2018 Regata su Gajete in Croazia

 

Un Po di donne 2018: c’’è un po’ di indecisione sul viaggio di quest’anno, abbiamo tante idee ma sono molti anche gli imprevisti che tolgono attenzione al nuovo progetto.
Lasciare che il tempo faccia il suo corso si rivela comunque propizio a una nuova esperienza.
Anzi due.
All’inizio di agosto un gruppo di cinque donne, Orietta, Marzia, Nan, Maggie e Sibylle partono per Betina in Croazia per partecipare alla regata di donne su gaiete. Altre dodici, Aida, Michela, Lucia, Daniela, Colleen, Orietta, Marzia, Monica, Silvia, Claudia, Luana e Cristina partecipano al viaggio lungo il fiume Sile.

Betina
IMG-20180803-WA0018Il 5 agosto in Croazia è festa nazionale, è la giornata della Vittoria e del Ringraziamento anniversario dell’operazione militare del 1995 che riconquistò i territori contesi dalla Serbia. Ma la regata delle donne su gaiete non è legata per fortuna a questa ricorrenza. A Betina, un piccolo borgo marinaro sull’isola di Murter, fino al 1979 era tradizione organizzare la regata di voga in piedi su gaiete, poi caduta in disuso e ripristinata dopo la guerra, nel 2012 durante le giornate della Bragagna, grazie al sostegno del Museo di Betina. Per la regata si usano le barche tradizionali utilizzate per la pesca. Sono barche massicce, in legno, armate con vela e remi. Per l’occasione vengono alleggerite di reti, albero e vele, e adattate per la sola voga. I remi sono robusti e pesanti, non è semplice l’impugnatura, soprattutto per mani femminili. Il contatto con il comitato organizzatore di Betina, viene dalle donne di Pirano che già l’anno scorso avevano partecipato con Orietta all’evento, lanciando la proposta di fare un equipaggio piranese e uno veneziano per l’anno in corso. Come non accogliere un invito simile? Le cinque veneziane raggiungono Spalato in aereo e poi Betina con un taxi, Ugo, Gigi, Paola, Ester partono in auto per Pirano e proseguono il viaggio insieme alle amiche piranesi. Appuntamento per tutti il 2 agosto per provare equipaggi e dotazioni tecniche, visitare alcune isole delle Cornati e infine gareggiare.
Il 5 agosto nel tardo pomeriggio infuocato, 9 equipaggi si sfidano su altrettante gaiete. La competizione fra veneziane e betinesi è serrata, il nostro equipaggio si aggiudica il primo posto con un vantaggio minimo. L’atmosfera delle giornate croate è sempre festosa. Come si dice a Venezia, l’acqua unisce arcipelaghi lontani e diversi, chi condivide la cultura di mare ha in comune il sapore del sale, l’intensità del vento e la stella polare.

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19 agosto: Cavallino – Venezia, Giudecca

Ci siamo date appuntamento alle barche alle 7,30 per partire alle 8,00. La sveglia nelle diverse case suona per tutte alle 6,00.

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E’ l’ultima tappa, le previsioni meteorologiche annunciano vento e temporali già dal pomeriggio, è saggio partire in tempo per arrivare alla Canottieri Giudecca per l’ora di pranzo.

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Il programma è convincente, ancora di più perché in sede siamo attese da famigliari e amici impegnati ai fornelli, tanto quanto noi ai remi. Abbiamo una iniziale incertezza nella scelta del percorso: facciamo il canale di Pordelio e poi la bocca di Porto con vento e corrente a sfavore oppure il canale di Treporti e seguiamo il Passaora di Sant’Erasmo che allunga il percorso ma è più protetto? Nel decidere nasce un po’ di tensione fra chi ha idee contrastanti, è l’ultimo giorno, è comprensibile che la stanchezza porti all’insofferenza. Ma non cediamo all’orgoglio, siamo pronte a lasciare andare, l’obiettivo non è quello di far vincere una tesi o l’altra, ma di concludere il viaggio senza incidenti, in armonia. Per superare questo momento di imbarazzo, ci arriva un aiuto inaspettato e quanto mai simpatico e affettuoso. Ci telefona Gigi, ci sta venendo incontro a bordo del suo cofano insieme a Paola, ci raggiunge alla bocca del Pordelio per farci strada sopra la secca del Bacan di fronte a Sant’Erasmo. Dice che l’alta marea ha sufficiente acqua per le nostre barche, ci accompagna.

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Il vento è abbastanza teso da farci rimanere concentrate ai remi, inizia anche a piovere, ma per fortuna è solo una nuvola di passaggio. Anche parte del nostro staff, Silvio e Dino con le rispettive barche a vela, sono rientrati in laguna per accoglierci. Vista la situazione meteo optano per sistemare le barche e attenderci alla Canottieri con la tavola imbandita. Alla Torre Massimiliana di Sant’Erasmo ci fermiamo per onorare Gigi e Paola che stappano una bottiglia di prosecco, forse due. E’ faticosa questa ultima tappa con marea e vento a sfavore, ma il brindisi a sorpresa riporta il buonumore. Abbiamo il tempo necessario per raccontare qualche aneddoto del viaggio, ci raggiugono echi di articoli e passaggi alla radio e alla televisione soprattutto sui media sloveni. Andiamo, abbiamo voglia di terminare anche questo nostro settimo viaggio. Risaliamo in barca e affrontiamo la forte corrente davanti a Sant’Andrea, costeggiamo l’isola della Certosa, attraversiamo il canale delle Navi cavalcando onde sempre più alte e poi entriamo nel canale di Quintavalle e finalmente in Bacino San Marco.

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E’ sempre una meraviglia questa città, anche sconquassata dalle onde, vilipesa dall’indifferenza e dall’ignoranza: attraversarla a remi, dopo chilometri di stupendi paesaggi marini, rurali e lagunari,  significa riprendere contatto con la sua essenza. Alzaremi, alzaremi: davanti alla Canottieri Giudecca sentiamo l’applauso e l’invito festoso a raggiungere la riva. Saluti, abbracci, sorrisi: tutti in fondo in questa settimana hanno vogato insieme a noi, c’è anche la famiglia Chiarentin che ha spedito le nostre caorline a Pirano, ci sono le amiche che non hanno potuto partecipare al viaggio, i mariti e compagni che ci hanno sostenute da lontano, i soci della canottieri che hanno sa subito appoggiato la nostra iniziativa. Ci sono anche Ugo ed Ester, consegnano ad ogni vogatrice un bellissimo ricordo del viaggio, in legno, personalizzato, preparato da  Ugo. Ester ci racconta che nella loro casa di Lignano segatura, polvere e rumori hanno messo a dura prova la pazienza dei loro vicini.

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E’ difficile oggi salutarci, lasciare partire le nostre amiche piranesi, ci attardiamo attorno alla tavola sempre piena di cose buone, che allietano anche il triste momento del commiato. Lo facciamo con tristezza perché il viaggio è finito, ma anche con allegria perché il progetto è riuscito e abbiamo un appuntamento, a breve, in Canal Grande per il corteo della Regata Storica. Care donne, a presto!

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18 agosto: Caorle – Cavallino

Siamo in piedi alle 6,30, ci sveglia un profumo intenso di brioche appena sfornate. Claudia ci vizia ma sa anche come stuzzicarci e farci saltare giù dal letto senza esitazioni. Alle 8 già ai remi. Silvia è arrivata da Venezia giusta in tempo per salire in barca ancora per questa giornata. Ognuna di noi riesce a creare degli incastri compatibili con gli impegni di lavoro e famiglia.

Superiamo la foce della Livenza, poi il canale Commessera e Canalon. La giornata si presenta calda fin dalla partenza, Brian e Torre di Fine sono presto raggiunte e superate, non c’è incertezza lungo l’idrovia. Ogni tanto il paesaggio diventa famigliare, laddove il ricordo riporta un incontro particolarmente significativo, come a Brian, quando 4 anni prima eravamo scese all’ombra dei pioppi nel giardino dell’Agriturismo Di là dal fiume e incontrato le tre simpatiche sorelle che lo gestiscono.

A Torre di Fine arriviamo in un momento e poi, percorso il canale Revedoli, sbuchiamo nel letto del Piave. E’sempre una emozione passare da un ambiente all’altro, è come se  l’ampio letto del fiume e il mare poco lontano attirassero i nostro scafi, come alberi trasportati dalla corrente. Davanti a noi si apre il porto di Cortellazzo, abitato da pescatori e vacanzieri. Susy, che gestisce la marina del porticciolo, ci indica dove poter approdare, ci immortala in una bella foto di gruppo e ci offre qualcosa da bere. L’atnosfera è talmente piacevole che ci attardiamo in racconti e promesse di nuovi incontri, il tempo vola e dobbiamo tornare ai remi. Non avremmo voglia perchè il Canale Cavetta è una linea retta dentro ad argini pieni di sole, che ostacolano ogni spiraglio di vento. Ma dobbiamo andare, la pausa pranzo è decisa a Jesolo Paese. In effetti non è male sostare nei giardini pubblici in riva al fiume SIle Piave Vecchia. C’è la fontanella d’acqua, il prato sotto l’ombra di alti alberi. E soprattutto, superato appena il ponte sul corso d’acqua, la gelateria Lovat, una favola di sapori tradizionali e gusti originali per chi ama lasciarsi sorprendere, tutti preparati con grande cura e scelta di prodotti genuini.

Toniamo in barca e proseguiamo lungo il letto del fiume fino alle conche del Cavallino. Anatre e aironi, cigni e cannaiole, tarabusi e gallinelle: ad osservare  ed ascoltare attentamente si possono individuare tanti abitanti del fiume. Quando sulle rive appaiono le grandi bilance alzate sopra all’acqua sappiamo che le antiche Porte del Cavallino non sono lontane. Eccoci infatti, attendiamo che il grande sipario si apra sulla conca e ci lasci transitare dal fiume al canale per poi raggiungere la laguna. Qui ci sono ancora le antiche tariffe che le imbarcazioni dovevano pagare ai tempi della Repubblica veneziana.

Arriviamo a Cavallino alle 18,30, coperte dal nostro sudore, stanche per l’afa. Antonio, presidente della locale remiera ci accoglie dandoci indicazioni di dove lasciare le barche e ci consente di ricoverare la nostra attrezzatura nei locali della società. E’ sempre piacevole l’accoglienza e l’amicizia stretta lungo le vie d’acqua, un appoggio sicuro e prezioso. La logistica per la notte prevede tre gruppi in tre case diverse accolte da parenti e  amici e Cristina che come sempre dorme nel suo inseparabile bragozzo. Prima del commiato ci sediamo alla tavola della pizzeria Laguna che ci serve 4 metri di pizza, saporita: sarà in onore della lunghezza dei nostri remi? In ogni caso molto apprezzata, buonanotte allora a chi dorme da Bruna, da Luciana e dalla famiglia Busetto e anche a Cri nel suo Moretto..

 

 

 

 

 

 

 

17 Agosto: Vallevecchia – Caorle

L’appuntamento per colazione è alle 8,30, oggi possiamo partire con calma, visto che da Vallevecchia a Caorle sono solo una decina di chilometri. Abbiamo solo una iniziale esitazione sulla possibilità di raggiungere la selvaggia spiaggia di Vallevecchia a piedi oppure se partire in barca e uscire in mare a Falconera per fare in bagno. Scegliamo la seconda ipotesi, ci mettiamo all’ancora sulla bocca di porto del canale Nicesolo, la corrente è notevole e l’idromassaggio assicurato.

Ritorniamo dentro alla laguna di Caorle, cigni e cormorani restano indifferenti al nostro passaggio. Lungo le rive, gli ampi canneti abbracciano isolotti, che i caorloti chiamano sope, dove i pescatori hanno costruito i loro casoni. Questi non sono più abitati, ma la maggior parte è ancora utilizzata come base per la pesca. Piccole barche e reti, remi e pali, l’atmosfera è quella di tempi andati. Lungo il canale Saetta cerchiamo un approdo per la pausa pranzo, scegliamo il pontile di Falconera, accanto alla foce del Lemene. dove passa la pista ciclabile europea che segue la costa Adriatica.

Siamo indecise se rimanere sulla riva accanto alle barche, o andare oltre l’argine sotto gli alberi. A poca distanza dall’acqua troviamo dei salici piangenti, l’ombra e l’intimità create dalle loro fronde che arrivano fino a terra è invitante.

Il caso vuole che ci troviamo proprio di fronte alla casa di campagna di un’amica di Anna. Manuela, l’amica in questione, è a casa e ci invita nel suo giardino con piscina. Il pomeriggio assume la leggerezza e la rilassatezza della vacanza: un tuffo in piscina, un bicchiere di Prosecco, entrambi freschissimi, un caffè e un ghiacciolo. Non facciamo nessuna fatica ad adattarci alla piacevole vita di terra. La campagna intorno alla casa si estende per chilometri, le valli da pesca altrettanto. Siamo immerse in una pace irreale, per un momento ci scordiamo la nostra impresa. Manuela però si informa sul programma del viaggio e ci riporta alla realtà.

Alle 16,30 torniamo alle barche e partiamo verso Caorle, dove siamo attese a casa di Claudia da Colleen, Giovanna, Lucia e  Alessandra arrivate da Venezia. Che cosa spinga Claudia ad aprire la propria casa a 20 donne, a riempirla di letti sfrattando i familiari per una notte, a preparare la cena, a fare lavatrici delle nostre magliette e gonne sudate, non è completamente chiaro. Di certo l’affetto che circola nel gruppo è palpabile. Ed è chiaro anche quanto ognuna ha dato del proprio tempo, della propria energia, delle proprie capacità, per rendere possibile un progetto tanto coinvolgente.

La cena nel giardino di Claudia è una festa, un momento di accoglienza e commiato: Colleen e Giovanna sono venute a salutarci e hanno accompagnato Alessandra e Lucia che si fermano a vogare. Da Pirano sono arrivati Zvone, Milka e Branka, quest’ultima proseguirà il viaggio, mentre Andreja e Gabrjela ritorneranno a casa. Grazie Claudia! Sei impareggiabile per la tua ospitalità, anche perchè non dimentichiamo che ci avevi accolte anche nel 2012, durante il nostro secondo viaggio.

16 Agosto: Grado – Bibione – Vallevecchia

Se l’attraversata in mare è stata tranquilla e senza traffico di navi (era una buona idea partire a Ferragosto), come entriamo in laguna ci ritroviamo circondate da una miriade di imbarcazioni a motore che ci guardano con curiosità e ci fanno pure i complimenti. Peccato non abbiano nessuna intuizione sul fatto che ci rallegrerebbe altrettanto se rallentassero.

La sosta al santuario mariano è stata piacevole, una pausa di silenzio nella concitazione della folla che troviamo a Grado. Chiediamo di anticipare la colazione per partire relativamente presto. Ci aspetta una giornata impegnativa, abbiamo dovuto aggiungere molti chilometri alla tappa giornaliera, per questioni logistiche. L’incognita della traversata in mare infatti, ci ha indotte a cercare delle sistemazioni duttili, adattabili a eventuali cambiamenti di data legati alle condizioni meteorologiche. Dunque barche a vela, ostelli e case di amici e conoscenti si sono rivelate, in questo viaggio, le sistemazioni ideali.

Partiamo perciò alla volta di Grado, dove troviamo Nataschia e Sara che ci accompagnano per un tratto con la loro mascareta. Nataschia infatti ci saluta qui, indicandoci il canale verso Venezia, la laguna di Grado è un dedalo di canali.

I primi chilometri sono particolarmente piacevoli, si seguono le briccole che segnano le vie d’acqua fra un isolotto e l’altro, ognuno con il suo casone ancora coperto dal tetto in canna palustre. Le reti da pesca segnalano in modo inconfondibile I bassi fondali coperti da folte praterie acquatiche. Sono visibili le ampie curve della Litoranea, cerchiamo di tagliare sopra secca, andiamo a intuito. Cerchiamo di inseguire un pescatore, che sta controllando le reti da posta, per chiedere consiglio, ma riceviamo come risposta solo una brusca virata e un repentino allontanamento.

Marano e Lignano si stagliano sulla nostra strada, punti cardinali l’una verso la terraferma, l’altra verso il mare. Noi dobbiamo puntare verso sud, restando in mezzo alle due città. Abbiamo qualche incertezza, ma poi scegliamo di alternare tagli sopra secca a tratti  in canale. Il sole brucia oggi, non da tregua. Vorremmo fermarci oltre il Tagliamento, alla conca di Bevazzana, memori di una riva ombrosa utilizzata durante il nostro secondo viaggio. Ci fermiamo qualche chilometro prima, in paese, proprio vicino alla chiesa dove troviamo un prato all’ombra di pini e lecci. Ugo ed Ester ci vengono a salutare, stanno seguendo il nostro viaggio con particolare attenzione e partecipazione emotiva, li sentiamo quasi tutti i giorni. Del resto Ugo e Gigi sono fra gli amici veneziani che hanno sostenuto il progetto delle donne Piranesi fin dall’esordio.

Quando appoggiamo i remi in barca e i piedi a terra, siamo davvero stremate. Ma la pausa del pranzo ci restituisce energia. In verità, a noi Veneziane, da molta forza la determinazione delle nostre compagne Piranesi. Si sono messe ai remi e in viaggio con disponibilità e serenità ammirevoli. Se la nostra esperienza nella voga alla veneta è indubbiamente maggiore, il loro spirito di adattamento e la loro resistenza sono  ingredienti di traino per tutto il gruppo.

Ripartiamo, dunque, consapevoli di avere davanti ancora un paio d’ore di voga. Il canale di Lugugnana con i suoi argini e canneti è una via inconfondibile verso Bibione e la sua laguna. L’argine di Vallevecchia poi ci accompagna fino alle 19. Sembra non finire mai questa giornata, ma c’è sempre qualcuna che, nei momenti più faticosi, cerca di sviare l’attenzione con qualche racconto spassoso o qualche canto stonato e altrettanto divertente.

Raggiungiamo finalmente lo spazio acqueo al Mazarak, leghiamo le barche e scarichiamo i bagagli.

Decidiamo di fermarci a prendere una pizza sulla strada che porta all’ostello, senza cambiarci per la cena. Sarebbe troppo faticoso coprire a piedi il chilometro di distanza fra l’argine dove sono ormeggiate le barche e dove è situata la pizzeria e l’ostello, per poi tornare indietro a cena. Dopo oltre 45 chilometri di voga è meglio concedersi la cena a un’ora ragionevole. E’ la scelta giusta: cibo e bevande fresche riportano il buonumore  e riusciamo a finire la serata raccontando aneddoti dei precedenti viaggi, ovviamente quelli più divertenti. Da Pirano intanto ci raggiunge Elettra, accompagnata da Miha. Massimo invece è venuto a prendere Claudia, Maggie e Silvia che tornano a casa.