Giorno tre: da Mezzavia (Battaglia Terme) a Monselice

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Chi scrive ha goduto di una colazione buonissima nella casa di Eleonora e Mauro, tra chiacchiere con gli osti e tragitto in macchina arriviamo un po’ tardi  MAG_8233 alle barche dove le altre ci aspettano già con impazienza. Nonostante questo ci prendiamo lo stesso alcuni minuti per far vedere le barche a remi e il bragozzo ai nostri osti, poi salutiamo e ripartiamo a seconda (spinte dalla corrente) per i pochi chilometri che ci separano da Battaglia Terme. Durante il tragitto non incontriamo nessun’altra barca, solo qualche ciclista sulle alzaie che si ferma stupito ad osservare il nostro corteo e ci saluta simpaticamente. Meno contenti del nostro passaggio sono invece i pescatori che dalle rive lanciano le loro lunghe lenze fino a metà canale e devono per un attimo cedere l’acqua all’inusuale traffico. A destinazione ci aspettano Maurizio Ulliana degli Amissi del Piovego, Aldo Bruson del Circolo Remiero El Bisato di Battaglia Terme e Carletto detto Zavora per accompagnarci al Museo della Navigazione di Battaglia.

MAG_8339Sul ponte romano che collega le due sponde del canale della cittadina è posto un puparino. Aldo ci spiega che si tratta di un regalo della Remiera Casteo. Alla consegna dell’imbarcazione si sono trovati un “puparino a tochi’ così come l’aveva ridotto la tromba d’aria. Loro l’hanno ricomposto con amore e attenzione. Comunque non si fidavano di farlo galleggiare ed ė diventato il decoro del ponte storico.

MAG_8235MAG_8236Il Museo della Navigazione Fluviale si rivela uno scrigno pieno di ricordi di un tempo nemmeno tanto lontano. Si tratta della collezione di uno degli ultimi Barcari, Riccardo Cappellozza, che ha raccolto e restaurato oggetti, fotografie e imbarcazioni che raccontano la storia della navigazione tra i colli Euganei e il mare Adriatico, insieme ad altri ex colleghi. Per più di un’ora ascoltiamo affascinate i suoi racconti e la scoperta di un legame tra il territorio che stiamo attraversando e che sembra non aver più alcun legame coll’acqua, e il mondo della laguna dove ogni spostamento dipende ancora dal trasporto con le barche. Riccardo racconta dei grandi burci carichi di grano, farine, trachite, calce che scendevano a favore di corrente fino a Chioggia e Venezia e di come risalivano, trainati da uomini e animali, fino a qui pieni di sale e altre merci: uno scambio lungo quella che fino agli anni “50 era l’autostrada liquida. Mentre ascoltiamo ci pare di vederlo, Riccardo, mentre armeggia con il remo, o va al timone oppure issa le vele, o approda alla fondamenta del Mulino Stucky per scaricare il suo tesoro. Il museo, allestito nel vecchio macello, è uno scrigno di fotografie, filmati storici, modellini di imbarcazioni e attrezzi del mestiere dei barcari, una memoria che non può andare perduta.

MAG_8239Dopo la visita beviamo uno spritz con i nostri nuovi amici, seduti sotto i tigli di una delle strade della città di Battaglia. Stanche come siamo e afflitte dal caldo, restiamo li anche per il pranzo ordinando delle piadine.

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“Stare nella stessa barca” è un’espressione molto utilizzata nel linguaggio comune e dal significato immediato. Per noi, che in barca ci stiamo davvero e, durante il viaggio, per molte ore e tanti giorni consecutivi, significa vogare e andare a tempo, calibrare gli equipaggi secondo le forze, avere la sensibilità di tenere un ritmo che possa essere efficace per il tragitto del momento secondo le condizioni di vento, corrente e del gruppo, ma anche trovare lo spazio per momenti di verifica e scambio.

Quello proposto da Orietta, all’ombra fresca dei tigli in una via di Battaglia Terme, si è rivelato particolarmente azzeccato, una pausa di riflessione al femminile, capace di dare nuova energia quanto il buon cibo, immancabile durante i nostri momenti di pausa.

Rinfrancate da riposo e da parole toccanti ci rimettiamo in viaggio. I pochi chilometri che ci restano per arrivare a Monselice si rivelano un calvario della navigazione interna – altro che le esperienze di Cappellozza: arrivate al primo ponte stradale che attraversa il canale, scopriamo che non bastava informare i “sistemi territoriali” della Regione Veneto, il Genio Civile, i comuni della Riviera del nostro passaggio, ma andava allertato un terzo ente, Veneto Strade, che era stato avvisato ma non aveva passato l’informazione ai propri operatori.

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C’è uno scambio di telefonate un po’ adirate anche se sempre nei termini della correttezza. Infine gli addetti arrivano anche prima del decorrere dell’ora che inizialmente ci avevano preventivato, e alla vista della nostra simpatica iniziativa, hanno prontamente superato la tensione per la richiesta di intervento che a loro doveva sembrare improvvisata… (anche se avevamo fatto domanda con dovuto anticipo).

Ma, ci chiediamo, se su 20 chilometri di canale ci si trova con 3 enti diversi a cui fare domanda per poter passare, chiunque volesse far rivivere la navigazione su quel tratto (che una volta era l’autostrada che collegava questo territorio al resto del mondo) getterebbe la spugna. Ce lo confermano i soci della Remiera a Monselice, che ci aspettano pochi metri dopo, e ci raccontano di essere imbrigliati dai ponti e di pagare multe salate in caso non si presentino all’orario prestabilito, altro che gli enti regionali che si perdono i fax tra le carte …

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Oltre alla remiera Monselice che ci ha regalato un benvenuto generosissimo (vino, sopressa, cordialità) anche Antonio Mazzetti ha accompagnato le nostre ultime vogate, facendo tante foto e regalanadoci la sua commozione.

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MAG_8291Più tardi, dopo cena (a base di insalata, siamo in mano ad una nutrizionista e una vegetariana, si attendono graduatorie su chi è calata di più durante la settimana 😉 ) Antonio, naturalista, appassionato e studioso dei Colli, ci racconta delle sue imprese e dei suoi progetti che mirano a rendere consapevoli, residenti e visitatori, dei valori del territorio e dell’importanza della gestione dell’acqua in questo territorio, che si ricorda di questo elemento ormai solo in casi di disastri, ma non come una risorsa da utilizzare con consapevolezza e riconoscendo i valori culturali che ha contribuito a formare l’identità di questi luoghi, come abbiamo imparato durante la nostra visita al Museo della Navigazione.

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Giorno due: da Padova a Battaglia Terme

Oggi la partenza è leggermente più rilassata, ma non troppo: alle 8,30 dirigiamo le barche verso il centro di Padova dove raggiungiamo la sede dell’associazione Remiera “Amissi del Piovego”. Lì ci aspettano Maurizio Ulliana ed Enrico, che ci fanno vedere la loro sede che si trova addirittura nella fortificazione del Castello Nuovo. In cambio degli spazi ricavati nelle antiche mura, i soci fanno le guide alle storiche costruzioni veneziane, presidiano e aprono la struttura.

  
  

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Seconda tappa della gita turistica odierna: un giro in barca sul Piovego e lungo i canali intorno al centro storico di Padova. Maurizio e Claudia su una mascareta e noi con sandolo e caorlina procediamo verso il Portello, il Parco dell’Arena e la conca delle porte Contarine, dove scendiamo brevemente in cerca (vana) di un caffè. Tutte eravamo già state a Padova, ma la prospettiva nuova sulla città vista dall’acqua e le spiegazioni di Maurizio ci hanno fatto vedere una città sorprendentemente bella e originale.

Perfino il nostro capitano bragozzo voga con noi!
    
    
    

 

Salutiamo Maurizio e lasciamo Padova, o almeno pensiamo di lasciarla, imboccando il canale verso Voltabarozzo. La conca “arriva” prima del previsto (ci aspettavamo un’ora di voga), e, seconda sorpresa: non siamo soli nella conca. Infatti ci aspettano un sandolo con due bimbi e quattro signori, bellissimi da vedere con le loro marinerie bianche e rosse (noi molto meno visto che indossiamo l’uniforme a metà, cioè qualcuna ha la maglietta di ordinanza e altre hanno il costume da bagno per sopportare meglio il caldo).

updd gg2 varabe zingaro - 1Oltre al sandolo dei soci della Remiera VoRaBe (VOga-RAmi-BEre), anche un barchino a motore dove il Maurizio n. 2 della giornata (Zinghero) e Silvia ci offrono un’anguria: offerta fantastica, è veramente un’idea geniale e tutte  divorano la frutta freschissima e dolce. Mentre insieme aspettiamo nella conca di salire al livello superiore, quello del Bacchiglione, ci scambiamo a vicenda le nostre avventure: già Enrico degli Amissi del Piovego ci aveva raccontato delle sue gite alla laguna di Venezia di “Vogacamp”, adesso Maurizio Z. ci racconta dei suoi viaggi a Portogruaro e a Trieste su un puparino a un remo. Scopriamo dei Padovani grandi viaggiatori su fiumi e canali.

I quattro vogatori del sandolo ci accompagnano sul Bacchiglione fino al bivio con il canale di Battaglia, e prima di salutarci ci offrono un brindisi: spritz e vino passano allegramente da una barca all’altra. Mentre beviamo arriva il terzo Maurizio della nostra giornata padovana, chiamato anche Riverbike, perché guida un mezzo di trasporto inusuale: una bicicletta fluviale. Chiacchieriamo e brindiamo in mezzo all’acqua facendo rimbalzare parole, sguardi e risa da una barca all’altra, come se fossimo su un campo, o meglio in una delle piazze più belle di Padova. Che sorpresa fantastica è scoprire una Padova dove ancora la gente vive con i fiumi e i canali che hanno fatto crescere la città.

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Ci infiliamo sotto alla chiusa del Bassanello, incalzate da una telefonata che arriva per invitarci a proseguire lungo il canale di Battaglia, prima che la chiusa venga appunto richiusa. La saracinesca, in questo incrocio di vie d’acqua, viene aperta su richiesta e per breve tempo. Il dislivello si fa ancora sentire e l’entrata nel canale ricorda a qualcuna la discesa sullo Stella di un paio di anni fa, una leggera impressione di fare rafting, soprattutto perchè il canale inizia subito con una curva. Subito dopo inizia il tratto del canale dritto con argini alti e pieni di arbusti, canne e piccoli alberi. Alla ricerca di un posto dove attraccare per il pranzo, ci fermiamo su un rudimentale pontiletto vicino ad un salice piangente. Il contesto sembra quasi perfetto, o almeno molto meglio di quanto visto fino a quel punto: un ponte romano, una villa cinquecentesca, il salice che promette ombra … Salendo sulla strada, un residente di una delle case a fianco alla villa si ferma accortosi della nostra perplessità su dove stendere il telo per il pranzo, e ci invita nel suo giardino, ci offre birra e acqua fresche e ci lascia pranzare sulla sua terrazza. Scarichiamo quanto occorre per il pranzo. Marzia porta una grande terrina dove abbiamo preparato l’insalata mista, nel procedere sulla stretta trave che consente di raggiungere la riva, si gira per avvisare le altre di fare attenzione e, ovviamente, piomba direttamente nel canale. Nessun lamento, ci raggiunge solo il suo richiamo deciso perché qualcuna raccolga la terrina di insalata che lei regge abilmente con le braccia alzate fuori dall’acqua.

La recuperiamo bagnata e infangata fino alla pancia, ha un gran livido sul braccio e la coscia sinistra e l’avambraccio è tutto graffiato, una doccia improvvisata e un po’ di disinfettante e il gioco è fatto. Non ha perso l’appetito e nemmeno la voglia di vogare!

    
  

Dopo una pennichella affrontiamo l’ultimo paio di chilometri fino a Mezzavia, il nostro quartiere per la notte. un pontile in legno e bricole ci consentono di attraccare in sicurezza e di progettare una cena in riva all’acqua. Dopo la doccia in agriturismo, raggiungiamo nuovamente le barche, Cristina prepara un sontuoso risotto di zucchine e un ottimo zazichi accompagnato da pane, formaggio, salame e vino, ovviamente. Si alza un vento inatteso che rinfresca l’aria e ci induce a mettere le maniche lunghe. Saranno i Colli Euganei che annunciano la loro presenza ormai vicina.

Siamo partite! Dalla Giudecca a Padova

  

Partenza quasi perfetta, le barche sono in acqua con un ritardo scandaloso di 1 minuto! Salutiamo i pochi soci della Remiera pronti a salutarci la mattina presto e iniziamo la nostra vogata verso i Moranzani con un bel “borin” laterale che dà parecchio fastidio. Ma tutto sommato ci sembra accettabile soprattutto perché pensiamo a quanto avremmo bramato un po’ d’aria nel caldo che ci stava aspettando sul fiume. A Fusina ci raggiungono le mestrine della squadra odierna, Michela, Silvia e Daniela.

  

Abbiamo prenotato l’apertura di ponti e conche di navigazione, tutto fila liscio e la Riviera del Brenta si rivela in tutto il suo splendore. Dopo le bellezze delle ville e dei paesi rivieraschi – straordinaria Villa Foscari “la Malcontenta” dall’acqua, il susseguirsi di ville e chiesette a Oriago e Mira – passiamo la zona colpita dal tornado e rimaniamo impressionate dalla distruzione tanto circoscritta quanto desolante: vediamo case totalmente distrutte a fianco ad altre che dall’esterno non sembrano aver subito danni.

  

Ci impressiona anche la velocità con la quale sono stati intrapresi i lavori di ricostruzione: a un mese di distanza vediamo già i cantieri aperti.

Procediamo spedite e all’una passiamo la conca di Dolo: non ci sembra strano essere servite invece di collaborare al lavoro di apertura e chiusura delle porte delle conche come succedeva sul Tamigi. Il segreto è che qui è tutto automatizzato e a manovrarle, in più di un’occasione, sono giovani donne. Superata la conca ci accostiamo e stendiamo il telo sull’erba per il pranzo e il pisolino.

  
  

Finiamo il pranzo ai Mulini di Dolo con caffè (di tutti tipi ma rigorosamente shackerati), e ci facciamo rinfrescare dal rumore dell’acqua che muove la vecchia ruota.

Proseguiamo lungo i meandri sinuosi del Medoacus major, così veniva chiamato il ramo principale del Brenta nel Medioevo, quello che oggi è solamente una via di collegamento fra Padova e Venezia, a dire il vero anche poco frequentata visto che dopo i Moranzani abbiamo incontrato solamente una imbarcazione: il Burchiello. Il Brenta attuale, a Strà, prende la via di Chioggia, dove va a sfociare dopo l’ultima diversione attuata a metà ‘800.

Passiamo anche la conca di Strà e ci infiliamo nel canale Piovego, che ci ricorda i conflitti fra padovani e veneziani per il governo del territorio. Cinque chilometri dopo superiamo anche la conca di Noventa Padovana, un piccolo salto d’acqua rispetto a quelli superati finora, e poi ancora un piccolo sforzo per raggiungere l’agriturismo La Scacchiera sulle sponde del canale alle porte di Padova. Fa veramente caldo e dopo 38 chilometri a remi è impagabile il piacere di una doccia fresca. Ma prima bisogna conquistare la sommità dell’argine invasa da piante e arbusti. Ci viene incontro un ragazzo fornito di decespugliatore e attrezzo per ripristinare la scaletta presente sulla riva, ma scomparsa nell’oblio e nell’abbandono della via d’acqua. Nel grande edificio rurale sono ricavati molti spazi per gli ospiti e per le attività della fattoria didattica, prenotiamo la cena, ci raggiunge anche Andrea Giubilato con le verdure biologiche della sua azienda, che abbiamo ordinato per il viaggio. E poi ancora una sorpresa: Maurizio Uliana della remiera di Padova viene a salutarci a fine cena e ad accordarsi per il giorno seguente: sarà il nostro Cicerone.

2015 Brentana

Dopo la trasferta sul Tamigi dell’anno scorso, per l’edizione del viaggio 2015 abbiamo scelto acque locali, il 9 agosto partitiremo per il quinto viaggio di Un Po … di donne, e questa volta tocca a Brenta e Bacchiglione per esplorare l’hinterland della Laguna Veneta.

L’equipe di quest’anno è fatta di molte amiche che hanno partecipato già alle edizioni precedenti: Colleen, Giò e Luana hanno preparato tutta la logistica, prenotati pernottamenti, aperture di chiuse e ponti e, ahimè, verificato la navigabilità del percorso perché attraverseremo la Riviera del Brenta che, fra Dolo e Mira, è stata colpita da una fortissima tromba d’aria solo un mese fa.

Cri anche quest’anno ci accompagna con il bragozzo, e poi Marzia, Lucia, Orietta, Alessandra, Sibylle, Silvia, Claudia, Michela, Elena, Nan, Maggie e due “new entry” Silvia e  Daniela, benvenute!

La barche sono lavate, i bagagli stivati: tutto pronto allora, si parte!