Mantova e Aquileia e il Tamigi, questo nostro quinto viaggio in terre così familiari e vicine a Venezia, ci sembrava molto semplice da organizzare e forse fra gli altri, quello meno interessante. Ma non è stato così: Continua a leggere

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Giorno sette: il ritorno

La mattina è fresca e ci coglie nel sonno, ma abbiamo un appuntamento alla remiera di Portosecco per riprendere le barche, non possiamo tardare: è la mattina di Ferragosto, sono venuti appositamente per noi! Colazione, pulizia e riordino della casa che ci ha ospitate. Arrivando alla remiera, vediamo che sopra ai tetti degli edifici stanno recuperando le tende dei gazebo della festa, volati via con la tempesta.

danno dalla tromba d'aria

Danni alle strutture della Sagra di Portosecco causate dal temporale di ieri notte.

La caorlina è piena d’acqua, ma asciugandola con sessola e spugne in 10 minuti è pronta per riprendere il viaggio. “Non c’è nessuno che fa questi viaggi come voi” ci dice Giorgio Rosada, mentre ci aiuta alla gru a rimettere le barche in acqua insieme a Federico, suo fratello e presidente della remiera.

Abbiamo deciso di rinunciare alla visita al Casone Millecampi, dato che oggi le forze non sono sufficienti per completare questo tratto del nostro viaggio. Da Portosecco ci dicono che non ci vuole molto tempo per raggiungerlo e in questa mattina limpida si vede bene il grande edificio ricostruito in mezzo alla laguna. Ci hanno persino offerto le loro barche nel caso volessimo fare questa escursione in un’altra occasione.

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updd gg7 portosecco bagno lagunaRipartiamo dirette a Poveglia, È sempre molto emozionante ritornare in laguna, i grandi spazi, le isole, i campanili di Venezia che ci indicano la direzione.

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Fa sempre piacere una pausa per un bel bagno…

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Rinfrescate e rinvigorite, si riparte verso la nostra remiera, e lì ritroviamo Maggie e Sibylle che insieme ad alcuni mariti hanno preparato il pranzo per accoglierci. La riva si riempie dei nostri bagagli, barche, forcole e remi vengono subito puliti e riposti nei magazzini.

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Dopo pranzo, piano piano cominciamo a salutarci, non vediamo l’ora di tornare a casa, ma nello stesso tempo si prova un po’ di malinconia a lasciarci. Siamo tutte d’accordo che anche questo è stato un percorso molto bello, una scoperta di luoghi vicini, speciali e poco conosciuti, un incontro fra persone e uno scambio, una prova di forza e di pazienza, un viaggio sull’acqua per ristabilire un contatto fluente e indissolubile con questo elemento così vitale per noi e per la città in cui viviamo.

L’ultima impresa: sistemare il bragozzo di Cri.

Giorno sei: da Correzzola a Chioggia e San Pietro in Volta

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Toc, Toc, Toc. La Colazione è alle 8 ma nessuna di noi, Ale, Nan, Marzia e Luana ha messo la sveglia. Toc, Toc, Toc. Mi desta il battere di un martello su legno, ma nessuna di noi sta sistemando la forcola in barca, siamo ancora avvinte al cuscino, nonostante siano le 7.40. Mi affaccio alla finestra della nostra stanza, c’è qualcuno che lavora nell’orto. Il silenzio alla Corte ci ha concesso un sonno ristoratore, pieno di sogni, forse.

Luana all'iPad

Alle 9 siamo in barca e come ogni mattina c’ è una grande confusione, ma il caos è solo apparente perché, improvvisamente, i tre equipaggi sono pronti a partire. Il gran movimento e il gran vociare sono inevitabili, un irrinunciabile rituale preludio all’ordine della nostra giornata, insomma indispensabili: il nostro modesto big bang d’inizio. Del resto c’è sempre un telefono che rimane sul tavolo della colazione e una maglietta senza proprietaria, chi è andata a fare la spesa, chi a riempire le bottiglie d’acqua, chi non ha le chiavi dei lucchetti dei remi e chi vuole sapere a che ora arriviamo a Chioggia o quanti chilometri ci aspettano.

Arrivo a Correzzola

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E tutto questo quando ci sono già 30 gradi, la marea contraria a 20 km di distanza dal mare e la crema solare ancora da spalmare. Quando le vogatrici finalmente impugnano i remi, c’è un momento di silenzio, quanto basta per cambiare idea sui turni di voga e su chi fa la pausa e resta in bragozzo a preparare il pranzo. E la gazzarra ricomincia, finché la poppiera decisa avvia la barca e si va.

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Poco dopo la partenza il fiume si allarga, gli argini si abbassano e i canneti vestono le rive della via d’acqua insieme a salici e ontani. A Ca’ Bianca ormai si sente il profumo di mare, ma soprattutto il Bacchiglione incontra il Brenta e il paesaggio cambia completamente. Case e chiese oltre gli argini, ponti, moli e soprattutto barche, tante barche a cui non eravamo più abituate. Con esse iniziano le onde, anche queste dimenticate da molti giorni.

Dopo aver superato la Conca dei Moranzani, a Fusina, non abbiamo più incontrato nessun navigante a parte il Burchiello e gli amici di VoRaBe, perciò da lunedì siamo le uniche presenze nelle vie d’acqua tra Padova, Monselice e la laguna.

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Donna del bragozzo

Alla conca di Brondolo ci attende Enrico, un amico di Michela, con alcune bottiglie di birra fresca.

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Non è possibile passare da Chioggia senza salutare Antonia e i suoi compagni della remiera Don Bosco. Le telefoniamo e ci raggiunge in barca a piazza Vigo a Chioggia dove ormeggiamo quasi alle 14 per il pranzo. Il menù del giorno ha subìto una variante esotica: patate lesse con o senza cipolla e zazichi allo yogurt cremoso al gusto di vaniglia. Superata la prima forchettata, anche questo diventa un pasto apprezzabile. Dolci, anguria e vino fresco portati da Antonia e amici danno un tocco finale più tradizionale alla nostra pausa.

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un po' di figli

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Alle 16 decidiamo di ripartire, alla bocca di porto di Chioggia imbarchiamo un po’ d’acqua, le onde sono davvero alte e i natanti che ci incrociano del tutto incuranti della nostra presenza. Davanti a Caroman proseguiamo sopra secca. Ogni tanto ci fermiamo a bere ed è una scusa per ripensare a un momento del viaggio. Quanti ricordi!

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Emergono anche le immagini dei viaggi passati: a Pellestrina ci lega in particolare il primo viaggio poiché in partenza fummo rifocillate dagli amici della remiera Portosecco e al ritorno ospitate proprio da Elena, nella sua bella casa di San Pietro in Volta. Alle 18 finalmente arriviamo alla remiera dove possiamo lasciare le nostre barche e a piedi continuiamo fino alla casa di Elena. Raffaela, la sorella, ci saluta con un bel sorriso, si aspettava un gruppo numeroso, ma vederci tutte insieme pensiamo possa essere leggermente inquietante. Ormai è fatta, i bagagli riempiono il marciapiede e una alla volta ci buttiamo sotto alla doccia.

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PDD gg6 san pietro gruppo - 1Per la cena optiamo per la sagra di Santo Stefano di Portosecco. È la serata più assordante del viaggio, perché appena ci sediamo a mangiare l’Orkestra di Nicola Congiu inizia a suonare. Ma non bastano 32 km, vale a dire un’intera giornata ai remi, per stremare Un Po … di donne, perché le fatidiche “puledre” si lasciano conquistare dal vortice della musica ed entrano in pista dopo aver divorato piatti di pesce fritto, peoci saltati, pastasciutta e patatine fritte.

Tramonto a San Pietro

Ci sistemiamo a letto, la notte si preannuncia calda, ma lampi e tuoni sono il presagio del temporale. Il vento soffia forte, la laguna diventa verde con onde increspate di schiuma bianca, chiudiamo imposte e finestre, tanto è potente la tempesta. Giò e Cristina sono in bragozzo, siamo in pensiero per loro. Una telefonata ci rassicura: sono ancorate al riparo. Il vento piano piano si dissolve, possiamo finalmente dormire.

Giorno cinque: da Battaglia Terme a Correzzola

La sveglia suona alle 5,30 a Venezia per Luana che deve prendere il treno. Alle 6,30 a Oriago per Daniela che viene accompagnata in auto a Battaglia e alle 7 a Battaglia Terme per tutto il resto del gruppo che si prepara a partire.

Prima di lasciare l’albergo, presentiamo a ciascuno dei nostri gentilissimi osti una locandina personalizzata e firmata da tutte noi.

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Alle 9 tutte in barca alla conca di Battaglia che ci fa fare un salto di 7 metri d’acqua. Nel frattempo a Dolo anche il bragozzo ha lasciato l’ormeggio e viaggerà tutto il giorno lungo il Brenta e la laguna per riunirsi al gruppo a Correzzola.

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La conca di navigazione è un enorme pozzo che si svuota sotto alle nostre barche. Un grande ascensore d’acqua spruzza un getto di cascata alle nostre spalle: rabbrividiamo per un attimo al pensiero che la porta chiusa dietro di noi possa cedere alla spinta dell’acqua che sovrasta le nostre teste.

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Il manovratore della conca ci riporta in noi e ci spiega come dobbiamo viaggiare dopo l’ apertura delle porte: il canale ha poca acqua, ci sono ampie secche a destra e a sinistra e c’ è subito una curva da superare con la corrente che esce insieme a noi dalla chiusa e ci trasporta per un buon tratto.

Chiusi Battaglia Terme

Silvia, Daniela, Elena

Gli argini sono alti e ripidi. Il canale è invaso da rami, arbusti e ninfee, e in prossimità delle curve si stringe notevolmente. Il sandalo è agile e passa oltre la caorlina pesante e goffa, che ogni tanto porge la poppa alla macchia con conseguente incastro di remi e vogatrici.

Libellula del Vigenzone

I Martin pescatore hanno tutt’altro spirito, sfrecciano in guizzi blu elettrici da una parte all’altra del canale, il picchio verde ci segue di salice in ontano scandendo la sua risata. Nitticore e sgarze si alzano in volo calmo al nostro passaggio. Solo il rumore di qualche auto che passa sopra l’argine ci ricollega al mondo di terra. Dentro alla strada d’acqua è solo verde il colore della nostra giornata.

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Ma come potevano condurre burci e peate carichi e lunghi più di 30 metri i barcari che andavano dai colli alla laguna?

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Al campanile di Bovolenta rallentiamo e attracchiamo al Porto de Ponta. Guadagniamo l’ombra del molo, tagliamo il melone profumato e lo gustiamo fra qualche scambio di ricordi al monumento dedicato ai barcari.

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Di tanto in tanto ci ritornano in mente i racconti di Riccardo, del Museo della Navigazione a Battaglia Terme. Il paese sembra addormentato sotto la calda cappa estiva.

Entra adaggio...

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Eppure la chiesa, le grandi ville rurali ora abbandonate e il porto sono testimonianza dell’importanza e della vivacità di questo borgo in un tempo non ancora troppo lontano. Il legame con il fiume è stato segnato anche da eventi negativi, come le alluvioni: ne troviamo traccia sulle lapidi affisse ai muri delle case con indicata l’altezza che ha raggiunto l’acqua durante i disastrosi eventi del 1966, 2010 e 2013 .

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Il paese sorge sulle due sponde del fiume unite dal ponte, ci sediamo al bar della piazza gestito, come anche l’altro esercizio pubblico del posto, da osti cinesi. Acqua fresca, succo di pompelmo, ghiacciolo.

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Ale che dorme per 3 minuti d’orologio.

 

 

Poi tornando al molo uova sode, pomodoro e pane che avevamo preventivamente preparato per il pranzo, non ci resta che stenderci sulla riva, all’ombra, e sperare che la calura lasci la sua presa.

Ma dove va?

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Ad andarsene invece è il vento mentre ci rimettiamo ai remi fra improvvisazioni canore. Anche la corrente non è più d’aiuto quando passiamo Pontelongo. Caramello e barbabietola, l’aria di Pontelongo è intrisa dell’odore della lavorazione dello zucchero. Oltre gli argini infatti si distendono le terre di bonifica che erano dei benedettini oggi coltivate a barbabietola e mais. E Pontelongo è conosciuta per il suo zuccherificio. Pochi chilometri  e ancora un campanile spunta dalla sommità erbosa dell’alta riva e un molo ci consente di fermarci alla Corte Benedettina di Correzzola.pdd-gg5 pontelungo

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A breve ci raggiungono anche Giovanna e Cristina che hanno risalito il fiume in bragozzo. Lo sbarco ci costa un intenso bagno di sudore, forcole e remi vanno sistemati con cura, valigie e bottiglie vuote vanno issate a riva. Ora ci siamo tutte, ci sediamo nel bel giardino della Corte a bere acqua e birra. L’antico monastero è ancora visibile in tutta la sua magnificenza: granai, fienili e scuderie si affacciano sull’aia dove oggi sostano visitatori come noi. Pavimenti in cotto e soffitti in legno, arredi sobri e gentilezza, anche questa breve sosta si rivela la scoperta di una piccola perla del nostro territorio.

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Ceniamo in giardino insieme ad Antonio e la moglie Antonella in perlustrazione per preparare il viaggio dei “camminanti” a fine agosto, che seguirà proprio il nostro itinerario, dai colli alla laguna, via terra. Ci attendevamo una cena particolarmente gustosa e curata, invece io, Colleen, non avendo letto completamente la mail di risposta alla prenotazione, non ho visto che questo luogo non ha ristorante ma offre solo pasti freddi e così ci troviamo affamate, di nuovo con salumi, formaggi e insalata. Per fortuna tutte sono comprensive, il vino è buono e fresco e la compagnia, come sempre, esilarante.

Prima che il sole calasse del tutto, Daniela è corsa sul ponte per catturare questa bellissima immagine sul fiume Bacchiglione.

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Giorno quattro: da Monselice a Battaglia Terme

imageGiornata dedicata essenzialmente alla cultura, dato che il programma di voga è breve: Antonio e Luana propongono un’escursione al Monte Ricco nel Parco dei Colli Euganei, proprio sopra la cittadina, mentre un piccolo gruppo si dedica alla visita dei monumenti della città: Il castello, restaurato da Vittorio Cini e il cammino delle Sette Chiese.

  

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Nel primo pomeriggio finalmente mettiamo su remi e forcole e ci avviamo lungo il canale di Battaglia. Ci presentiamo al ponte con largo anticipo, non abbiamo proprio voglia di pagare le multe salate che scattano in caso di ritardo. Gli impiegati invece ci stanno già aspettando. Chiedono di Luana, magari per lamentarsi delle centomila telefonate per concordare le varie aperture?

No, invece, vogliono concordare l’apertura della conca per giovedì mattina. (Alle 9:15, mentre qualcuno sperava di partire all’alba). Ci dicono che si ricordano ancora del bucato steso sul bragozzo quando passavamo nelle conche verso il Delta del Po, cinque anni fa … E noi ci ricordiamo la sala comando con la parete di schermi che mostrano le immagini video di tutti i loro impianti; dopo quella visita abbiamo imparato a vestirci regolarmente prima di arrivare al passaggio delle conche, visto che il gran caldo ci induceva a vogare in bikini.

Anche al ponte successivo troviamo già gli impiegati pronti ad alzare quello che dall’acqua è un ostacolo e a farci passare. Come per confermare che il ponte serve più a loro (allora chiuso) che a noi (aperto), un trattore gigante cerca di infilarsi sotto la sbarra che si sta abbassando.

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Ultimo saluto a Veneto Strade e continuiamo verso Battaglia. Attraversare la città con i muretti e le case lungo il canale ci fa sentire quasi a casa. Leghiamo caorlina e sandolo di fronte alla conca e scarichiamo i bagagli. Il bragozzo torna verso Padova e poi alla laguna per risalire il Bacchiglione, perché il tratto del canale Vigenzone e del fiume Bacchiglione fino a Bovolenta non consentono piu il passaggio dei burci di Cappellozza, oggi nemmeno un bragozzo passa più.

A domani!

A Battaglia Terme il bragozzo con Cristina, Giovanna e Luana ritorna dunque alla laguna lungo il percorso dell’andata. In tre ore si raggiunge Dolo: le varie chiuse sono preavvisate e attendono il nostro passaggio sotto la supervisione di Florio.

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la serata a Dolo è allietata da gelato e musica giovane.
Luana però prosegue in autobus fino a Venezia, tornerà la mattina seguente a Battaglia per proseguire il viaggio.

Maggie, Sibylle e Claudia ci salutano e passano il testimone a Silvia, Nan ed Elena che insieme alle altre soggiornano in albergo a Battaglia.

Entrare all’Hotel Residence Vittoria è fare un salto nel passato, tutto è vintage, compreso il locandiere che, emozionato da tante donne, fatica a comprendere l’organizzazione del pernottamento e della cena. Con l’aiuto di Marzia che frena le scalpitanti e stanche vogatrici e assiste l’oste assai turbato, in circa mezz’ora si può prendere possesso delle stanze e del meritato relax. La cena, immaginata sobria ed essenziale, si rivela piacevole, allegra e gustosa, grazie alla simpatica compagnia di Loredana Margutti, che ci ha gentilmente dato dei suggerimenti per il soggiorno a Battaglia, e allo chef che si prodiga in manicaretti e attenzioni, soprattutto verso Elena che festeggia il suo compleanno.

Auguri Elena!